R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Furlan

«Living here is really boring
a daily work and nothing more
I need to breath I need something to cope
I can’t stay here no more
I am restless
»

Restless o l’inquitudine del rock & roll

I Mandolin’ Brothers sono on the road da quarantasette anni, da quel lontano dicembre 1979 in cui si esibirono per la prima volta su un palco, il che li rende dei veterani della scena roots rock italiana. Sono una band autorevole e rispettata, titolari di un sound di assoluta eccellenza che, a partire dal blues per arrivare a folk e rock, ha percorso e assimilato a dovere la lezione della grande musica americana. Restless giunge così al culmine di una più che invidiabile carriera e si impone subito per la qualità e la maturità della proposta.

Sono passati sette anni da 6 (leggi qui la recensione), album che celebrava i 40 anni di attività e si chiudeva con 40 Long Years: «we still got dreams, some more things to do, we still have tales that we don’t want to lose». Riparte da qui Restless, da quella voglia irresistibile di raccontare e raccontarsi, dalla volontà di continuare a inseguire i propri sogni, di scrivere musica come ragione di vita. Per quanto lungo è difficile possa essere il cammino, ne vale sempre la pena, fin tanto che la strada si srotola davanti a noi, fino a quando ci si sente vivi. Nothing Special è il titolo di uno dei nuovi brani, niente di speciale, in fondo è “solo” rock & roll, ma è proprio questa la materia prima che rende reali i sogni. Dici poco: su tutto ciò si spende una vita, tutto ciò mantiene giovani.

È lo spirito “irrequieto” del rock & roll quello incarnato dai Mandolin’ Brothers che ne offrono un’interpretazione magistrale attraverso otto brani autografi, fatta eccezione per la cover di lusso di Blind Willie McTell dell’amato Bob Dylan, certamente uno dei modelli che hanno ispirato il gruppo. Non sono nuovi a rileggere Dylan, ricordo ancora con piacere lo straordinario concerto (leggi qui il live report) in cui hanno suonato interamente Highway 61 Revisited, uscendone vincitori. Proprio la cover di Blind Willie McTell è la cartina di tornasole che dimostra quanto il gruppo sia ormai in grado di confrontarsi ad armi pari con classici per tanti inarrivabili. Non ha più senso usare la fin troppo abusata distinzione geografica e sottolineare che pure essendo italiani suonano come fossero americani, sarebbe davvero troppo riduttivo. Che tu sia nato a Voghera o a Memphis Tennessee, non cambia i termini della questione: ciò che conta è come respiri un genere musicale, come lo trasmetti, come lo vivi sulla pelle. Restless in questo è il paradigma delle tante influenze che convergono nella loro musica, da Dylan, appunto, ai Rolling Stones, dai Little Feat ai Faces. In più, il loro bagaglio di esperienza è tale da renderli autentici e credibili in ogni singolo brano, in ogni singola nota, espressione di genuinità e naturalezza nel porsi.

Anche se non molto prolifici (sette album in quasi cinquant’anni), i Mandolin’ Brothers ci hanno sempre abituato a proposte di elevata qualità che hanno pubblicato soltanto quando ne sentivano la reale esigenza. Con quest’ultimo lavoro alzano ulteriormente l’asticella in direzione di un solido classic rock padroneggiato in totale sicurezza. Intorno ai due fondatori Jimmy Ragazzon (voce, chitarra e armonica) e Paolo Canevari (chitarra), la band gira a mille, affiatata e coesa. La brillante sezione ritmica composta dal basso di Joe Barreca e la batteria di Daniele Negro detta groove di precisione millimetrica, la sei corde di Marco Rovino in coppia con Canevari fa scintille e conferma la perizia tecnica di questo duo di eccellenti fantasisti, mentre le ariose tastiere del folletto Riccardo Maccabruni arricchiscono la palette dei colori strumentali. Tutto estremamente curato, composizioni, arrangiamenti e interpretazione, frutto di un paio d’anni di lavoro sfociati nella registrazione presso il Casemate Recording Studio di Marco Alberto Matti che ha prodotto il disco insieme al gruppo.

È un disco energico fin dall’irruento attacco di This Weight, permeata dal desiderio di lasciare alle spalle le ferite del passato, senza recriminazioni, e guardare avanti. Le acque agitate di Restless sono scosse da un blues polveroso, dove la voce graffiante di Ragazzon e l’armonica penetrano l’oscurità. Si placa l’inquietudine con la deliziosa ballata Last Call, firmata da Maccabruni e Canevari: eccellente la dolcezza della voce del Macca che canta una melodia di grande atmosfera, per non dire degli eburnei intarsi del pianoforte e le preziose evoluzioni chitarristiche. Di Blind Willie McTell abbiamo già accennato: sette minuti ombrosi e ispirati che “vanno a visitare il Poeta” (come recita il titolo di un loro brano tratto da Still Got Dreams del 2008), avvincente omaggio che evita di ricalcare l’originale ma lo elabora in un lungo, avvolgente blues. Searching (for Gaza), in perfetto stile Mandolin’, è un accorato grido d’aiuto che denuncia il massacro che il popolo palestinese è costretto a subire. Se Near You profuma di west coast con l’Hammond in grande evidenza, invece Nothing Special è fradicia di blues ciondolante con i Rolling Stones sugli scudi, sentire il riff finale per credere. La chiusura in gran spolvero di Upon My Soul, dove l’Hammond, le chitarre e il ritmo tribale delle percussioni si rincorrono senza fine, è il degno suggello di un lavoro decisamente convincente.

Ultimo capitolo di una storia avvincente, Restless dice tutto di una band in stato di grazia che continua ad emozionare con la sua idea musicale seducente e sincera. Classe e passione vanno a braccetto e producono ottimi risultati. I Mandolin’ Brothers si confermano così una realtà importante e unica della cui esistenza possiamo solo rallegrarci. Lunga vita ai Mandolin’!!!

Tracklist:

  1. This Weight
  2. Restless
  3. Last Call
  4. Blind Willie McTell
  5. Searching (for Gaza)
  6. Near You
  7. Nothing Special
  8. Upon My Soul

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