R E C E N S I O N E


Recensione di Cinzia D’Agostino

Già dal primo ascolto, la prima frase che mi viene in mente è: “Pordenone vince”. Niente da fare, questi Tre allegri ragazzi morti della provincia sono più vivi che mai e, dopo 25 anni, hanno ancora tanto, tanto da raccontarci! Li seguo da anni, conosco molto bene ogni loro disco, ho vissuto visceralmente una buona quantità di loro live e posso ammettere di essere rimasta un’altra volta stupita. Molti gruppi che ho amato tantissimo mi hanno fatto perdere l’adrenalina di un tempo, un po’ come quei matrimoni che cadono nella monotonia dopo anni. Per i TARM no.

Il fuoco è sempre acceso ed ascoltando questo ultimo lavoro, ancora di più. Il meglio di loro, si sa, lo danno nei live, vere e proprie funzioni liberatorie, talmente potenti che quando esci ti tremano ancora le gambe. Ecco, ascoltando sindacato dei sogni vieni trasportato in un mondo parallelo dove, se non sei più adolescente, ritorni piacevolmente ad esserlo, proprio come quando li assapori dal vivo.
Per quanto si distingua immediatamente lo stile classico del gruppo friulano, l’immancabile ironia dei testi stavolta si fonde con una buona dose di psichedelia, addirittura con un sorprendente prog in Una ceramica italiana persa in California. Questo pezzo richiama la copertina simbolica del disco che raffigura i tre gattini in ceramica rielaborati graficamente da Davide Toffolo e al titolo che rievoca il rock psichedelico californiano dei The Dream Syndacate. Ma non pensate ad uno stile troppo legato al passato perché qui non c’è nulla di scontato e a dare ancora più personalità e unicità al disco irrompe anche un intrigante sassofono in C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno, archi e armonica nel bonus track Con i Bengala in cielo, il flauto che dona un che di sciamanico in Mi capirai solo da morto.
Non starò a raccontare ogni singolo brano analizzandolo come spesso si fa nelle recensioni. Posso semplicemente condividere quello che più mi ha sorpreso e affascinato. Ad esempio che ascoltando Accovacciata Gigante, scritta da Davide e Mattia Cominotto (Od Fulmine), ho amato subito gli “oooh” e “aaah”, che a tratti sono gemiti e sul finale quasi miagolii, forse proprio dei tre simpatici micini Caramella, Bengala e Calamita. Il testo, se ascoltato con attenzione, prende forma come in un disegno di Davide Toffolo che vedi poco a poco materializzarsi nella tua immaginazione. Posso dire che AAA Cercasi mi è entrata in testa dopo pochi secondi e che Bengala mi commuove, perchè è un po’ il racconto dolce e amaro della nostra vita, quasi la prosecuzione di Ogni adolescenza coincide con la guerra.
Il ritmo ipnotico di Mi capirai solo da morto riesce a tramutare queste parole in un vero e proprio mantra e, mentre il testo scorre, mi rendo conto che mi sta svelando l’essenza di questo gruppo e di questo disco “Sarò per sempre un uomo libero / ma dimmi tu la libertà senza i sogni cos’è/ci troveranno allo stesso posto/l’ultima volta che abbiamo fatto l’amore io e te/un po’ più sudati un poco più vecchi/sempre decisi a fare ciò che ci va/ che sia tutto uguale che sia tutto diverso/è la sola cosa che si potrà ricordare di noi”.

i Tre allegri ragazzi morti sono:

Davide Toffolo: voce e chitarre
Enrico Molteni: basso
Luca Masseroni: batteria e percussioni

Ospiti che hanno suonato nel disco:

Francesco Bearzatti: sassofono
Davide Rossi: archi
Ruben Gardella : flauto traverso
Matt Bordin: synth e arpeggiatori
Adriano Viterbini : chitarra slide
Nicola Manzan : piano elettrico
Andrea Maglia: chitarre

Tracklist:
01. Caramella
02. Calamita
03. C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno
04. AAA Cercasi
05. Accovacciata gigante
06. Bengala
07. Mi capirai (solo da morto)
08. Difendere i mostri dalle persone
09. Non ci provare
10. Una ceramica italiana persa in California
11. Con i bengala in cielo