R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ogni volta che ascolto un nuovo disco, soprattutto italiano, mi immergo a pensare a come renderà dal vivo, poi mi ricordo del periodo storico in cui viviamo e mestamente mi ridirigo sui binari della realtà e provo a concentrarmi su questi nuovi meccanismi. La promo oggi non può di certo essere lo showcase, gli album escono in punta di piedi dai social, dove scopro da un post che introduce il singolo Appesi alla Luna che un nuovo lavoro degli Zen sta uscendo, mentre imperversano gli ascolti su Spotify o Amazon Music. E intanto che cerco consolazione perché non so quando potrò di nuovo sudare in mezzo alla folla di un live, la trovo commuovendomi mentre la voce di Andrea Appino mi grida nelle orecchie un po’ di rabbia, un po’ di chirurgica analisi della realtà, un po’ di ricordi di fanciullezza e di illusioni di libertà a cui siamo ancora immancabilmente aggrappati.
Non sono mai stata una fan estrema del Circo Zen, sebbene io li abbia sempre apprezzati e seguiti, quanto una grande estimatrice del cantautore Appino, il grande paroliere, il ragazzo dal sorriso ammaliante e dall’accento squisitamente e odiosamente toscano, dalla voce inconfondibile che mi procura sempre una stretta al cuore ed un brivido lungo la schiena non appena le mie orecchie ne percepiscono il timbro.

L’ultima casa accogliente, uscito per la Universal il 13 novembre, non è di certo il capolavoro della band toscana, nessuna novità stilistica spicca rispetto ai precedenti album, le sonorità fanno parte del loro brand ormai collaudato e sempre vincente, soprattutto tra i più giovani. Alcuni brani, sebbene di alti contenuti come Bestia Rara non trasmettono grandi brividi e capita anche di trovare un po’ di banalità come nell’intercalare di Ciao sono io. 2050, per quanto sia senza dubbio un pezzo molto live e trascinante, ha il familiare sapore del già ascoltato che ti accompagna per quasi tutto il tempo, fino a un sussulto che ti scuote nell’ultima strofa urlata alla Motta. Detto ciò, e precisando che non li trovo necessariamente difetti ma semmai un riflesso della loro attuale essenza, l’album è avvolgente, liberatorio, sincero. Se lo stile non regala sempre particolari virtuosismi, i testi invece sono i più profondi di sempre. Il disco parte alla grande con Catrame. La voce nuda di Andrea, canta come un bimbo rabbioso canterebbe una filastrocca, ci smonta pezzo per pezzo le nostre finte certezze, mostrandocele e disilludendoci per poi chiudere con una geniale semi citazione dei CCCP “sei tu chi può odiarti di più”.
Appesi alla luna è invece uno di quei pezzi che impari a memoria dopo tre ascolti, che parte lieve per poi trasportarti in un crescendo di emozioni contrastanti. Come se provassi amore credo diventerà un inno, da cantare ad occhi chiusi e con le lacrime che si incastrano tra le ciglia. Non è una nenia densa di drammaticità che mi rimanda più al cantautorato solista di Appino “non è l’amore a farci a pezzi non è il dolore a scrivere versi non è la voglia di farmi male”. Cattivo non ha bisogno di ulteriori riflessioni, testo meraviglioso, brano che forse resterà tra le migliori b-side “sono quello sul palco, là in mezzo a cantare ma non tengo il tempo, ritmo maledetto. Un sedicesimo di me è quello che hai dentro… Eh già lo so ti aspettavi di più, quello che vuoi da me è quello che non hai tu”.
E poi arriva l’epilogo, il momento di maggiore coinvolgimento e tensione, il brivido. La title track parte con una chitarra malinconica che introduce la batteria di Karim, le note vibranti di basso di Ufo e le atmosfere psichedeliche ci fanno viaggiare in uno stato catartico finché una voce rabbiosa ci ridesta sferzandoci quello che le nostre anime imprigionate urlano in silenzio “nessuno mi capisce ma non è colpa mia, io cosa posso farci”.
L’ultima casa accogliente abbraccia una vena più introspettiva degli Zen, discostandosi apparentemente dal loro essere intimamente punk, mantenendo fedelmente l’anima ribelle che sempre li ha contraddistinti. Questo album è la massima espressione dell’artista che osserva il mondo da una finestra sulla quale la sua immagine si rispecchia, in tutta la sua umana fragilità.

Tracklist:
01 Catrame
02 Appesi alla Luna
03 Come se provassi amore
04 Non
05 Bestia rara
06 Ciao sono io
07 Cattivo
08 2050
09 L’ultima casa accogliente