I N T E R V I S T A
Articolo di Riccardo Provasi
Pochi giorni fa ho avuto il piacere di intervistare Alessandro Grazian, cantautore padovano che ormai dai primi anni duemila insegue ogni suo desiderio artistico e dà vita ad un numero impressionante di progetti. Potete incontrare il suo nome come chitarrista in bande e gruppi, coautore e autore di brani e composizioni di ogni genere, dal già citato cantautorato in salsa progressive – punk – psichedelica alle suggestive realizzazioni con lo pseudonimo di Torso virile Colossale fino a esperienze nell’arte plastica e figurativa. Il 12 aprile è uscito Nonostante, un nuovo singolo, un nuovo tassello, un vero e proprio “nuovo inizio”: il progetto ora è solo a nome Grazian, come fosse tutto un altro essere, tutta un’altra avventura. Abbiamo parlato di musica, di speranza, di futuro, perché Nonostante non solo è un ottimo prodotto musicale, ben realizzato tecnicamente e godibile sotto il profilo sia lirico che compositivo, ma è una porta sul presente, uno spunto di riflessione su ciò che sta avvenendo nel mondo.
Il 12 aprile è uscito Nonostante, il nuovo (o primo?) singolo pubblicato da te a nome Grazian, come se fosse un progetto inedito, un capitolo successivo. Come mai hai sentito la necessità di differenziare questo lavoro dai progetti precedenti?
In realtà non c’è chissà quale strategia dietro questa idea di usare solo il cognome per firmarmi, è più una scelta dettata da un’urgenza che ho maturato negli ultimi tempi. Come ‘Alessandro Grazian’, da quando ho pubblicato il mio ultimo album di canzoni nel 2015, ho fatto tantissime cose collaborando ad esempio in veste di coautore/ musicista/ arrangiatore/ produttore con tanti altri artisti. Nel corso di questi anni ho inoltre ridefinito in qualche modo la mia identità fondando Torso Virile Colossale occupandomi solo di musica strumentale. Insomma non mi sono mai posto il problema di rinunciare a quello che mi andava di fare a costo di confondere le idee a chi mi conosce. Tornando perciò a occuparmi di canzoni ho pensato che fosse intrigante, innanzitutto per me, provare a farlo senza sovrapporre troppo quello che verrà con l’Alessandro Grazian che ha pubblicato dischi tra il 2005 e il 2015. Questo non significa che farò cose totalmente diverse, ho però bisogno io di affacciarmi a questo ritorno con un senso di freschezza, senza sentirmi in dovere di avere una vera continuità con la mia storia passata.
Con chi hai collaborato per la realizzazione di questo singolo?
Per la realizzazione ho collaborato con Davide Andreoni con il quale ho lavorato anche per l’ultimo album di Torso Virile Colossale. Buona parte degli strumenti son stati suonati da me (pianoforte, basso, chitarre) e Davide ha suonato l’elettrica e i synth. La batteria è stata suonata da Emanuele Alosi e i violini stato suonati da Franco Pratesi dei Sycamore Age (band nella quale militava anche Davide).
Ci eravamo già sentiti per il secondo volume del progetto Torso Virile Colossale: cosa senti quando produci un lavoro interamente strumentale? Cosa succede invece quando sviluppi un brano a cui devi accompagnare un testo, tendi a mettere in musica pensieri già scritti in precedenza?
Sono due processi creativi diversi. Amo la musica strumentale, non potrei fare a meno di scriverla perché mi dà un reale godimento realizzarla e la vivo con un senso di esplorazione davvero eccitante. La canzone tuttavia è un vecchio amore al quale è inevitabile ritornare ogni tanto, anche solo per diletto. Io mi sono sempre occupato di canzoni scritte in italiano ma la lingua italiana ha le sue leggi e il risultato di forzarle non è sempre bellissimo quindi, se io scrivo una bella melodia non è detto che sia una passeggiata appoggiarci sopra un testo di valore. Certamente a qualcuno sta bene scrivere canzoni sillabando le parole, sconvolgendo gli accenti o abbondando fino alla nausea di certe parole o certe coniugazioni verbali per far fronte alle tronche o ai dittonghi che stanno tanto bene nel finale delle frasi musicali che diventano versi cantati (tutti problemi che con la lingua inglese di fatto non si pongono). Insomma non entro troppo nel merito tecnico ma quando si parte dalla musica nello scrivere una canzone è inevitabile dover passare attraverso le forche caudine del suono della parola. A me capita a volte di partire da una melodia e a volte da un testo, sono due processi creativi che si completano a vicenda.

‘Tutto è già stato scritto‘ scrivi, nell’apertura del ritornello. È questa la tua filosofia? Credi che ci sia un Destino che guidi l’universo?
La natura ha i suoi cicli e la storia anche. Noi siamo di passaggio e siamo in un momento storico nel quale si sono sbriciolate certezze ed ideali e tuttavia all’orizzonte ci sono ancora nuove sfide (penso anche solo all’avvento dell’Intelligenza Artificiale nell’arte). Tutto è già stato scritto e nonostante tutto questo sentiamo di avere ancora qualcosa da scrivere. Una necessità che ci rende vivi.
Il testo sembra denso di inquietudine verso il presente in tutte le sue sfaccettature. Non voglio assolutamente invadere la tua sfera personale chiedendoti di ideali politici o altro, ma cosa vedi all’orizzonte? Sei preoccupato?
Per me ‘Nonostante’ vuole essere innanzitutto una canzone di speranza, la chiave sta in quel ‘Nonostante tutto’. Certamente il bisogno di speranza risponde alla necessità di far fronte ad un orizzonte cupo. Il punto è che nonostante tutto quello che accade a volte una scintilla di vita, di amore, di fiducia nel prossimo si infonde in noi. Detto questo sono certamente preoccupato, siamo seduti su una polveriera e le cose sono terribilmente complesse, non sono disposto ad affrontare la realtà semplificando tutto in buoni e cattivi, lo trovo intellettualmente disonesto anche se risponde al nostro naturale bisogno di spiegarci le ingiustizie. Purtroppo penso che, banalmente, anche la guerra faccia parte di un ciclo fisiologico che l’uomo può forzare solo con la volontà di rimanere in pace, volontà che sembra avere fatto il suo tempo ora.
Torniamo a parlare di musica. Mi ha colpito molto l’arrangiamento generale del pezzo, molto morbido, moderno, forte al punto giusto e ben calibrato nelle sue parti. Ci racconti com’è nato Nonostante?
La canzone è nata al pianoforte. Non sono un pianista ma se mi sono appassionato alla musica è stato anche grazie ad una piccola tastiera che mi hanno comprato i miei genitori ai tempi delle scuole medie, è stato così che ho iniziato a improvvisare le prime melodie. Anche se tutti mi conoscono come chitarrista in realtà passo buona parte del mio tempo a comporre e a scrivere gli arrangiamenti della mia musica sulle tastiere. Desideravo da molto realizzare una ballata pianistica e così quando un giorno mi sono seduto a suonare e mi è uscito questo giro armonico e questa melodia ho capito che forse il momento era arrivato. Le parole del ritornello e della melodia sono nate contemporaneamente.
Ho sentito momenti che mi hanno ricordato le grandi power ballad anni ’70, sprazzi di cantautorato vecchia scuola (l’intenzione del brano mi ha riportato alcuni momenti a ‘Impressioni di Settembre‘ della PFM). Chi ha guidato la tua mano artistica questa volta?
Per gli arrangiamenti ci siamo confrontati molto io e Davide Andreoni, la mia idea era quella di evocare un mondo un po’ anni 70, omaggiando anche esplicitamente un certo immaginario estetico dell’epoca (l’atmosfera del pianoforte dell’intro del brano richiama volutamente ‘Imagine’ di Lennon). Naturalmente volevamo fare anche qualcosa di fresco. La produzione è stata curata da Davide che considero un vero talento del gusto.

Classica domanda nerd per gli appassionati (o per tutti quegli aspiranti cantautori che vorrebbero avere un suono pulito e completo come questo): con che tipo di strumentazione hai registrato?
Analogica, Il pianoforte è quello del Bach Studio di Milano, è un vecchio pianoforte a coda di Gino Paoli (lo studio negli anni 70 era di sua proprietà). Il basso che ho suonato me l’ha prestato Cesare Malfatti dei La Crus, uno splendido Fender Precision che ha più anni di me, l’acustica è una Gibson j45 e l’elettrica suonata da Davide è una Rickenbacker 620. Insomma anche gli strumenti hanno certamente un loro peso in questa registrazione.
La chiacchierata con Grazian, come sempre piacevole, è stata seguita da un suo concerto all’Arci Bellezza di Milano, lo scorso 20 aprile, di cui potete trovare un mio live report qui. Musica, poesia, energia, novità e vecchie glorie: questo è un concerto di Alessandro Grazian, spero di incontrarci tutti sotto il palco al suo prossimo appuntamento!
Photo © Riccardo Caldirola




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