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Lory Muratti – rallentare il tempo per creare corrispondenze…

I N T E R V I S T A


Articolo di Luci 

Trasformare un momento, quello in cui le nostre vite si son dovute fermare di schianto, in qualcosa che potesse valere la pena ricordare. È nata così una storia pubblicata a puntate sul web da Lory Muratti durante l’isolamento della scorsa primavera. Nella serie di video realizzati le parole scorrono sullo schermo accompagnate da una colonna sonora originale. Presupposto ideale per dare origine a delle canzoni, otto per l’esattezza, che durante l’estate sono diventate il concept-album Lettere da altrove, uscito a fine ottobre.
Questa avventura musicale, letteraria e visiva ha per protagonisti due amanti, che, a causa di una misteriosa epidemia, si ritrovano inaspettatamente imprigionati in un vecchio ricovero barche affacciato su un lago dove l’orizzonte non si spinge oltre la collina sull’altra sponda. La dimensione profondamente intima del progetto ci ha molto incuriositi per cui abbiamo contattato l’autore ponendogli alcune domande in proposito…

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Nicola Lotto – Le cose iniziano ad esistere se tu inizi a immaginarle

I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

È uscita l’opera prima di Nicola LottoSi comincia così – che da diversi anni si muove artisticamente in progetti poetici e musicali: negli spettacoli teatrali è protagonista di esibizioni che uniscono canzoni e letture, talvolta di veri e propri reading. Questo suo imprinting lo ritroviamo anche nell’EP che colloco sicuramente tra le uscite illuminate di quest’anno. Dovevo preparare delle domande 🙂 Ecco l’intervista che ne è emersa, buona lettura!

Ciao Nicola complimenti per la tua opera prima musicale, un progetto molto coinvolgente! A settembre è uscito il tuo primo singolo, Una Luce; partenza in salita, una canzone intensa e la partecipazione di Stefano Edda Rampoldi, che ha dato il suo tocco “parasognante” al brano. Ci racconti il dietro le quinte di questa collaborazione?
Ciao, sono innanzitutto felice ti piaccia il disco e ti ringrazio. Dietro la collaborazione c’è la mia grande stima per Edda come prima cosa. Il lavoro persuasivo di Marco Olivotto ha in seguito permesso l’incontro e l’incrocio. Volevo una voce molto diversa dalla mia che creasse un dialogo quasi malato e che rendesse il senso dell’onirico. Credo che ci siamo riusciti. Ho visto che il termine ‘parasogno’ suscita molta curiosità, è un po’ il simbolo misterioso della canzone.

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Bad Black Sheep – Il sogno di un mondo diverso e magari migliore

I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

È uscito lo scorso giugno per laCantina Records, Non nel mio mare, il nuovo album dei Bad Black Sheep. Il gruppo è composto da Filippo Altafini (basso e voce), Francesco Ceola (chitarra) e Gregory Saccozza (batteria). Un’attitudine marcatamente rock, ma che lascia spazio anche alle ballade. Ottimo progetto con stesure musicali e testuali che mostrano una forte struttura in melodie ed arrangiamenti. Un disco che merita un ascolto tutto d’un fiato, come una birra sotto un palco. Ecco la mia intervista.

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Luca Onyricon Giglio: un artigiano tra musica e altre forme d’arte

I N T E R V I S T A


Articolo curato da Luci e James Cook

Siamo entrati in contatto con Luca Giglio poiché ha diretto il videoclip che accompagna il brano Evidence di Giulia DamicoCi ha incuriosito il suo stile, legato ad un’estetica analogica.
Abbiamo scoperto che, oltre ad essere videomaker è compositore, musicista, polistrumentista e manipolatore di immagini.
Nell’occasione della presentazione in anteprima della “long version” di
Evidence, un vero e proprio cortometraggio, gli abbiamo rivolto alcune
domande per approfondire la conoscenza delle sue attività artistiche…

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Marta Tenaglia: Donne dagli occhi grandi – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

È passato un bel po’ di tempo da quando ho visto Marta Tenaglia esibirsi al Tambourine di Seregno, in occasione dell’ultima edizione del Pending Lips a cui ho avuto il piacere di presenziare come membro della giuria speciale (in realtà è stata anche l’ultima edizione in assoluto, visto che quella dopo è stata interrotta per i motivi che conosciamo fin troppo bene). Non ricordo più nulla di quel breve set, se non che mi aveva favorevolmente impressionato, sia per la vocalità sia per la qualità delle canzoni. Non mi sono dunque meravigliato più di tanto di ritrovarla pronta all’esordio discografico, tra i nuovi ingressi del roster di Costello’s, ero certo che i numeri li avesse e che fosse solo questione di tempo. Lo stupore, piuttosto, è stato quello di constatarne una quasi totale mutazione nel vestito musicale: non più chitarra e voce, col rischio di farsi rubricare troppo velocemente sotto l’etichetta della folksinger, bensì ora in possesso di una ben più ampia varietà di mezzi, in un mix efficace di RnB e New Soul, con un’attitudine in parte presa a prestito dal mondo Hip Pop. Bonsai è il suo primo singolo inedito, arrivato dopo una manciata di cover di ottima fattura, che hanno svolto la funzione di introdurne il talento. Abbiamo fatto una chiacchierata in video per capire meglio che cosa si celi dietro questo brano, per conoscerla meglio e per sapere se a breve potremo ascoltare qualcos’altro. Comunque vada, vi consiglio di segnarvi questo nome…

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Elisa Sapienza: non è complicato essere semplici – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Giovanni Carfì

Dopo circa un anno e mezzo dal debutto discografico con Il Tempo Vola, ritroviamo Elisa Sapienza in occasione dell’uscita del suo ultimo singolo dal titolo Come la felicità. Abbiamo colto l’occasione per farci raccontare qualcosa in più del suo progetto e della suo sentire, all’interno di un ambito musicale sovraesposto, e di un’affermazione non urlata e trasparente delle sue emozioni.

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Marco M. Colombo “Di ferro e cuoio” – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Marco M. Colombo era l’anima dei Motel 20099, che per chi seguiva la scena italiana quando parlare di “Indie” non era ancora così assurdo, sono stati un gruppo di una certa importanza, autori di un disco, Romanticismo dalla periferia per giovani teppisti, che ha compiuto da poco dieci anni e che all’epoca fece parlare di sé e ricevette molte recensioni positive; un piccolo classico di nicchia, che non ridefinì nessuna coordinata stilistica ma che rimane lo stesso nel cuore di chi l’ha amato ai tempi. Oggi Marco si sta dedicando ad un’altra sua passione, la scrittura, il cui talento per essa si poteva già intuire leggendo i testi del disco. Di ferro e cuoio, il suo romanzo d’esordio, è uscito a fine ottobre per Ego Valeo Edizioni. È una storia intensa e vorticosa, che rimanda un po’ a Bukowski, un po’ al Meyer di Eravamo dei grandissimi, un po’ al Welsh di Trainspotting. Una sorta di (ipotetica) autobiografia esistenziale, un gruppo di bambini, poi di adolescenti, poi di giovani adulti, che si muovono in una realtà di periferia (non ci sono indicazioni geografiche ma l’autore è cresciuto a Sesto San Giovanni, dove tuttora vive, e alcuni riferimenti sono palesi), portando avanti una ricerca indolente di uno spazio in cui esistere, in cui divenire qualcuno, prima che il nulla cosmico divori tutto e tutti.
È una voce nuova, quella di Marco, ma è una voce già sorprendentemente matura, con una padronanza tecnico-stilistica notevole (parafrasando, scrive molto meglio di tanti colleghi idolatrati a più riprese dai mezzi d’informazione mainstream) ma soprattutto con qualcosa di interessante da dire. E se n’è accorto anche Matteo Cantaluppi, che ha deciso di realizzarne una colonna sonora esclusiva perfetta, ideale da sparare in cuffia per immergersi al meglio nella lettura. Avremmo dovuto vederci per un aperitivo il giorno della prima delle due presentazioni che si sarebbero dovute svolgere a Milano, in Santeria Palladini (entrambe sold out, tra l’altro) e che sono state ovviamente annullate dall’ennesimo Dpcm di queste settimane. Ci siamo visti così in videochiamata, situazione ormai fin troppo familiare, di questi tempi ma come avrete modo di leggere, quel che è venuto fuori è stato comunque interessante.

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Elasi: Benvenuti nel mio mondo – Intervista

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Il percorso di un artista dal primo singolo al disco, negli ultimi anni pare essersi allungato a dismisura. Che sia colpa di Spotify, di una sempre più marcata fatica da parte dell’ascoltatore medio a concentrarsi per più di cinque minuti su una determinata proposta o della necessità impellente di capitalizzare al massimo ogni minimo sforzo (più probabilmente è un insieme di tutti questi fattori e molti altri) fatto sta che, esattamente come agli albori della discografia, ci troviamo con un mercato sempre più saturo di singoli.

Elisa Massara ha esordito esattamente due anni fa, nell’ottobre del 2018. Benessere, il suo primo brano pubblicato come Elasi, era un inno travolgente alla voglia di vivere e al recupero dell’autentica dimensione del proprio io, aveva un video divertente ed efficacissimo, una base Dance irresistibile ma allo stesso tempo lasciava intravedere una profondità ed una preparazione frutto di anni di studio e di gavetta. Da allora ne sono successe, di cose: un secondo singolo (Vivo di vividi dubbi) il passaggio da Costello’s alla Sugar, altri due singoli (Si salvi chi può e Continenti), infine l’approdo alla neonata Neverending Mina, per l’uscita del tanto agognato esordio. Che non è un disco vero e proprio ma costituisce lo stesso un ricco piatto di portata: Campi Elasi, questo il titolo, contiene sei pezzi totalmente inediti per 17 minuti di durata, abbastanza per offrire un ritratto più approfondito di un’artista in continua evoluzione, al confine tra la World Music (sono numerose le sue collaborazioni con musicisti di altri continenti) e la musica elettronica in tutte le sue declinazioni.

La sento per telefono a poco meno di una settimana dall’uscita dell’Ep e dal Release Party che si sarebbe dovuto tenere mercoledì 28 ottobre all’Arci Bellezza di Milano. Lo spettro di un nuovo Dpcm che avrebbe reso impossibile qualunque spettacolo dal vivo era già nell’aria anche se, per scaramanzia, in questa chiacchierata nessuno dei due ha osato dire nulla. Quel che ci resta è comunque un gran bell’Ep, che potremo assimilare meglio in attesa di sentire finalmente queste canzoni nella loro versione live (la data è stata riprogrammata il 3 febbraio, incrociando ovviamente le dita). E ovviamente c’è l’intervista, che potete leggere qui di seguito:

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Bad Black Sheep

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Articolo di Joshin E. Galani

È uscito lo scorso giugno per laCantina Records, Non nel mio mare, il nuovo album dei Bad Black Sheep. Il gruppo è composto da Filippo Altafini (basso e voce), Francesco Ceola (chitarra) e Gregory Saccozza (batteria). Un’attitudine marcatamente rock, ma che lascia spazio anche alle ballade. Ottimo progetto con stesure musicali e testuali che mostrano una forte struttura in melodie ed arrangiamenti. Un disco che merita un ascolto tutto d’un fiato, come una birra sotto un palco. Ecco la mia intervista.

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