Mandolin’ Brothers play “Highway 61 Revisited” @ Spazio Teatro 89 – Milano 15 Novembre 2014

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Articolo di Fabio Baietti Fotografie di Andrea Furlan

L’emozione è palpabile sui visi di musicisti esperti e talentuosi. L’attesa è forte in una platea di appassionati che hanno messo ad asciugare i loro cappotti, intrisi di una pioggia perfida ed incessante. Rifare per intero un capolavoro come “Highway 61 Revisited” (per di più nello stesso ordine del disco) è un’idea molto “americana”, intrigante e che incuriosisce. Scaldano i motori i Mandolin’, con sei canzoni del loro pregevole songbook. Per una volta, non sono le loro composizioni quelle più attese. Pure loro ne sono consci. Si aspetta che la pietra sia spinta ed inizi a rotolare. Una discesa senza freni nella poesia, nella denuncia sociale, nel blues, nell’elettricità che soppianta tutto ciò che era stato acustico. Si aspetta Dylan insomma, uno che avrà qualcosa da dire anche quando la Terra (o quel che ne resterà…) sarà calpestata da pochi.

 

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E che il tutto non sia un azzardo o un omaggio pedissequo (comunque arduo, visto il perenne mutare pelle dell’Artista) lo si capisce subito dalle prime note di “Like a rolling stone”. Già presente spesso nelle loro scalette, è un mantra, un approdo sicuro. Il ritornello è immortale, lo si canta sempre senza freni inibitori. Affini nel provare la solitudine, nel sentirsi perfetti sconosciuti quando si è perduta la direzione. Sensazioni che, almeno una volta, tutti hanno provato nella vita. Sguardi e sorrisi d’intesa sul palco, si può continuare a macinare note, the best is yet to come… E “Tombstone Blues” non lascia scampo, nel suo caleidoscopico melting pot testuale. I MB la rivestono con il loro mood. Jimmy Ragazzon quasi declama le strofe e chitarre, ritmica e tastiere dialogano a ritmo serrato. La canzone ti entra sotto pelle. Ormai conscio che la mamma continua ad essere al lavoro in fabbrica scalza, il papà a cercare del cibo nel vicolo e il figliolo a rimanere in cucina con il blues della lapide a fargli compagnia…

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Seguono “It takes a lot to laugh, it takes a train to cry” e “From a Buick 6”. In entrambe, un’armonica che fende l’aria e le tastiere sempre in bella evidenza. Pezzi che darebbero lustro ad una carriera, ma che qui sono meravigliosi intermezzi tra veri e propri capolavori. “Ballad of a thin man”, è uno di questi. Invettiva contro il critico musicale, inchiodato al suo perenne conformismo, icona di una borghesia che non si accorge e non sa dare risposta a ciò che gli sta accadendo intorno. Non è vero, Mr. Jones?… “Queen Jane approximately” si pone come (delizioso) “cuscinetto” tra le 2 interpretazioni più intense e trascinanti. Tutti a scandire “won’t you come see me, Queen Jane”, ignari di ciò che avremmo ascoltato e goduto dopo pochi minuti.

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Una versione esaltante (aggettivo che non ho paura ad usare e ribadire) di “Highway 61 revisited”. Rispettosa dell’originale e delle sue riproposizioni ma, allo stesso tempo, Mandolin’s style 100%. Dove Riccardo “Macca” Maccabruni percuote i tasti come un novello Jerry Lee Lewis, Paolo (più che mai Hotfinger“) Canevari omaggia con classe l’anima albina di Johnny Winter e Marco “Rovo” Rovino rifà Chuck Berry a briglie sciolte, facendosi mancare solo il proverbiale “duck walk”. Alle loro spalle, Daniele Negro e Joe Barreca danno un’altra prova di essere una sezione ritmica di spessore internazionale. Sornione e compiaciuto, Jimmy Ragazzon ribadisce di essere il più credibile interprete dylaniano nelle lande italiche (e non solo). Si improvvisa, ci si diverte, ci si spella le mani e partono le acclamazioni. Insomma, standing ovation di un’audience purtroppo falcidiata da un maltempo che non ha il menestrello di Duluth tra i suoi preferiti. “Just like Tom Thumb’s Blues” gode dello stato di grazia del brano precedente. La Pasqua piovosa di Juarez è appena oltre le porte dell’accogliente Spazio Teatro 89, la dolce Melinda è pronta a rubarti la voce e lasciarti solo ad ululare alla Luna, celata dietro le nubi. L’armonica di Jimmy riempie l’anima, in attesa del gran finale.

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“..e adesso son caxxi…” Avvicinarsi ad un capolavoro come “Desolation Row” non è certo facile. Neppure per scafati musicisti che da 35 anni calcano palchi, dal circolo di provincia ai Festival Texani. Uno scambio di battute tra Jimmy e Daniele stempera la tensione, si può partire. Una canzone come un film di Fellini o un capitolo della Bibbia. Visionaria, solenne, densa di metafore e di un lirismo che nessuno è mai riuscito a sfiorare. Il circo è arrivato in città. I clowns precedono Einstein e Cenerentola, Caino e Abele, Ezra Pound e Ophelia, T.S.Elliott e Noah, Romeo e Casanova. Tutti in fondo alla sala, tenendo tra le mani cartoline di un linciaggio. Jimmy fa loro l’occhiolino e continua imperterrito a sciorinare strofe, diapositive di un sogno sghembo che Dylan mette in fila. Guadagnandosi imperitura gloria artistica. La “scommessa” è vinta alla grande, anche la Regina Jane è arrivata a vedere il gran finale. I went to see the… Mandolin’ Brothers (and I feel fine).

I Mandolin’ Brothers sono:
Jimmy Ragazzon: voce,armonica,chitarra acustica
Riccardo “Macca” Maccabruni: tastiere, voce, fisarmonica, mandolino, cori
Paolo “Hotfinger” Canevari: chitarre elettriche
Marco “Rovo” Rovino: chitarra elettrica, chitarra acustica, dobro, mandolino, voce, cori
Daniele Negro: batteria
Joe Barreca: basso elettrico, contrabbasso

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Un pensiero riguardo “Mandolin’ Brothers play “Highway 61 Revisited” @ Spazio Teatro 89 – Milano 15 Novembre 2014

    Enrica Bagliani ha detto:
    20 novembre 2014 alle 19:54

    grande concerto quello di sabato al teatro 89….. grandiosi mandolin’…….mi hanno commosso.
    chicca

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