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Aldo Pedron

RAB4 – Breakneck Ballads (Audiar, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Aldo Pedron

Seba Pezzani è un illustre giornalista, conduttore, promoter, organizzatore di eventi, scrittore e traduttore di libri ed artisti di grande calibro della letteratura americana e non solo. È inoltre il leader dei RAB4, formazione in auge da alcuni anni in cui oltre ad essere la voce solista, suona la chitarra acustica ed elettrica ed è autore di ogni loro canzone. Una band folk-rock e rock-blues fidentina (di Fidenza e dintorni) di sicuro valore.

Simone Fattori – Suoni nell’etere – 100 anni di musica e radio (Vololibero Edizioni, 2020)

 

L E T T U R E


Articolo di Aldo Pedron

Suoni nell’etere, 100 anni di musica e radio è il bel libro di Simone Fattori dedicato alla radio, il mezzo comunicativo più popolare al mondo che veste da sempre un ruolo fondamentale nella vita delle persone.

Un libro ben strutturato che parte con la storia e gli albori della radio (1912) e racconta l’evoluzione comunicativa e culturale e l’utilizzo di un mezzo di comunicazione di massa rimasto ancor oggi attuale e coinvolgente.  I capitoli successivi alla nascita della radio passano attraverso il periodo dalla seconda mondiale al rock and roll, gli anni 60’ e i disc jockey, gli anni ’70 con la disco music, la politica e le radio libere gli anni 80 (una radio in ogni città) fino agli anni ‘90 con la nuova giovinezza della radio e i nuovi vestiti della radio stessa.

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Michael McDermott – What In The World… (Appaloosa Records / IRD, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Nato e cresciuto a Chicago (a pochi chilometri dove è cresciuto John Prine), da genitori irlandesi, Michael McDermott Murphy è stato considerato dai molti come “the next big thing” con il suo fulminante album d’esordio 620 W. Surf del 1991 che sembrava dovesse aprirgli le porte dell’olimpo del rock’n’roll e dei magnifici e più qualificati songwriter americani. La delusione per il flop dei dischi successivi, abbandonato dall’industria che prima lo aveva illuso, lo vede crollare psicologicamente entrando in una spirale ingovernabile per una ventina d’anni che lo hanno fatto pressoché scomparire, riemergendo soltanto con qualche album non all’altezza delle sue possibilità. Abusi di droga e di alcool lo hanno sicuramente segnato. Una vita piena di sconfitte e di piccole vittorie, di cadute e di rinascite, di sorrisi e di lacrime.

Michael McDermott - Photo by Andrea Furlan
Michael McDermott

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David Bromberg Band – Big Road (Red House Records, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Gradito ritorno discografico di David Bromberg dopo la sua mini tournée italiana del luglio 2019 con un album spettacolare. Ritornato a pubblicare dal 2007 dopo una lunga pausa il nuovo Big Road ci riporta ai fasti dei suoi primi quattro dischi pubblicati dalla Columbia, l’omonimo David Bromberg e Demon In Disguise del 1972, Wanted Dead Or Alive (1974) e il capolavoro assoluto Midnight On The Water del 1975. David Bromberg è unico, strepitoso ed originale nella sua rivisitazione delle origini della musica americana, le cosiddette roots con generi e tematiche singolari che abbracciano una vasta gamma di stili passando dal blues al country, dal folk al R & B, dal bluegrass al gospel (a cappella).

David Bromberg - foto di Andrea Furlan - IMG_7027
David Bromberg @ Buscadero Day 2019

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Born On The Bayou – La storia dei Creedence Clearwater Revival – Maurizio Galli e Aldo Pedron (Arcana, 2018)

Creedence Clearwater Revival (1968)

Articolo di Andrea Furlan

Partiamo dal presupposto fondamentale: quella dei Creedence Clearwater Revival è pura American Music, la quintessenza del rock’n’roll, come ben evidenziato nella quarta di copertina. Il gruppo californiano è stato infatti fautore di un rock adrenalinico e stradaiolo basato su arrangiamenti lineari, ritmi serrati e refrain incalzanti su cui svettano la voce ruvida e grintosa di John Fogerty e i riff particolarmente incisivi e taglienti delle chitarre. L’insieme è decisamente avvincente, confezionato con grande perizia in efficacissimi anthem a 45 giri che si giocano il tutto per tutto in tre minuti. Questo il segreto dei CCR, una delle band più influenti e amate di sempre che, a cavallo degli anni ’70, ha impresso il proprio marchio di fabbrica al sound della west-coast, sfornando una hit dietro l’altra. La loro è un’inconfondibile miscela di rock, blues e country che spazia dal Mississippi alle paludi della Louisiana, tinge di black il rock’n’roll ruspante degli stati del sud per tuffarsi infine nelle acque della baia di San Francisco. Il rock operaio, blue collar, di Bob Seger, John Mellencamp e Bruce Springsteen è loro debitore, così come le camicie di flanella del grunge hanno un precedente illustre nel quartetto di El Cerrito.

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