R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Pedron
Flavio Oreglio (Peschiera Borromeo, 26 agosto 1958), personaggio poliedrico, è un musicista, cabarettista, scrittore, umorista. Già ma non chiamatelo comico o cabarettista (s’incazza), lui è Flavio Oreglio, storico nonché Direttore dell’archivio storico del cabaret italiano da lui fondato. Laureato all’Università degli Studi di Milano in Biologia con specializzazione in Ecologia, è stato insegnante di matematica e scienze. Pianista e chitarrista, cantautore e appassionato di ragtime, dal 1985 si è dedicato allo spettacolo, vincendo il Premio Rino Gaetano e pubblicando alcuni album musicali. Ha al suo attivo numerosi lavori fra i quali Melodie & Parodie (sottotitolo: ovvero pensiero di un rivoluzionario moderato) per la Clou Disque nel 1987, Clownstrofobia (Clou Disque, 1988), Burlando furioso (1994) che nel loro insieme costituiscono l’opera prima “Ridendo e sferzando” (con una antologia dallo stesso titolo nel 1998). Collaboratore di alcune personalità di spicco della comicità milanese e dialettale, come Nanni Svampa e Marina Massironi, deve la notorietà alla partecipazione dal 2000 al programma televisivo Zelig nel corso del quale recita delle surreali poesie precedute dal tormentone «Il momento è catartico. Atmosfera, grazie.»

In seguito partecipa a Glob – “L’osceno del villaggio” su Rai 3, e a “Il senso della vita” su Canale 5. Ha collaborato con Aldo, Giovanni e Giacomo per gli aspetti musicali di “Ritorno al gerundio” (1993), “Aria di tempesta” (1994) e lo spettacolo “Tel chi el telùn” (1999).
Nel 1994 ha ricevuto il premio della critica al Festival di Sanscemo (Torino). Ha lavorato inoltre alla seconda edizione del Seven Show per Italia 7. Cultore del Teatro Canzone, si esprime da sempre coniugando riflessione e umorismo, satira e poesia, pensiero e impegno civile: una sorta di “via ludica all’impegno” perseguita nell’arco di tutta la sua carriera. Al suo attivo oltre una decina di opere letterarie per la Mondadori, Greco & Greco, Bompiani, Aliberti Editore, Salani Editore. Ha programmato, studiato e presentato vari progetti multimediali e pluriennali. Un autentico artista eclettico dal volto e dalle mille sfaccettature, diviso tra scrittura, storia, teatro e musica.
Tralasciando tutto il suo brillante e variegato mondo di comico (scusa non dovevo chiamarlo così), pignolo, puntiglioso, illuminista, umorista, attore, poeta, scrittore, in due parole “artista vero”), ci soffermiamo maggiormente sulla sua carriera e vita prettamente musicale. Nel nuovo millennio la sua discografia si arricchisce ulteriormente con Ho un sacco di compiti per lunedì (Ideasuoni, CD, 2001), Il Momento è Catartico (Blow Up, CD, 2002), Il momento è catartico…e ci chiamano Poeti (Tarantanius, CD, 2003), Poesie, Monologhi e Canzoni d’Autore (Sorrisi e Canzoni TV, 2005), Siamo una massa di ignoranti parliamone (2006) e Giù (non è stato facile cadere così in basso) con i Luf. Ma non è finita, ecco: Ridendo E…Sferzando (CD del 2015).
Facciamo un passo indietro ed uno in avanti: Dopo “Anima Popolare” del 2009 con gli Staffora Bluzer, Flavio Oreglio dal 2017 porta avanti un nuovo progetto con la stessa formazione. Il disco in questione è Milano OltrePop che recupera le tradizioni popolari ispirato da quella zona a lui tanto cara che si trova nella parte bassa della Lombardia, l’Oltrepò Pavese, dove convergono quattro province: Piacenza, Pavia, Genova e Alessandria. Un album in cui il repertorio viene recuperato dai Cantacronache, i Cantastorie e il Nuovo Canzoniere Italiano. Un linguaggio universale di mille sfumature: canzoni popolari, canzoni della tradizione, satiriche, umoristiche, dialettali, sentimentali, politiche, di protesta e canzoni poetiche. Un omaggio a Milano e alla canzone d’autore. Gli Staffora Bluzer di Flavio Oreglio e la loro musica oltrepadana sono per l’occasione il trio formato da Daniele Bicego (cornamusa, bouzouki, tarogato, cornetta, sax soprano, flauti, cornamusa musette 16 P in scala, voce), Matteo Burrone (fisarmonica, voce) e Stefano Faravelli (piffero, musette, whistle, sax tenore, voce) ovvero la strumentazione acustica e tradizionale a cui si si è ora aggiunta la sezione ritmica con Giacomo Lampugnani (basso elettrico, contrabbasso) e Cristiano Giovanetti (batteria, percussioni).
Un repertorio maledettamente interessante, storico, della Milano soprattutto anni ’50, ’60 e ‘70. Milano OltrePop, titolo azzeccatissimo, come avrebbe detto Pierangelo Bertoli “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. 14 brani tutti popolari, della tradizione storica lombarda, milanese. Ogni pezzo ha inoltre special guest di riguardo, non si può non citarne alcuni: L’iniziale La canzone intelligente (di Jannacci, Ponzoni e Pozzetto, ossia Cochi e Renato con il loro singolo del 1973) per armonica e cornetta, ha come ospiti Fabio Treves all’armonica e lo stesso Cochi Ponzoni. La meravigliosa Il Riccardo, qui in versione swing, testo di Umberto Simonetta e musica di Giorgio Gaber (suo singolo del 1969) e con ospite Lucio Fabbri (PFM) al violino e Ricky Gianco (canta in duetto e più di una strofa). Ma Poi è di Walter Valdi del 1974 e non ci sono ospiti ma il pezzo è di rara bellezza. In apertura si sente Hit The Road Jack (scritta da Percy Mayfield ma incisa da Ray Charles nel 1961) e subito dopo parte Ma Poi in versione jazz…

Un giorno, andando in stazione,
io l’ho incontrata in quel viale
che a Milano, dal Parco,
porta alla Stazione Nord.
Ed è stata una cosa!
Lungo il viale, che dal Parco,
porta alla Stazione Nord,
l’ho incontrata, favolosa,
su una favolosa Sport.
L’ho guardata, mi ha guardato
e io lì ho capito che
finalmente era arrivato
il grande amore anche per me.
Mi ha portato in un locale
con giù tutta la moquette.
Cena a base di caviale,
di champagne e crepes suzettes.
C’è la Milano degli anni ’30 che ne amplia i confini con le canzoni di Giovanni D’Anzi con El Biscella (con fisarmonica, piffero e musette a dettare i tempi)e la Milano degli anni ’60 e le sue radici con El Me Gatt di Ivan Della Mea (cantata in dialetto). La filosofia minimalista milanese, franco-italiana è in Se l’è un cojon di Georges Brassens- Nanni Svampa- Fausto Amodei e la fisarmonica in evidenza. Una versione di “Quand On Est Con” dello stesso Georges Brassens (1921-1981, RIP). Nanni Svampa traduce Georges Brassens, c’est tout!
Sorrisi e lacrime fa parte del cabaret confidenziale. Flavio Oreglio in vari brani ed anche in questo fa parlare i diretti autori o i personaggi che l’hanno cantata o incisa per primi. È il caso del milanese Umberto Faini (classe 1933), l’autore che la cantava al Derby e nei locali milanesi in tempi remoti. Versione folk-rock, con ritmo reggae e con fisarmonica. La povera Rosetta (tradizionale) è qui in versione doo-wop (in apertura)
“…Hanno ammazzato un angelo di nome La Rosetta, era di piazza Vetra e batte alla colonnetta… Tutta la malavita vestita di nero hanno accompagnato la Rosetta al cimitero.“
El Purtava I Scarp Del Tennis è leggendaria così come è leggendario il suo autore, Enzo Jannacci (pubblicata come 45 giri dalla Jolly nel marzo del 1964). Ospiti: Enrico Intra, Germano Lanzoni e Luca Bonaffini. Faceva il palo è composta da un duo superlativo Jannacci e Valdi nel 1966. Con il mitico Paolo Tomelleri, qui valore aggiunto al clarinetto.
Faceva il palo nella banda dell’Ortiga
Ma l’era sguercio, non ci vedeva quasi più
Ed è stato così che li han presi senza fatica
Li han presi tutti… tutti, tutti, tutti, fuori che lui
Lui era fisso che scrutava nella notte
Quando gli passato davanti a lui un carabinier
Insomma un ghisa, tri carriba e un metronotte
Gnanca una piega lù l’ha fà, gnanca un plissé
Faceva il palo della banda dell’Ortiga
Faceva il palo perché l’era el sò mestee.
El Magnan (il magnano, è l’antico mestiere milanese del riparatore di pentole in rame) e da qui il detto “Tenc come on magnan”, nero come un calderaio. Un brano tradizionale (un traditional come dicono i più letterati) che si perde nella notte dei tempi in dialetto milanese. Ospiti: Fabio Treves, Roberto Brivio (de I Gufi), Alberto Patrucco e David Riondino. La Radio di Eugenio Finardi (nell’album Sugo e su 45 giri come retro di Musica Ribelle del 1976) è il manifesto di una nuova cultura, di nuovi modelli di riferimento e delle radio libere (metà anni ’70). Stranamore (pure questo è amore)di Roberto Vecchioni è un brano relativamente più moderno, del 1978 ma l’argomento è più che mai attualissimo. Interviene lo stesso Roberto Vecchioni. Chiude l’album Non c’è Milano di Stefano Covri e Fabrizio Canciani (del 2009) e in medley appare anche Il Sorriso del Duomo di Alberto Fortis. Un fedele racconto, omaggio, musicato e dedicato a ciò che rappresenta Milano, tutti i giorni, oggi.
La banda degli Staffora Bluzer si adopera per render giustizia a questi brani vintage, che hanno fatto la storia di Milano e il risultato è a dir poco sorprendente.
Una centrata e splendida rilettura e reinterpretazione di classici con arrangiamenti originali a omaggiare un repertorio da non dimenticare bensì da rileggere e riascoltare.
Dulcis in fundo, è il maestro Flavio Oreglio a orchestrare, dirigere e condurre le danze (popolari, tradizionali). Flavio Oreglio dal canto suo è al pianoforte (suo strumento primario), tastiere, chitarra acustica e voce.
Tracklist:
01. La Canzone Intelligente
02. Il Riccardo
03. Ma Poi
04. El Purtava I Scarp Del Tennis
05. Faceva Il Palo
06. El Me Gatt
07. Se L’è Un Cojon
08. Sorrisi E Lacrime
09. El Biscella
10. La Povera Rosetta
11. El Magnan
12. La Radio
13. Stranamore
14. Non C’è Milano


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