R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Pedron
Taj Mahal è l’incarnazione vivente e perfetta di quella che è in gergo si è chiamato in seguito “world music”, un ricco e variegato panorama della musica roots americana e mondiale. Una discografia immensa e variopinta in cui Taj Mahal (al secolo Henry Saint Clair Fredericks, Harlem, New York, 17 maggio 1942) ha esplorato, suonato, cantato ed arrangiato una miscela esplosiva di soul, rhythm and blues, jazz, blues, reggae, folk, cajun, zydeco, calypso, musica africana, hawaiana, latino-americana, afrocubana, New Orleans e quant’altro.
Una delle figure più importanti e rappresentative del blues in assoluto della seconda metà XX secolo. Polistrumentista (voce solista, chitarra, armonica, banjo, piano), Taj Mahal ha attraversato oltre sei decenni a partire dal supergruppo dei Rising Sons con Ry Cooder (1965-1966) e la sua esperienza da solista con l’album di esordio omonimo Taj Mahal inciso nel 1967 ma pubblicato dalla Columbia Records nel 1968. Vincitore del Grammy alla carriera nel 2025, Taj Mahal ha pubblicato oltre 60 album, oltre a decine e decine di progetti collaterali e collaborazioni ampliando costantemente i confini del blues, mettendo in luce le sue profonde connessioni culturali. Dai successi con la Phantom Blues Band – tra cui i Grammy per Señor Blues(1997) e Shoutin’ in Key (2000) – ai più recenti progetti Maestro (2008), Get On Board (leggi qui) con Ry Cooder (2022), Savoy (2023) e l’eccelso e superlativo Room On The Porch (leggi qui) con Keb’ Mo’ (2025). Un artista che continua a essere testimone, custode e innovatore della musica roots americana.

Con Time, Taj Mahal porta il blues, il soul, il reggae e le tradizioni internazionali alle nuove generazioni, confermando la sua influenza e la grande vitalità della sua musica. Un disco che offre dure verità e storie di cuori infranti in maniera esplicita ma con un sound potente e corposo. Time prende il titolo da un brano inedito di Bill Whiters (pseudonimo di William Harrison Withers Jr. 1938-2020), registrato solo in forma di demo dal grande autore scomparso ed inciso da Taj Mahalcon il beneplacito dei suoi eredi, da Marcia Whiters e dopo che il produttore Steve Berkowitz lo aveva portato alla sua attenzione.
Talkin’ Blues è un reggae in piena regola composto da Carlton “Carlie” Barrett (ucciso vicino a casa sua a Kingston, Jamaica nel 1987) storico percussionista e batterista dei Wailers di Bob Marley dal 1969 al 1981 ed incisa e pubblicata nell’album Natty Dread del 1974 con Leghorn Alexander Coghile (Cogill). Ospite qui alla voce il figlio di Bob, David “Zyggy” Marley. Con Taj Mahal (voce, chitarra, armonica, ukelele) c’è la Phantom Blues Band la cui prima incarnazione risale al 1993. La sezione ritmica è formata da Larry Fulcher al basso, cori e co-produttore e Tony Braunagel alla batteria. Altro punto di forza è la sezione fiati con Joe Sublett (sax tenore e baritono), Darrell Leonard (tromba) e Lester Lovitt (tromba). Il chitarrista Johnny Lee Schell sa tessere le linee delicate della sua chitarra sposandosi assai bene con la voce cavernosa ma sincera e terrena di TajJ Mahal.
Il canto di un veterano come Mahal arriva con la forza di uno strumento folk non verniciato, capace di infondere onestà e umanità in qualsiasi stile di canzone la band esegua. Splendida Crazy About A Jukebox composta da John Bernard Johnson con uno strepitoso Jon Cleary (pianista inglese trapiantato a New Orleans) e Mick Wearer all’organo hammond. Sweet Lorene è un rhythm and blues che ricorda la Midnight Hour di Wilson Pickett scritta da Isaac Lee Hayes, Alvertis Isbell e Otis Redding ed incisa da quest’ultimo come singolo e facciata B di (Sittin’ On) The Dock Of The Bay per la Volt nel 1967. In Ask Me Nothing (But The Blues), Mahal ci ricorda quanto sia autentico il suo legame con il blues. Suona autenticamente tormentato in questo lamento, e la band risponde con la stessa intensità emotiva.
Fedele allo stile di Mahal, l’ottimismo e la resilienza sono onnipresenti in questo disco anche nei brani più sofferti in cui narra di verità scomode. Poliedrico, carismatico, onnipresente, leggenda vivente, Taj Mahal non sbaglia un colpo. Time, disponibile sia in compact-disc che in vinile (LP) è l’ennesimo grande e piacevolissimo album. Consigliatissimo.
Tracklist:
- Life Of Love
- Wild About My Lovin’
- Crazy About A Jukebox
- Time
- You Put The Whammy On Me
- Talkin’ Blues
- Sweet Lorene
- Ask Me ‘Bout Nothing (But The Blues)
- It’s Your Voodoo Working
- Rowdy Blues




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