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PER gli invisibili: Vasco Brondi, Tre Allegri Ragazzi Morti, Massimo Zamboni @ Scandiano (Re) – 9 ottobre 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Dubito che i concerti debbano riprendere per il bene di tutte quelle persone che hanno passato quasi tutto il tempo a fare la fila al bar (ce n’era uno solo ed era comprensibilmente affollato) o che hanno fatto milioni di volte avanti e indietro per prendersi da bere; o ancora, per il tipo brillante seduto davanti a me, che ha nell’ordine: chiacchierato con la sua ragazza del più e del meno a voce altissima, bevuto ad occhio cinque o sei birre nell’arco di un’ora (non è che lo spiassi ma era difficile ignorarlo) e urlato: “Canta coglione! Smettila di parlare!” a Vasco Brondi quando il malcapitato ha deciso che era giunto il momento di fare un saluto di benvenuto ai presenti. Inutile dire che quando l’artista ferrarese si è effettivamente messo a cantare, il suddetto spettatore se n’è stato tutto il tempo a controllare il telefonino (la sua ragazza si è pure guardata un video, con tanto di microfono ben vicino all’orecchio, chissà mai che la musica dagli altoparlanti non la disturbasse troppo).
Scusate lo sfogo ma dovevo scriverlo: si parla tanto e giustamente di far ripartire in condizioni normali la musica dal vivo, si fanno tanti paragoni con le discoteche, anche ieri sera Davide Toffolo ci ha tenuto a rimarcare che il pubblico dei concerti è il più educato e motivato che ci sia… beh, consentitemi di fare dei bei distinguo. Per carità, anche questa sera ho visto tanta gente attenta, partecipe, educata; ma per ognuno di loro ce n’è un altro che si comporta come il personaggio sopra nominato, e sono sempre troppi quelli che ancora pensano che andare a sentire qualcuno suonare, pagando il biglietto, equivalga a fare i propri porci comodi.

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Tre Allegri Ragazzi Morti: c’è qualcosa di molto punk nel nostro dna

I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’agostino

Di live come quelli dei Tre Allegri Ragazzi Morti in Italia ce ne sono davvero pochi. Senza offesa per i nostri amati musicisti della scena di casa, ma l’energia e l’intesa fortissima che riescono a instaurare col pubblico è davvero una peculiarità che rende unici questi eterni adolescenti di Pordenone, attivi da ben 25 anni nella realtà musicale italiana. Venerdì 8 Marzo alla Latteria Molloy di Brescia i Tarm hanno ancora una volta portato sul palco un rock puro e diretto, coinvolgente ed emozionante, dove i nuovi brani tratti da Il Sindacato dei Sogni suonavano già come “classici” dei quali non si può fare a meno in un concerto. Non sono mancati i pezzi a cui il pubblico è più affezionato, dalla tanto amata da noi allegre ragazze morte “Il principe in bicicletta”, alla liberatoria “Il mondo prima”, fino all’inno “La tatuata bella” che il pubblico canta autonomamente senza sbagliare una strofa. Più che un concerto, è stato come sempre un meraviglioso rito magico e liberatorio tra la band e il pubblico, dove partecipa solo chi si sente un allegro ragazzo morto e, in qualche modo, lo diventa.

Ancora con i brividi di quel live intenso e nella testa le canzoni dell’ultimo album mi preparo a fare un’interessantissima chiacchierata con Enrico Molteni, bassista dei T.A.R.M.

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Tre Allegri ragazzi Morti – Sindacato dei sogni (La Tempesta, 2019)

R E C E N S I O N E


Recensione di Cinzia D’Agostino

Già dal primo ascolto, la prima frase che mi viene in mente è: “Pordenone vince”. Niente da fare, questi Tre allegri ragazzi morti della provincia sono più vivi che mai e, dopo 25 anni, hanno ancora tanto, tanto da raccontarci! Li seguo da anni, conosco molto bene ogni loro disco, ho vissuto visceralmente una buona quantità di loro live e posso ammettere di essere rimasta un’altra volta stupita. Molti gruppi che ho amato tantissimo mi hanno fatto perdere l’adrenalina di un tempo, un po’ come quei matrimoni che cadono nella monotonia dopo anni. Per i TARM no.

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