L I V E – R E P O R T


Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte

La Sala Verdi è piena, ma non rumorosa: è viva. Un luogo che dovrebbe essere un tempio laico del suono, e che invece stasera porta con sé un’umanità imperfetta: colpi di tosse sparsi, cellulari non silenziati, notifiche che lampeggiano come insetti fuori stagione. È quasi ironico, perché il tour si chiama Aural, e tutto — davvero tutto — dovrebbe convergere verso l’ascolto puro. Eppure, quando Roberto Cacciapaglia entra, la sala cambia consistenza. Non diventa silenziosa: diventa attenta. È una differenza sottile ma decisiva.

Il nuovo progetto è stato definito dalla critica come un ritorno all’essenziale, allo spirituale. E in effetti la scena è ridotta all’osso:

  • pianoforte gran coda al centro
  • postazioni elettroniche ai lati
  • luci che non illustrano, ma respirano

Cacciapaglia lavora su un’idea precisa: la musica come ascensione, come movimento verticale. Il pianoforte è la radice, l’elettronica è l’aria che si espande sopra di esso. Il concerto procede per onde. C’è un’idea di continuità, di flusso, come se ogni pezzo fosse un capitolo di un’unica meditazione. La scrittura “post-elettronica” — come la definisce la stampa specializzata — è ormai la sua firma: un equilibrio tra radice classica e vibrazione contemporanea, tra gesto acustico e risonanza digitale.

Cacciapaglia parla pochissimo. «Sono veramente felice di essere qui a Milano, la mia città… …e questo luogo del suono sembra un’astronave stasera.» Lo dice con quella voce calma, precisa, che sembra scolpita nello stesso materiale del suo pianoforte. Racconta del Conservatorio come di una casa antica: «Lo frequento da quando ero bambino… ho avuto maestri straordinari… cose preziose che non si possono perdere.» È un’introduzione che radica. Ci ricorda che questa musica nasce qui, da qui, e qui ritorna.

Presenta i musicisti come si presentano compagni di viaggio:

  • al violoncello elettrico, da Torino: Clarissa Marino
  • alle postazioni elettroniche, da Milano: Gianpiero Dionigi
  • audio e luci, da Jesi: Simone Mondari
  • disegno luci, da Città di Castello: Fabio Galeotti

Poi introduce un brano che non eseguiva da anni: No more Violence — Non più violenza. «L’avevo dimenticato… e invece purtroppo è diventato drammaticamente attuale.» La sua voce non giudica: constata. E la musica fa il resto. Il momento più atteso arriva verso la fine. Cacciapaglia invita il pubblico a donare una nota: il La. «È la nota del diapason… quella con cui si accordano gli strumenti. Essere qui, semplicemente. Non ci vuole altro.»

Il tour manager porta un microfono in platea. La sala, che fino a un attimo prima tossiva, squillava, si muoveva… si raccoglie. Il La collettivo non è perfetto. È umano. E proprio per questo vibra. La distanza tra palco e platea si annulla: un’esperienza di fisica del suono. La musica di Cacciapaglia punta più all’emozione immediata che alla complessità strutturale ma pochi riescono a comunicare con il pubblico come lui. La sua forza non è la complessità: è la trasparenza.

Si esce dalla Sala Verdi con una sensazione duplice:

  • da un lato, la bellezza di un concerto che vuole essere un luogo, non uno spettacolo
  • dall’altro, la consapevolezza che il mondo — con le sue tossi, i suoi telefoni, le sue distrazioni — entra sempre, anche nei templi del suono

E forse è proprio lì, in quella frizione, che Aural trova il suo senso più profondo: la musica che ascende non cancella il rumore del mondo. Lo attraversa. Lo trasforma. Lo porta un po’ più in alto.

Setlist:
Perfect Darkness
Stillness
Red Interlude
Lumina
Time To Ber
Atlantis
The Future
Sonanze II
Meteora
Actus
London Sleeps
Angel Falls
Moonrise
Endless Time
Nuvole di Luce
Oceano
No More Violence
Windl Side
Atlantico

immagini sonore © Natascia Caronte

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