R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

Niente autoreferenzialità e niente autocelebrazioni, questo ultimo Garage Pordenone suona limpidamente come un autentico disco alla maniera dei TARM. Benvenuti quindi all’incredibile spetaculo de la vida, benvenuti all’incredibile spetaculo de la muerte, in tutta la sua purezza “patti chiari e vaffanculo”. Uscito il 12 Aprile per la Tempesta Dischi, in concomitanza per spegnere le trenta candeline della band friulana, è un lavoro che l’adolescenza proprio non vuole farla svanire via nei ricordi. E meno male. Più di chiunque altro, hanno sempre saputo abilmente sperimentare, partendo dal punk e spaziando nei generi, dal reggae allo swing per poi virare verso la cumbia, pur mantenendo la loro identità e il rock onirico che da sempre li contraddistingue. Come questo disco, dove la loro autenticità è indiscutibilmente protagonista e nel quale scorrono con leggerezza questi 35 minuti di energia e freschezza.

Il titolo è un gioco di accostamenti ed evocazioni, richiama innanzitutto la loro origine, quella Pordenone culla del punk e del movimento The Great Complotto, dove la new wave italiana dei Futuritmi, formata dai giovanissimi Davide Toffolo e Gian Maria Accusani, stava in qualche modo gettando le basi di una importante costola della nostra storia musicale italiana. E poi c’è il garage, quel genere rock che ha colorato lo stile Tarm negli anni e la contrapposizione di un luogo fisico, il Garage Pordenone situato nel cuore di quella “capital benvestida”, simbolicamente la città centro del mercato musicale italiano. Chi, come me, vive ed ha vissuto i loro live, sa benissimo che l’energia trascinante che sanno diffondere quando salgono sul palco, fa sì che il concerto diventi un rituale vero e proprio, dove ci si abbandona ognuno alle proprie estasi, guidate dal carismatico Guru El Tofo ad orchestrare i nostri sensi. Per questo la traccia che apre il disco Ho’oponopono, scritta con Wilson Wilson (Bee Bee Sea – Sonic Youth), calza perfettamente con questa magia sin dalle prime battute, facendoci già presentire l’atmosfera delle prossime esibizioni. Ho’oponopono è infatti un mantra che fa parte di un’antica pratica hawaiana per la conciliazione e la cancellazione dei pensieri negativi, esperienza non lontana da quello che succede durante le loro performance. È un rock travolgente e l’euforia tribale è presente in quasi tutto il disco.

Si placa momentaneamente con gli arpeggi della seconda traccia, una ballata che è una piena citazione alla poesia di Auden “La verità vi prego sull’amore”, un brano che ci parla del sentimento più inflazionato del mondo con una purezza spiazzante, “la sola concreta realtà” di “avere le formiche nel cervello, illuminare con gli occhi la strada nella notte“. Come spesso accade nei dischi dei TARM, si ha l’impressione che avvenga una trasposizione in musica delle storie concepite e disegnate da Davide. Ci sono i personaggi del mondo animale che fanno ormai parte integrante del suo immaginario, non mancano gli uccelli, il cane mezzo sordo che sorride prima di abbaiare ed il gatto di Crocchette Buone, anch’esso figlio dell’immancabile luna “che mi manipola e mi fa stare sveglio“. I personaggi femminili che fanno da protagoniste sono stavolta Greta la bambina, definita una Cassandra ecologista dei nostri giorni, L’oscena, un minuto e 22 secondi di energia pura e poi la regina del disco: Jessica Dislessica. Visto che sono romantica e nostalgica, mi piace immaginarla scesa da una macchina del tempo o anzi, da una nave, tornata dagli anni ’90, spogliata dalla maschera di una Betty Tossica (Prozac +) che non si droga più e che ci canticchia alla fine il ritornello “e poi me ne andrò” che ci riporta alla memoria La Mia Mano Sola (Sick Tamburo).

Stilisticamente, Garage Pordenone è un album veloce ma intenso, che sa racchiudere dentro di sé l’essenza della storia della band senza nessuna reminiscenza fine a sé stessa, ma con un passato che sa guardare avanti, reinventandosi per mezzo di un punk autentico che, più che uno stile musicale, è uno stile di vita. C’era davvero bisogno di un nuovo disco dei Tarm? Sì, c’è sempre bisogno di bellezza.

Tracklist:
01. Ho’oponopono (03:00)
02. La Sola Concreta Realtà (03:04)
03. Mi Piace Quello Che È Vero (03:25)
04. Jessica Dislessica (03:18)
05. Fino A Quando Dura (02:22)
06. Greta La Bambina (03:19)
07. Robot Rendez-Vous (03:54)
08. L’oscena (01:22)
09. Che Cosa Hai Visto Tu? (02:32)
10. La Misura (02:33)
11. Crocchette Buone (03:18)
12. Torpignattara (03:35)

I Tre Allegri Ragazzi Morti sono:
Davide Toffolo : voce e chitarra
Enrico Molteni: basso
Luca Masseroni: batteria
Hanno partecipato al disco:
Andrea Maglia, Wilson Wilson, Alex Ingram, Marco Gortana, Adriano Viterbini, Matteo Da Ros

Photo © Annapaola Martin





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