C I N E M A
Articolo di Mario Grella
Chissà perché i distributori traducono i titoli di alcuni film, mentre altri li lasciano in lingua originale… Forse perché alcuni titoli sono intraducibili o forse perché il regista impone il titolo originale? Non lo so, comunque Amarga Navidad significa Natale amaro, nel quale personalmente non vedo nulla di intraducibile se non nel termine “Natale” che, oltre che indicare la festa cristiana, potrebbe anche indicare una nascita o almeno la nascita di un qualcosa che sembrava non dover nascere. Nel nostro caso il film che Raul, regista di mezz’età o poco più, da ben cinque anni non riesce a girare per mancanza di ispirazione. A un certo punto sembra riuscirci (ma tutto questo lo capiremo alla fine del film) anche se Raoul vive con un compagno, Santi, più giovane che non è proprio la persona giusta a cui fare riferimento per un sostegno nella scrittura.

In realtà la prima lettrice di Raul è Monica, a servizio da Raul da molti anni, che tuttavia, per stare a sua volta accanto alla compagna di vita gravemente malata, si licenzia. Cosa imbastisce Raul per la trama del film? Esattamente una vicenda che è la sua stessa vicenda di sterilità creativa, prendendo ispirazione da una regista amica, Elsa che dopo due film di culto, ma scarsamente circolati nelle sale, trova la vena creatrice in Bonifacio, un pompiere con l’hobby dello spogliarello e in due care amiche Patricia, con un marito che la tradisce, e Natalia afflitta da problemi relazionali col figlio. Raul quindi pensa bene di costruire il film (e qui siamo in pieno meta-cinema), ispirandosi a vicende altrui che assomigliano molto alla propria. Il risultato finale è una specie di frittata cinematografica, un gioco di scatole cinesi in cui è difficile districarsi e che, nonostante lo sforzo dello spettatore per l’incrociarsi di tre o quattro piani narrativi, non ci prospetta nemmeno la gioia finale di una agnizione cinematografica.

Non ho mai amato molto Pedro Almodóvar, e continuo ad amarlo poco, di conseguenza mi sono limitato ad una visione passiva del film senza grande partecipazione, magari godendo visivamente dei suoi rossi e dei suoi blu, delle tende multicolori e subtropicali, degli arredi bizzarramente raffinati e delle belle inquadrature della Lanzarote vulcanica e lunare, dove sono ambientate alcune sequenze del film. Paradossalmente però il tentativo di Almodovar di “giocare di seconda intenzione” cioè il voler mostrare la crisi di creatività di un regista, la sua messa a nudo di fronte al blocco dello scrittore, intendendo però mostrare che da quella crisi è brillantemente uscito grazie a Amarga Navidad, non riesce minimamente. Quello che invece trasmette il film é che il regista (Raul-Pedro) è veramente nel pieno di una crisi creativa, e allora forse sarebbe stato meglio aspettare che passasse.




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