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Cinzia D’agostino

Giorgio Ciccarelli – Niente demoni e Dei (Santeria Records/Le Siepi Dischi, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

È arrivato il momento anche di Niente demoni e Dei in uscita il 29 ottobre per Le Siepi Dischi, un album che i due singoli Conto i tuoi passi e Non credo in Dio, trasmessi in anteprima tra aprile e giugno, ci hanno fatto da subito presagire, senza aprire lentamente il sipario. Il terzo disco di Giorgio Ciccarelli infatti, lancia da subito l’ascoltatore senza alcun freno, in caduta libera, verso quel vuoto che fa paura per il timore dell’imminente impatto con la terraferma. Brano dopo brano, passati gli attacchi di panico, l’angoscia si tramuta, per sopravvivenza, prima in euforia e poi in lucidità, quella lucidità che ti fa ora distinguere ogni particolare con estrema chiarezza, fino a che un paracadute non ti conduce dolcemente a contatto col suolo, con rassicuranti note di Piano finale.

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Pietro Berselli – Evidentemente no (Dischi Sotterranei, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Pietro Berselli, giovane cantautore bresciano, ora adottato dalla bella Padova, si riconferma uno dei talenti più sorprendenti degli ultimi cinque anni. Ricordo con molto trasporto quel suo live in Latteria Molloy che apriva il concerto a Paolo Benvegnù, rammento il mio stupore nell’ascoltare qualcosa di finalmente differente, sincero ma contornato da sonorità post rock e pezzi recitati con una tensione spiazzante. Erano i tempi del suo esordio con Orfeo l’ha fatto apposta, lavoro impareggiabile, estremamente sensibile, teatrale, oscuro. Evidentemente no esce il 3 settembre 2021 per Dischi sotterranei e non è di certo il sequel del suo fratello maggiore, nato nel 2017. E per fortuna, aggiungerei. Fermo restando che Orfeo è un disco di una bellezza travolgente, la scelta di virare verso orizzonti più “leggeri” ma sempre mantenendo un alto livello musicale è sempre indice di evoluzione, di abbandonarsi ai propri stati d’animo creando una nicchia consolatoria, divertente e canzonatoria, seppur molto profonda.

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Gian Maria Accusani – Il punto dove arriva la canzone è la riga dopo del racconto

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’Agostino

Intervistare Gian Maria Accusani, fondatore degli indimenticabili Prozac+ e degli energici Sick Tamburo, gruppi che sono oramai un’icona della scena italiana più alternativa e punk, mi ha suscitato non poca emozione, quasi un turbamento per la spiazzante intimità che si è creata, un tenero e crudele ritorno al passato, un viaggio commovente e sinceramente pulito che mi ha trasmesso più di qualsiasi concerto visto nella vita. Credo che lo spettacolo che porterà in giro per l’Italia quest’estate “da grande farò il musicista”, vi susciterà emozioni molto simili e forse ancora più forti perché i racconti saranno accompagnati dalla sua splendida musica, interpretata in acustico con la chitarra e la voce, nulla più. Un raccoglimento intenso, catartico che forse la versione uscita il 4 Giugno de Il fiore per te credo incarni perfettamente.

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Vasco Brondi – Paesaggio Dopo la Battaglia (Cara Catastrofe/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

(a Massimo)

Questa sera, parlando con un caro amico musicista, gli spiegavo perché seguo un certo tipo di musica e perché mi emoziona tanto. “Vedi Sergio, è un po’ come ammirare un ortaggio o un frutto colto dall’orto di tua figlia che lo coltiva con tanto amore. Se lo metti a confronto con quello che sfila lucido sul banco di un negozio, sembra molto più imperfetto, grezzo, ma è enormemente più buono, succoso, ti dà soddisfazione e ti appaga il palato. Stessa cosa per la musica che ascolto, magica nella sua imperfezione e capace di trasmetterti così tanto da farti tremare”. Questo è un po’ Vasco Brondi. Da quando lo seguo, ancora agli albori di “Canzoni da spiaggia deturpata”, le vibrazioni sono sempre state le medesime, ascoltare qualcosa di nuovo ma nello stesso tempo primordiale, tutt’altro che scontato e ben lungi da un prodotto ben confezionato e pronto per essere servito in radio. La sua voce non è soave, non richiama virtuosismi, ha spesso stonature meravigliose che rendono ancora più vero quello che pronuncia, trasmettendo una vibrazione ancor più intensa tra parlato e recitato.

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Giorgio Ciccarelli: Il viaggio in Occidente tra demoni e dei

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ci sono figure che ti hanno accompagnato anni che, nel loro silenzio e nella loro luminosa ombra, sono riuscite a catturare le tue emozioni e a lasciarti un forte senso di appartenenza che non ti abbandona mai. Perché quella elegante figura con la chitarra in mano che pizzica le corde con classe e grinta, ci ha sempre trasmesso un’energia trascinante, tanto forte che non abbiamo potuto fare a meno di seguirlo nei suoi percorsi. Afterhours a parte, Giorgio Ciccarelli è stato fondatore dei Sux!, artista di alto livello che si è sempre immerso in vari progetti fino al suo percorso solista che vedrà tra pochi mesi la luce del terzo disco. Intanto il 22 aprile è uscito il nuovo singolo Conto i tuoi passi, che farà parte del suo nuovo atteso album, per Le Siepi Digital. Ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con lui.

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Paolo Benvegnù – Riflessioni di un profeta misconosciuto

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’Agostino

È una fresca domenica di inizio Marzo, siamo a pochi passi dal Golfo di Salò, Lago di Garda, nella nostra casa. In una situazione normale noi e Paolo Benvegnù saremmo forse stati seduti insieme a contemplare il lago, ma riusciamo comunque a creare l’atmosfera nella nostra stanza della musica, poster, scalette, biglietti di concerti appesi e una videochiamata con Paolo, che ci risponde dallo Studio di registrazione di Gabriele Berioli a Magione (PG). Il 14 febbraio è uscito per Black Candy il suo ultimo disco, in solo ed in acustico, intitolato Delle inutili premonizioni vol. 1 – venti anni di misconosciuto tascabile, 12 tracce che ripercorrono la carriera dell’artista gardesano in un contesto raccolto, intimo ed estremamente coinvolgente. Abbiamo avuto l’onore ed il piacere di poter fare una chiacchierata in amicizia con lui, che ci ha un’altra volta illuminato della sua saggezza, scaldato con il suo affetto e la sua grandissima sensibilità.

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Giorgio Canali & Rossofuoco – Venti (La Tempesta Dischi, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

I mostri della ragione generano il sonno”.

Se avete seguito Giorgio Canali sui social da Marzo ad oggi non vi stupirete di certo del contenuto di questo nuovo disco Venti (di nome e di fatto) uscito il 4 dicembre per La Tempesta Dischi. Nulla da dire, la coerenza non è certo quel che gli manca e, a sessant’anni suonati, è un bel pregio. Se in passato i suoi album non nascevano “come fiori sugli alberi” ma solo quando lui aveva qualcosa che valesse la pena esternare, oggi una pandemia mondiale, a soli due anni dalle sue Undici canzoni di merda, ha fatto tornare il vecchio immortale a bestemmiarci nelle orecchie la sua incazzatura senza sconti per nessuno, come nel suo immancabile stile.
Volevo partire con un approccio estremamente critico, visto che lo seguo da una vita intera, prima nelle chitarre disturbate dei C.S.I. e poi nella sua famiglia Rossofuoco. Ma, sebbene quell’anarchico saccente spesso non trovi la mia condivisione nelle sue esternazioni estreme ed anche un po’ fuori moda, devo arrendermi alla sua innegabile perfezione artistica. Ma chi te lo sforna un disco di venti pezzi senza (quasi) annoiarti oggi? Dai avanti… fatevi sotto e ditemi un nome. Nonostante sia piacevolmente eterogeneo, non mancano di certo “liaisons” con brani di precedenti produzioni, Morire perché mi sembra un pezzo “scartato” dal penultimo album, Acomepidì è una “Solita tempesta” cantata senza Angela Baraldi, Cartoline Nere è una perla che sembra una b-side delle Undici Canzoni di merda; così come ci sono i sequel Dodici e Come quando non piove più

ph. Nicola Montanari

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The Zen Circus – L’ultima casa accogliente (Polydor/Universal, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ogni volta che ascolto un nuovo disco, soprattutto italiano, mi immergo a pensare a come renderà dal vivo, poi mi ricordo del periodo storico in cui viviamo e mestamente mi ridirigo sui binari della realtà e provo a concentrarmi su questi nuovi meccanismi. La promo oggi non può di certo essere lo showcase, gli album escono in punta di piedi dai social, dove scopro da un post che introduce il singolo Appesi alla Luna che un nuovo lavoro degli Zen sta uscendo, mentre imperversano gli ascolti su Spotify o Amazon Music. E intanto che cerco consolazione perché non so quando potrò di nuovo sudare in mezzo alla folla di un live, la trovo commuovendomi mentre la voce di Andrea Appino mi grida nelle orecchie un po’ di rabbia, un po’ di chirurgica analisi della realtà, un po’ di ricordi di fanciullezza e di illusioni di libertà a cui siamo ancora immancabilmente aggrappati.
Non sono mai stata una fan estrema del Circo Zen, sebbene io li abbia sempre apprezzati e seguiti, quanto una grande estimatrice del cantautore Appino, il grande paroliere, il ragazzo dal sorriso ammaliante e dall’accento squisitamente e odiosamente toscano, dalla voce inconfondibile che mi procura sempre una stretta al cuore ed un brivido lungo la schiena non appena le mie orecchie ne percepiscono il timbro.

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Matt Berninger – Serpentine Prison (Concord Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Ci sono ormai ben pochi artisti viventi che ti lasciano un segno, voci così calde e travolgenti che al solo suono ti senti tremare. Avevamo Johnny Cash, Lou Reed tanto per citare i primi due che mi vengono in mente, oggi abbiamo il re inchiostro Nick Cave, Eddie Wedder… ed abbiamo Matt Berninger.
Dopo vent’anni di carriera come frontman di uno dei gruppi più influenti della scena indie rock The National, ecco che arriva il momento del suo contributo solista al mondo e, con questi presupposti, non poteva che venire fuori un semi capolavoro. Serpentine Prison è uscito il 16 ottobre per Book Records, sua sotto etichetta con distribuzione Universal e prodotto dal polistrumentista Booker T. Jones. Per 42 minuti Matt ti sussurra all’orecchio frasi malinconiche, rassicuranti, come una coperta calda in un pomeriggio d’inverno. L’ho riascoltato diverse volte, prima in cuffia al buio, poi ho fatto uscire quelle note dalle casse dello stereo mentre cucinavo la domenica mattina, lasciandole scorrazzare per casa, libere di impossessarsi di ogni metro quadro. In ogni modo lo ascoltiate, il risultato non cambierà, è un album di una perfezione devastante, nessun elemento fuori posto, una pienezza assoluta.

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