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Aldo Pedron

Sacromud – Sacromud (Edizioni Labilia, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Le contaminazioni sono essenziali al giorno d’oggi se vuoi scoprire nuovi orizzonti, strade inesplorate pur rimanendo originali e convincenti. È il caso del quintetto dei Sacromud provenienti dalla verdeggiante Umbria. Un periodo non banale quando scopri dischi di artisti italiani apparentemente sconosciuti ma che ti lasciano il segno.

I Sacromud sono una formazione composta dalla voce abrasiva di Raffo Barbi (voce solista, cori e co-autore delle musiche), il leader Maurizio Pugno (polistrumentista, voce e autore dei testi e co-autore delle musiche, chitarre elettriche e acustiche, dobro, flauto, mellotron, moog, ideatore e produttore del gruppo), Franz Piombino (basso elettrico), Alex Fiorucci (piano Fender Rhodes, organo, sintetizzatori) e Riccardo Fiorucci (batteria e percussioni).

Maurizio Pugno e soci non sono nuovi del mestiere, per anni hanno accompagnato in Italia e all’estero la stupenda voce di Linda Valori. Maurizio Pugno inoltre è titolare di una rubrica pubblicata sui social, “Bluesland” in cui si parla soprattutto dei grandi interpreti del blues, qui trattati con competenza, ironia e perspicacia. Musica profondamente “black” per un disco antico e moderno, un viaggio tra blues e dintorni e suoni dalle contraddizioni contemporanee. Un blues fuori scala, un crossover di suoni dove s’intrecciano e si fondono blues, voodoo, R&B, soul, funky, indie-rock, spiritual e gospel.

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Ezio Guaitamacchi – La Storia del Rock (Hoepli, 2022)

L E T T U R E


Recensione di Aldo Pedron

Nel 2014 era stato pubblicato dalla Hoepli di Milano La Storia del Rock di Ezio Guaitamacchi, un volume unico di 509 pagine illustrate. Nell’aprile del 2022 esce una seconda edizione di La Storia del Rock decisamente ampliata, rivista e corretta, con nuovi capitoli aggiunti, nuove foto ed illustrazioni per un totale di 687 pagine.

Ezio Guaitamacchi, l’autore, lo ricordiamo è un noto giornalista e critico musicale, autore e conduttore radio/TV, scrittore, musicista, docente e performer. Ezio Guaitamacchi nella vita fa un sacco di cose divertenti. Quando non dirige la sua Jam TV, non trasmette sulle onde di LifeGate radio, non insegna al CPM, non scrive un saggio sul rock, non sta con la sua bella Nico e i suoi due cani Taylor (in onore di James Taylor) e Joni (Joni Mitchell), non è sul palco o davanti a una telecamera a raccontare i suoi Rock Files, legge gialli e biografie di rockstar, gioca a tennis e tifa Milan.

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Aquael – Anthology (Toast Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Gruppo rock (prog) di Torino attivo dal 1978 fino a metà anni ’90. Nel 1994 il gruppo si è sciolto ma un anno dopo Maurizio Galia riforma la band come Maury e i Promemoria realizzando il loro primo album nel 1997. Nel 1999 Maurizio Galia ci riprova con i membri originali Nick Guerriero e Enrico Testera ma il nome cambia nuovamente in Maury e i Pronomi (e il ritorno di tre membri originali).

Viene pubblicata una antologia edita soltanto in poche copie promozionali. La band ha però un numero di canzoni già pronte e che vedono la luce soltanto nel 2005 e contenute nell’album (Ec)citazioni Neoclassiche prodotto e pubblicato dalla Mellow Records. Uno splendido disco di rock progressivo che s’ispira alle canzoni e alle leggende del prog-rock anni ’70 e alle loro primarie influenze che sono chiaramente la P.F.M. gli Osanna e Le Orme.

Aquael dal vivo al CineTeatro Baretti di Torino
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Taj Mahal & Ry Cooder – Get On Board (Nonesuch, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Mahal e Cooder hanno unito le loro forze per la prima volta nel 1965 a Los Angeles, formando una sorta di supergruppo, The Rising Sons, quando Mahal aveva 23 anni e Cooder soltanto diciassette. La band firma per la Columbia Records, prossimi alla celebrità, ma l’album non viene pubblicato e il gruppo, senza alcuna promozione nonostante siano due giovani giganti della musica alle prime armi, si scioglie un anno dopo. Le sessioni di registrazione sono pubblicate soltanto anni dopo più volte come bootleg, dischi illegali, e poi finalmente edite ufficialmente dalla Columbia / Sony nel 1992. Questo nuovo LP è la prima collaborazione del duo in più di mezzo secolo (57 anni dopo).

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SirJoe Polito @ Spazio Teatro 89, Milano – 19 marzo 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Aldo Pedron e immagini sonore di Andrea Furlan

Un veneziano a Milano! Grandiosa e doverosa l’idea, il progetto di presentare un nuovo disco con tutte le canzoni di Ry Cooder ri-arrangiate meravigliosamente ed uscite a fine anno 2021 nell’album (CD) My Friend Ry di SirJoe Polito da Mestre (leggi qui la recensione) accompagnato da una band davvero eccellente a Milano! Un concerto coi fiocchi in un teatro, un gioiellino milanese di 280 posti a sedere. Organizzazione perfetta, massima professionalità ed un gruppo che accompagna Sergio Polito che ti lascia a bocca aperta. Diciamo quasi tutto perfetto se non fosse per la scarsa affluenza e naturalmente l’obbligo di green pass e mascherine anche durante le prove il tardo pomeriggio!

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Baba Sissoko with Jean-Philippe Rykiel, Madou Sidiki Diabate, Lansinè Kouyatè – Griot Jazz (Caligola Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Il progetto Griot Jazz nasce in maniera curiosa e quasi occasionale durante la residenza per l’allestimento dell’opera musicale Le Vol Du Boli al Teatro di Chatelet di Parigi, in cui sono coinvolti tre musicisti maliani (del Mali), Baba Sissoko (voce, ngoni, tama) e Lansiné Kouyaté (balafon), già noti in Europa (il primo vive in Italia, il secondo in Francia) ed il più giovane tra loro Madou Sidiki Diabate (kora), che risiede ancora in Mali. I tre per un certo periodo suonano sempre assieme, tutti i giorni, sia prime delle prove che durante le pause dello spettacolo, e dopo un mese Baba Sissoko ha già scritto abbastanza materiale da sentire l’esigenza di registrarlo prima che ciascuno torni alla propria casa. Lansiné, che vive a Parigi, prenota quindi lo studio di registrazione di un amico musicista francese, il tastierista Jean-Philippe Rykiel, classe 1961, cieco dalla nascita, che ascoltandoli provare, sente il desiderio di sedersi al piano e suonare con loro. Le sue tastiere sembrano integrarsi alla perfezione con la musica del trio, tanto che gli viene chiesto di aggiungersi al gruppo. La grande libertà mostrata nell’interpretare la musica africana, le tastiere creative di Rykiel, così come il grande spazio lasciato all’improvvisazione, sembrano avvicinare molto la musica del Mali al jazz, e non è un caso che il brano che dà il titolo all’album Griot Jazz, sia forse il più riuscito esempio di questa brillante fusione. Seppur nato fortuitamente, il progetto e il disco non sembrano così casuali.

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SirJoe Polito – My Friend Ry (Gutenberg Music / Caligola Records, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Ry Cooder è un maestro indiscusso della chitarra bottleneck e probabilmente lo strumentista più eclettico e poliedrico che il rock abbia mai prodotto. La sua abilità e versatilità non si limita ad un eccelso stile compositivo ed esecutivo ma è soprattutto un abilissimo tessitore e rielaboratore di canzoni e melodie altrui, un piccolo genio che con il suo inconfutabile modo di riarrangiare traditional o pezzi sconosciuti e dimenticati li trasforma in ultima analisi come fossero pezzi di sua scrittura.

Operazione ardua, anzi difficilissima quella di reinterpretare Ry Cooder senza copiarlo o dissacrarlo, Sergio Polito, in arte SirJoe (classe 1960 da Mestre, Venezia) invece c’è ampiamente riuscito. Si capisce subito quando amore e passione sono sinceri e Sergio Polito ci dimostra dalle prime note la sua genuinità, ricamando con le sue chitarre i giusti fraseggi in un omaggio a Cooder onesto e rispettoso, quasi avesse voluto imparare dal celebre chitarrista californiano quella lezione di come si re-interpretano i brani altrui.

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Settore Out – fANTASMI (Fragile Dischi, 2020)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

I Settore Out sono stati (sono) un gruppo italiano rock con influenze new-wave e con una propensione nei testi verso la canzone d’autore formatosi a Milano (band vizzolese di Vizzolo Predabissi) nel giugno del 1985 (a cinque) ed attivo fino al 1996 (diventati un sestetto nel frattempo).

O almeno così sembra, già perché il tempo forse è certezza o magari solo un’opinione. Nascono nel 1985 ma non si sono mai sciolti, sono scomparsi e riapparsi ora con un nuovo disco che nuovo non è perché inciso tempo addietro nel 1996!

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Brian Wilson – At My Piano – His Classic Hits Reimagined For Solo Piano (Decca, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Brian Wilson è quel genio che per oltre tre decenni (o tra i venti e i quarant’anni) di grande ispirazione (naturalmente non per tutta la carriera) ha contribuito più di ogni altro a conferire nuova linfa al canzoniere popolare americano rompendo e stravolgendo le più semplici convenzioni appartenenti al linguaggio musicale moderno esercitando una profonda influenza sui musicisti della propria generazione e di quelle successive.

Brian Wilson nel suo singolare microcosmo ha saputo coniugare con disinvoltura George Gershwin (Rhapsodie In Blue), il rock and roll di Chuck Berry, il jazz vocale dei Four Freshmen, The Penguins (Doo-Wop), Burt Bacharach, Paul McCartney, Randy Newman, The Ronettes, il Wall Of Sound di Phil Spector mettendoci del suo senza paragoni e senza precedenti. Nella sua brillante carriera anche da solista non è mai stato riluttante a rivisitare il passato. Ha inciso e rispolverato pochi anni fa l’inedito Smile, ha scritto due autobiografie ed è stato soggetto di due documentari ai quali ha contribuito.

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