F O T O G R A F I A
Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello
Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026, Lodi torna a trasformarsi nella capitale italiana del fotogiornalismo e della fotografia documentaria. Con la sua diciassettesima edizione, il Festival della Fotografia Etica rinnova una missione che dal 2010 lo ha reso uno degli appuntamenti culturali più importanti del panorama europeo: utilizzare la fotografia come strumento di conoscenza, testimonianza e riflessione sui grandi temi che attraversano il nostro tempo. Per un mese, il centro storico della città diventa un museo diffuso a cielo aperto. Oltre 30 mostre, più di 150 fotografi internazionali pluripremiati, conferenze, talk, visite guidate, videoproiezioni, presentazioni editoriali e progetti educational accompagnano il pubblico in un viaggio attraverso conflitti, trasformazioni sociali, emergenze ambientali e diritti umani.

In un’epoca in cui immagini artificiali, contenuti manipolati e notizie costruite rendono sempre più difficile distinguere il vero dal verosimile, il ruolo del fotogiornalismo appare oggi più cruciale che mai. La fotografia documentaria continua, infatti, a rappresentare una forma di racconto fondata sulla presenza diretta. Dietro ogni immagine esposta ci sono autrici e autori che hanno scelto di essere nei luoghi in cui gli eventi accadono, spesso mettendo a rischio la propria sicurezza per documentare la realtà e offrirne una testimonianza autentica. Non è un caso che il tema della libertà di stampa attraversi l’intera manifestazione. Come ricordano gli organizzatori, la libertà d’informazione non può essere considerata un diritto acquisito. Il 2025 è stato uno degli anni più drammatici per la professione giornalistica: almeno 93 giornalisti hanno perso la vita mentre svolgevano il proprio lavoro in 15 Paesi del mondo e oltre la metà delle vittime si registrano nei territori palestinesi.

Per quattro fine settimana visitatori, studenti, professionisti e appassionati possono percorrere un itinerario che attraversa chiostri, palazzi storici, musei e spazi monumentali. L’edizione 2026 introduce importanti innovazioni pensate per ampliare il pubblico e rendere il festival sempre più inclusivo. Come l’entrata in scena di nuove sedi che accolgono le mostre, il costo del biglietto più accessibile per i visitatori e le famiglie, il consolidamento del Circuito OFF, che coinvolge attività commerciali e spazi indipendenti della città e il lancio di OFF FRAME, nuova rivista digitale trimestrale destinata a sostenere e valorizzare il lavoro dei fotografi emergenti durante tutto l’anno.

Il Festival raccoglie lavori che affrontano con profondità alcune delle questioni più urgenti del mondo contemporaneo: guerre, migrazioni, disuguaglianze, cambiamento climatico, giustizia sociale e innovazione tecnologica. Tra gli esempi più significativi del fotogiornalismo contemporaneo figurano alcuni degli scatti premiati nei principali concorsi internazionali. Particolarmente potente è la fotografia di Carol Guzy, vincitrice del World Press Photo of the Year 2026: due bambine si aggrappano disperatamente al padre mentre viene arrestato dagli agenti dell’immigrazione negli Stati Uniti. Un’immagine che sintetizza il dramma umano delle politiche migratorie attraverso la forza di un singolo gesto. La potenza visiva risiede proprio nella contrapposizione tra la rigidità fredda delle forze dell’ordine e l’angoscia pura e inerme dell’infanzia. In un reportage, questo scatto è l’esempio perfetto di come un volto o un abbraccio spezzato riescano a sintetizzare un dibattito politico complesso meglio di qualsiasi statistica.

Tra i reportage più toccanti emerge il progetto di Jahi Chikwendiu, premiato con il Pulitzer Prize 2026 per la Feature Photography. Una delle immagini mostra Tanner e Shay Martin mentre si tengono per mano dopo una cena di famiglia. Il lavoro documenta la lotta di Tanner contro un tumore al colon al quarto stadio diagnosticato ad appena 25 anni. La vicenda assume un significato ancora più profondo se inserita nel contesto di una tendenza sanitaria sempre più osservata dagli specialisti: sebbene il tumore colpisca prevalentemente persone oltre i 65 anni, negli Stati Uniti i tassi di incidenza tra gli under 50 risultano in crescita costante dalla fine degli anni Novanta. Tanner è morto a soli trent’anni, ma il reportage trasforma la sua esperienza in una riflessione universale sull’amore, il tempo e la fragilità della vita.

Tra altri scatti intensi figurano i racconti delle donne indigene che, quarant’anni dopo i crimini subiti durante il conflitto armato, hanno trovato il coraggio di denunciare i propri aggressori. Trentasei donne hanno trasformato una lunga storia di impunità in una storica affermazione di giustizia. Un altro progetto affronta il costo umano delle agro-tossine, documentando le conseguenze sociali e sanitarie di un modello economico che privilegia il profitto agroindustriale rispetto alla salute delle comunità rurali. Profondamente autobiografico è invece “Nome all’assenza”, lavoro sviluppato in Colombia da un fotografo che indaga il tema delle famiglie monoparentali. L’autore racconta una ferita personale aperta dall’assassinio del padre nel 1999, trasformando la propria esperienza in una riflessione universale sull’assenza, la memoria e la crescita.

Nello Spazio approfondimento il pubblico ha l’opportunità di andare oltre lo scatto visivo per incontrare un autore esperto come Nikita Teryoshin con Life Sentence “Condanna all’ergastolo” che documenta gli zoo di alcuni paesi europei come retaggio del colonialismo. Altra area di grande importanza del festival è lo Spazio Nonprofit, che mette in luce la fotografia come strumento d’azione e denuncia per le organizzazioni non governative internazionali. Sei i progetti scelti per questa edizione, tra cui Ginevra Bonina per Pinkishe Foundation affronta lo stigma della povertà mestruale in India con Out for Blood. La sezione Le vite degli altri permette di calarsi in realtà quotidiane e culture lontane dai riflettori della cronaca mainstream.

Non mancano infine i temi legati all’invecchiamento e alla tecnologia. Un reportage ambientato in Germania documenta il rapporto tra gli ospiti delle case di cura e Emma, un robot sociale capace di riconoscere i volti e ricordare le conversazioni precedenti. La sperimentazione nasce dalla necessità di affrontare due sfide sempre più evidenti: la carenza di personale assistenziale e la crescente solitudine degli anziani.
Più che una rassegna fotografica, il Festival della Fotografia Etica si conferma un grande laboratorio civile. Un invito a guardare oltre la superficie delle immagini, a mettere in discussione le proprie convinzioni e a osservare il mondo da prospettive nuove. Perché dietro ogni fotografia esposta a Lodi non c’è soltanto uno scatto, ma una storia che chiede di essere ascoltata.

Informazioni utili:
- Date: dal 26 settembre al 25 ottobre 2026
- Luogo: centro storico di Lodi
- Mostre: oltre 30 esposizioni
- Fotografi coinvolti: oltre 150 autori internazionali
- Biglietti: acquistabili online e presso le biglietterie del Festival
- Sito ufficiale: festivaldellafotografiaetica.it






Immagini sonore © Daniela Pontello






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