L I V E – R E P O R T – D A N Z A
Articolo di Mariolina Giaretta
Una produzione scintillante, valorizzata dalla virtuosità dei ballerini, che si può vedere più e più volte senza mai stancarsi. Una vera e propria festa danzante in cui solisti e corpo di ballo si esibiscono in una grande varietà di ensemble e pas de deux: è Don Chisciotte, per la coreografia di José Martinez, il balletto in scena in questi giorni al Teatro Massimo di Palermo.
Dal capolavoro letterario di Miguel de Cervantes giungendo alla danza classica, Don Chisciotte continua a incantare il pubblico affermandosi come simbolo della tensione tra sogno e realtà. Il suo messaggio di follia, speranza e fedeltà ai propri ideali si risolve, nel linguaggio coreutico, in rivelazione universale capace di attraversare epoche e culture. L’intensità narrativa e il virtuosismo tecnico creati dai diversi coreografi conferiscono grande valenza all’opera.

Il romanzo El ingenioso hidalgo Don Quijote de la Mancha, pubblicato tra il 1605 e il 1615, illustra le imprese del nobile gentiluomo che, suggestionato dalla lettura di numerosi romanzi cavallereschi, parte alla ricerca di avventure accompagnato dal contadino Sancho Panza, eletto a suo fedele scudiero; se quest’ultimo cerca di rimanere aggrappato al senso della realtà, Don Chisciotte, nel suo stravagante mondo immaginario, affronta diverse peripezie e, come tutti i cavalieri erranti, dedica alla sua chimerica dama, Dulcinea del Toboso, le proprie imprese.
Le prime versioni del balletto ispirate alla storia di Don Chisciotte nascono nel Settecento, ma solo nell’Ottocento la vicenda di Basilio e Quiteria assurge a centralità scenica: nel 1801, con Les Noces de Gamache di Louis Milon il grande Auguste Vestris danza nel ruolo di Basilio; nel 1837 August Bournonville mette in scena Don Chisciotte alle nozze di Gamache da lui danzato a Copenaghen al fianco di Lucile Grahn e, nel 1843, Salvatore Taglioni presenta Le avventure di Don Chisciotte al Teatro Regio di Torino.

L’adattamento che consacra Don Chisciotte nel repertorio classico è però quello firmato da Marius Petipa su musica di Léon Minkus, andato in scena al Teatro Bol’šoj di Mosca il 26 dicembre del 1869. L’opera è imperniata sull’amore del barbiere Basilio e della bella Kitri, nome con cui il coreografo ribattezza il personaggio di Quiteria. Petipa, che aveva soggiornato a lungo in Spagna, introduce diverse danze del folklore iberico quali jota, seguidilla e fandango, accanto a squisite variazioni classiche tra cui quella di Dulcinea nell’atto bianco del giardino delle Driadi, dove sogno e realtà si intrecciano in un sospeso candore lunare. La prima versione, pensata per il popolare pubblico di Mosca, era comica, vivace e ricca di effetti spettacolari. Sono seguite poi numerose letture coreografiche tra cui quelle eccellenti di Lifar per l’Opéra de Paris, di Balanchine per il New York City Ballet in cui egli stesso interpreta Don Chisciotte, di Nurejev per la Staatsoper di Wien, di Baryshnikov per l’American Ballet Theatre.

La versione presentata al Teatro Massimo di Palermo, in co-produzione con l’Opéra National de Bordeaux, è quella di José Martinez, coreografo di elegante scrittura coreica, ripresa dal libretto di Petipa. Martinez, oggi a capo del corpo di ballo dell’Opéra de Paris, è stato invitato dal direttore della compagnia di danza del Teatro Massimo, Jean Sébastien Colau, per rimontare, in collaborazione con i suoi assistenti, il giocoso balletto e far così godere al pubblico palermitano la sognante e lirica follia dell’hidalgo spagnolo. Il risultato è uno spettacolo inebriante, un tuffo nel cuore della Spagna. Il cavaliere coraggioso ed eccentrico, accompagnato dal fedele Sancho Panza, dovrà aiutare i giovani Kitri e Basilio a coronare il loro sogno d’amore. Nel corso dell’avventura, tra fughe, inganni e travestimenti, si assiste alla danza infuocata dei toreros, a una giocosa festa di zingari, alla singolar tenzone di Don Chisciotte che sfida i mulini a vento e sogna di incontrare l’amata Dulcinea, per finalmente concludere con il festoso matrimonio di Kitri e Basilio.
Ogni episodio fornisce l’ottimo contesto per esibire un corpo di ballo nell’eccellenza delle sue potenzialità, con solisti di solida qualità tecnica e interpretativa, incorniciati in un allestimento accattivante dai caldi colori mediterranei.

“Basandomi sulla coreografia originale di Marius Petipa e sulle diverse versioni che ho avuto occasione di danzare (Nurejev, Baryshnikov, Gorski), mi è sembrato importante mantenere la struttura coreografica del balletto, ma ho voluto dare una sfumatura più poetica al personaggio di Don Chisciotte e alla sua ricerca dell’amore perfetto incarnato da Dulcinea. Allo stesso tempo, era necessario avvicinarsi il più possibile all’essenza della danza spagnola. Ritengo molto importante che la produzione di Don Chisciotte da parte di un coreografo spagnolo, pur essendo una versione del classico russo-francese, sia realmente rispettosa della cultura e della tradizione del mio paese”. Così scrive José Martinez sulle note del programma di sala sottolineando la propria volontà di avvolgere la scena con movimenti sempre effervescenti, puntualizzati dai mirabili pas de deux con variazioni e coda interpretati da una brillante e impeccabile Martina Pasinotti, Kitri, affiancata dal capace e brioso Michele Morelli, suo amato Basilio. Accanto a loro ecco le danze dei toreros con il matador Espada, l’accattivante Diego Mulone, in coppia con la seducente Mercedes di Aurora Mostacci. E ancora i movimenti intriganti dei gitani capitanati da un eccellente Dennis Vizzini, quelli comicamente ammiccanti alla nobiltà pretestuosa del ricco Gamache, lo spassoso Andrea Mocciardini, infine raggirato con l’aiuto del nobile Don Chisciotte ben disegnato da Diego Millesimo che, con il suo scudiero Sancho, il divertente Francesco Curatolo, renderà finalmente possibili le nozze tra Kitri e Basilio. Raffinata l’esecuzione del sogno delle Driadi, con un corpo di ballo femminile ineccepibile, guidato dalla presenza di Dulcinea, una superba Carla Del Sorbo, affiancata dal gioviale Cupido di Francesca Davoli. Gradevoli tecnicamente e perfette nella loro sincronicità le due amiche di Kitri, Arianna Cipolla e Ludovica Capozzoli.

Con l’intelligenza e le capacità che da sempre possiede nel condurre il suo corpo di ballo, facendolo crescere e affinandolo a livelli divenuti oggi internazionali, Jean Sébastien Colau ha voluto dividere le sei recite con cast diversi, concedendo quindi la possibilità ai suoi danzatori di avvicendarsi nelle parti dei protagonisti: si alternano così la pregevole Yuriko Nashihara e la spumeggiante Giulia Neri, nel ruolo di Kitri, accompagnate rispettivamente dal Basilio affascinante di Alessandro Cascioli e quello virtuoso di Alessandro Casà. La bellissima scenografia, ideata da Antonella Conte e gli incantevoli costumi firmati da Mario Celentano hanno valorizzato, sostenuti anche dai bei disegni illuminotecnici di Bruno Ciulli, le peripezie della vicenda. L’orchestra è diretta in maniera inappuntabile, dall’energica e pregevole Mojca Lavrenčič.
Il pubblico, festante, ha apprezzato e applaudito a lungo la compagnia di ballo del Teatro Massimo.



Photo Credit © Rosellina Garbo




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