R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Nonostante tra la pianista di Philadelphia Marilyn Crispell e il contrabbassista svedese Anders Jormin vi sia un’intesa artistica maturata da tempo, questo Memento è il primo album che i due musicisti pubblicano insieme. Introducendo il tema della memoria nel suo rapporto tra evocazione e perdita, attraverso una grammatica musicale essenziale, l’album sembra nascere in una sorta di preistoria amniotica, dove il suono è ancora gesto primordiale, al di là della sua maturazione effettiva. Il titolo esortativo in latino, “Ricordati”, pare quasi un monito all’umanità nel momento di uno sbandamento etico come questo che stiamo vivendo, in cui si dimentica la Storia e si ripetono gli errori e gli orrori a cui abbiamo assistito anche nel nostro recente passato. Inoltre la dimensione di Memento si attua attraverso tre variabili distinte. La prima è il ricordo, una tensione emotiva che passa per l’antica e aristotelica sede delle emozioni, il cuore. La seconda è il rammentare, la ricerca cioè nell’archivio della nostra mente di un volto, di un nome o di un luogo che sono sfuggiti dalla coscienza. Infine la rimembranza di saffica e leopardiana memoria che è il vibrare del nostro corpo ad un ricordo che lo scuote e lo sfibra.

La musica di questo album tocca tutti e tre questi punti. Da qui nasce un’esperienza che attraversa il passato lasciando trapelare dimensioni fuggevoli, come mosse da una corrente sotterranea. Le note affiorano allo stesso modo dei pensieri quando riemergono improvvisi, portando con sé in egual misura tracce di assenze e istanti di consapevolezza. Nell’onnipresenza dell’invadenza informatica, questa musica appare quasi un gesto di resistenza che invita ad un ascolto lento, alla vibrazione elementare del legno e delle corde. L’album si struttura inizialmente attorno a quattro improvvisazioni in duo che operano secondo una logica space-awareness, dove il suono è calibrato in relazione al silenzio e all’ambiente interiore. Quando arrivano le vere e proprie composizioni firmate dai due musicisti, il discorso si fa ancora più personale. Le melodie emergono con discrezione, quasi timide, comunque già pronte per cavalcare l’onda dell’improvvisazione. Il risultato è un jazz lirico e sottile, dove forme libere e melodiche convivono senza attriti, alimentando una tensione poetica che si tiene abbondantemente lontana dalla spettacolarità. Lungo tutto il percorso dell’album, Crispell articola microstrutture armoniche aperte, mentre Jormin interviene con linee d’arco talvolta prossime alla ruvidità timbrica di un cordofono mediorientale. Questa relazione musicale raggiunge un livello quasi laboratoriale, dove le dinamiche restano contenute, l’intensità non deriva dal volume ma dal controllo timbrico e dalla microvariazione. Il risultato è un tessuto musicale rarefatto, una policromia interiore che muta continuamente colore e densità. Il silenzio diventa materia compositiva, un margine fertile in cui il gesto musicale prende forma con naturalezza. L’estetica perseguita è quella di una lenta sedimentazione del suono, una specie di brinatura melodica in cui ogni gesto lascia una traccia che modifica il paesaggio acustico successivo. È un dialogo di risonanze e consonanze, una musica che procede con calma, leggera e pigra come un pomeriggio estivo, ma capace di accendere improvvise tensioni emotive. A tratti si ha l’impressione che i due musicisti vogliano cercare nel suono una dimensione primigenia di stupore, facendo apparire e scomparire la melodia, aprendo e chiudendo la finestra armonica a favore della combinazione tra i suoni o preferendo invece il silenzio. Sul piano concettuale l’album appare quasi aporetico, tentando di esprimere la memoria pur sapendo che ogni ricordo è inevitabilmente incompleto e quasi sempre ricostruito. La musica diventa allora un processo di approssimazione, una rotazione attorno a nuclei emotivi realizzati con immagini fuggevoli e sentimenti sfumati.

For the Children è una lunga impronta modale innescata dal pianoforte in tonalità di Mi Maggiore, una melodia estremamente rarefatta con quel sapore medio-orientale che offrono spesso le stesse scale modali. Anche la iniziale persistenza di Jormin sulle timbriche alte del contrabbasso serve ad appoggiare le misteriose vaghezze armoniche di questo brano. In realtà la scelta timbrica di Jormin muta con l’evoluzione della traccia, diventando via via sempre più grave, passando con disinvoltura dall’arco al pizzicato. Il pezzo in questione è dedicato alle vittime più innocenti dei vari conflitti disseminati per il pianeta e mai come in questo caso il Memento proposto nel titolo sembra più indicato. Dialogue inizia con la voce del contrabbasso che si muove stimolando la risposta estemporanea della Crispell, con i due musicisti che cercano, peraltro riuscendoci perfettamente, d’incanalarsi l’uno tra i pensieri dell’altro. I fraseggi, insidiosamente irregolari, si mantengono volutamente ambigui ed equivoci ma l’oratoria di questo dialogo si dimostra di grande pregio. Embracing the Otherness è un brano raccolto in un’astratta intimità dove i suoni sembrano ambire a pause silenziose più che a manifestare loro stessi. È forse il momento più estremo dell’intero album, dove le possibilità dell’improvvisazione vengono sospinte al limite in cui le singole note sembrano reliquie di una trama più organica. Il rischio è quello di un eccessivo afflosciamento per eccesso di distillazione sonora. Contemplation in D chiude la prima parte completamente improvvisata dell’album. Il brano si muove pianisticamente attorno alla tonalità di Re traslando dal maggiore al minore, aggiungendo e togliendo estensioni, dove la Crispell all’inizio costituisce la base armonica mentre il contrabbasso le delinea attorno un paesaggio incerto. Poi anche il piano si muove in tempi lenti e meditati, tra dissonanze e rientri consonanti, contribuendo alla creazione di questo carattere crepuscolare e metafisico, astratto ed ipotetico. Terminata la pura improvvisazione si entra all’interno delle composizioni scritte con la prima parte di Three Shades of a House-Morning di Jormin. Tratto dall’album Contra la Indecision di Bobo Stenson Trio (2018), questa porzione musicale si affida alle note cristalline e luminose del pianoforte che marcano l’introduzione, sulla quale il contrabbasso tende a suonare le timbriche più alte, quasi per restare in linea semantica con l’andamento del pianoforte. Nel seguente Three Shades of a House-Evening lo stesso piano scompare, lasciando il campo libero a Jormin che fa risuonare le sue corde questa volta con tonalità basse, valorizzando l’atmosfera più raccolta del naturale mood serale. Annotiamo comunque una certa continuità con i brani precedenti più improvvisati e in effetti lo stacco tra partitura ed invenzione estemporanea quasi si fatica a cogliere.

Song è una composizione pianistica della Crispell infarcita di dissonanze, costruita con cambi tonali ma comunque ben leggibile, muovendosi lentamente fino ad incontrare il contrabbasso che in un primo momento si esprime in solitudine e poi sembra relazionarsi parzialmente con lo stesso pianoforte. Ma la Crispell, più che ad un vero e proprio dialogo, punta a lasciare Jormin in un quasi soliloquio, contornando le corde del contrabbasso con qualche nota del suo piano disseminata qua e là. La title track Memento è una breve composizione della musicista statunitense, che segue in questo caso una linea melodica più tradizionale. Senza indugi e sospensioni, rispetto ai brani precedenti, il brano si cala proustianamente nel regno della rimembranza, dato che, come afferma la stessa Autrice, questo pezzo la lega al ricordo di persone lontane. Beach at Newquay è una memoria notturna di una spiaggia in Cornovaglia. L’arco di Jormin mima il garrito dei gabbiani, mentre le visioni mentali si sovrappongono. Quello che al primo sentire può sembrare un brano atonale, prende via via una forma più tradizionalmente modale, mentre addirittura il contrabbasso archettato suona quasi come un flauto. Dalle pennellate astratte ad altre impressioniste, il pizzicato sostituisce l’arco con gli accordi di pianoforte che sottolineano la densità dei sentimenti. The Dark Light porta la firma di Jormin, un classico ossimoro linguistico che ne suggerisce un secondo musicale, tra la brillantezza un po’ glaciale del pianoforte e il caldo pizzicato del contrabbasso. L’ultimo brano, Dragonfly, è una meravigliosa conclusione della Crispell, autrice ed esecutrice questa volta in solitudine. La sintesi tra ricordo, rimembranza e rammentazione, trova qui la desiderata conclusione. Il brano è dedicato infatti agli ultimi giorni di vita di Gary Peacock ed alle serate condivise tra il contrabbassista e l’Autrice stessa.
La struttura di Memento, con l’alternanza di improvvisazione e composizione, pieno sonoro e silenzio, riflette la dinamica stessa del ricordare che raramente procede in modo lineare e preferisce piuttosto ritornare su frammenti, immagini e nuclei emotivi che si trasformano nel tempo. Il dialogo tra Marilyn Crispell e Anders Jormin si muove proprio su questo crinale. Il pianoforte non stabilisce gerarchie armoniche definitive, ma suggerisce percorsi, lascia intravedere direzioni che il contrabbasso accoglie o modifica sospendendole. In questo modo la musica si configura come una forma di pensiero in atto, un processo di ascolto reciproco in cui ogni gesto è allo stesso tempo risposta e possibilità. L’equilibrio che ne deriva è quello di una scrittura quasi istantanea, dove il segno sonoro appare, si deposita e lentamente si dissolve. Da questa prospettiva, l’intero album assume la forma di una meditazione sull’assenza. Non solo riferita a cose e persone ma anche a quella condizione che rende possibile l’ascolto, cioè lo spazio tra le note, il tempo che separa una risonanza dalla successiva. È lì che la musica trova la sua profondità, trasformando anche il silenzio in una soglia percettiva e affettiva. Come accade per i ricordi, il suono di questo album sembra non svanire del tutto, rimanendo in una zona laterale della coscienza e manifestando la capacità di restituire all’ascolto un tempo diverso, più lento e naturale.
Tracklist:
01. For the Children (5:45)
02. Dialogue (4:40)
03. Embracing the Otherness (3:37)
04. Contemplation in D (5:36)
05. Three Shades of a House – Morning (3:12)
06. Three Shades of a House – Evening (1:50)
07. Song (3:14)
08. Memento (1:24)
09. Beach at Newquay (4:10)
10. The Dark Light (1:46)
11. Dragonfly (3:03)






Rispondi