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Intervista

Amelie Tritesse: anche a Teramo esiste una scena musicale

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Ho conosciuto gli Amelie Tritesse per caso ed in maniera piuttosto curiosa: due mesi fa Rumore ha pubblicato una bella inchiesta sul giornalismo e sull’editoria musicale. Trovandomi in qualche modo da quella parte della barricata (anche se ovviamente in maniera totalmente approssimativa e dilettantistica) l’ho letto con piacere e ho poi scritto a Manuel Graziani, uno degli autori, per ringraziarlo e per offrirgli un paio di mie considerazioni sull’argomento. Tra una cosa e l’altra, è venuto fuori che suona e che ha un gruppo, gli Amelie Tritesse, appunto, con il quale ha pubblicato due dischi.
L’ascolto su Bandcamp del loro secondo lavoro Sangue di provincia mi ha davvero colpito: l’unione dello spoken word alle parti cantate e degli arpeggi di chitarra stranianti a fraseggi ed atmosfere al confine tra il Garage Punk e la New Wave, mi sono sembrate subito caratteristiche fuori dal comune, come se l’eccletismo dei Pere Ubu incontrasse la complessa costruzione di paesaggi sonori tipica dei Massimo Volume. Mi è venuta voglia di saperne di più e così ho chiamato Manuel al telefono e mi sono fatto raccontare un po’ di cose della sua band, dell’ultimo disco, della sua passione per la scrittura e dei prossimi progetti futuri. Chiacchierata interessante ed una band che, pur non facilissima come proposta, merita senza dubbio di essere ascoltata…

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Delmoro: viaggio nella Italo Disco

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Se Il primo viaggio, esordio discografico di Mattia Delmoro, ci aveva rivelato il talento compositivo dell’artista friulano, capace di muoversi tra Battisti, Dalla, Colapesce, in una rilettura originale della tradizione e con un utilizzo non banale delle parole, al servizio di un concept sui rapporti famigliari, il successivo ep Balìa ne ha certificato la mutazione genetica, con l’approdo ad un’Italo Disco colorata e accattivante, valorizzata dalla produzione di Matteo Cantaluppi. Livello qualitativo sempre altissimo, adesso si guarda più dalle parti di Alan Sorrenti, una virata che potrebbe risultare spiazzante ma che a conoscere bene i gusti musicali di Mattia, non sorprende poi più di tanto.
A questo si aggiunge l’incontro con i Tiger’s Resort, la band milanese dove alla chitarra milita l’ex Green Like July Marco Verna e che comprende anche Andrea Dissimile (72h, Leute, Nadar Solo) al basso e Stefano Rescaldani alle chitarre e alle percussioni; quest’estate lo hanno accompagnato nelle prime date dal vivo, donando al suo sound quella dinamicità e quella sfumatura Disco Funk che ancora gli mancava. Il live è anche il punto di partenza per questa nostra chiacchierata, che arriva all’indomani di Complesso, il suo nuovo singolo, che come lato B sfoggia una meravigliosa rilettura di Gli parlerò di te dei Righeira, con tanto di featuring di Johnson in persona. Sono andato all’Ohibò, per sentire le prove che la band al completo stava portando avanti in vista dei concerti invernali (partiti nel frattempo da Pordenone il 15 novembre, approderanno a Milano, proprio all’Ohibò, il 19 dicembre). È stata l’occasione per testare con mano l’affiatamento di questa formazione a quattro, che punta moltissimo sul binomio batteria/percussioni e che saprà certamente far muovere a dovere il pubblico.

Saranno date da non perdere. Nell’attesa, ci siamo detti più o meno quello che segue.

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Siberia: Non volevamo condannarci ad essere poco rilevanti

I N T E R V I S T A


Articolo di Luca Franceschini

Potrebbe essere che in futuro Tutti amiamo senza fine, il terzo disco dei Siberia, venga considerato come “quello della svolta Pop”. In realtà il quartetto livornese, con questa etichetta ci ha sempre flirtato e non solo per l’inno, ironico sì ma anche un filino programmatico, Nuovo Pop italiano, traccia di punta del precedente Si vuole scappare. Dopo anni a battere i territori dell’immediatezza melodica, seppur declinati all’interno di un’appartenenza, volontaria e non, all’immaginario Wave e Post Punk che fa capo a mostri sacri come i Joy Division o a realtà più recenti come gli Editors, i Siberia hanno deciso di liberarsi del tutto da etichette che rischiavano di relegarli per sempre in una dimensione di scontatezza e prevedibilità.
Tutti amiamo senza fine, che arriva all’indomani di un prezioso sodalizio con la Sugar, a cui va ad affiancarsi il sempre solido rapporto con Maciste Dischi (la band è tra l’altro tra le primissime ad aver fatto ingresso nel roster dell’etichetta romana), farà probabilmente storcere il naso ai fan più oltranzisti ma la verità è che è l’album che potrebbe sdoganare finalmente il nome dei Siberia all’interno dei giri che contano. Ne abbiamo parlato con Eugenio Sournia (voce), Cristiano Sbolci Tortoli (basso), Luca Pascual Mele (batteria) e Matteo D’Angelo (chitarra), tentando idealmente di riprendere il discorso da dove l’avevamo lasciato l’ultima volta, circa un anno e mezzo fa.

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Giovani, ma già brillanti: Mattia Donna & La Femme Piège ritornano sulla scena con “La strada di casa 2”

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Articolo di Iolanda Raffaele

Dopo il successo per il riadattamento delle musiche del film Mia Martini, Andrea Toso e Mattia Donna tornano carichi per un nuovo lavoro e noi li immortaliamo sulle pagine di Off Topic in quest’intervista.

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Rumori dal Fondo: il concept spaziale di ‘Comete’

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Articolo di Joshin E. Galani

Il 18 Ottobre uscirà il terzo album in studio dei Rumori dal Fondo.
Si intitola Comete e contiene nove brani prodotti da Davide Ferrario; vanta la collaborazione di Danny Snow e di Vito Gatto. Il video di Abilità è diretto da Roberto Rup Paolini. Ho incontrato Massimiliano Galli, creatore del progetto Rumori dal Fondo per saperne un po’ di più di questo viaggio musicale.

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Quel sogno, divenne realtà! – L’intervista a Fabio Zaffagnini a pochi giorni dal Rockin’1000.

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Articolo di Iolanda Raffaele foto copertina Marco Onofri

È iniziato il count down per l’atteso Rockin’ 1000 di Linate del 12 ottobre e Off Topic non si è trattenuta dal curiosare. In quest’intervista al fondatore e general manager Fabio Zaffagnini abbiamo cercato di capire un po’ di più per preparare bene i nostri lettori a questo straordinario evento.

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Calabi: Il faro, colonna sonora di un’estate conclusa

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Articolo di Luca Franceschini

Calabi, che nella vita di tutti i giorni si chiama Andrea, lo conoscevamo già ai tempi dei Plastic Made Sofa, anche se all’epoca la sua creatività era messa al servizio di un collettivo di musicisti e il genere che facevano era diverso, anche se non proprio così tanto. Oggi decide di andare da solo e di inserirsi in quella galassia It Pop che, al di là di tutti i rischi di omologazione e appiattimento, sta comunque donando alla musica del nostro paese una stagione d’oro che difficilmente dimenticheremo.
Mi è capitato di vederlo dal vivo vicino alla sua Bergamo, nell’ultima serata del Filagosto, una rassegna musicale totalmente gratuita che negli ultimi anni ha chiamato artisti di eccellenza assoluta. Io ero lì per Giorgio Poi, nel bill c’era anche Francesco De Leo ma prima si è esibito questo ragazzo magro e dai folti capelli neri, che sul momento non avevo collegato alla passata militanza in una band che comunque ho seguito troppo poco per potere operare qualunque tipo di collegamento.
Detto questo, la sua scrittura vivace ma non affettata, i suoi testi giocosi ma non cazzari, unitamente al pubblico che ha partecipato e cantato tutti i brani come se li conoscesse da una vita, mi hanno favorevolmente impressionato e mi hanno fatto capire che in quel breve set c’era qualcosa che meritava di essere guardato. Detto questo, ai primi di settembre è uscito “Il faro”, il suo nuovo singolo, che ha seguito, a pochi mesi di distanza, “Bella veramente”. In precedenza, sempre nell’anno in corso, c’era stato un Ep, “Il cielo in un caffè”, quattro canzoni che già da sole valevano a farsi un’idea della bontà di questo progetto. Lo abbiamo così raggiunto per telefono, per fare quattro chiacchiere e conoscerlo di più.

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Kettle of Kites: Tra Isaac Asimov e le stelle

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Articolo di Luca Franceschini

Sono passati quattro anni da Loan, il loro disco di debutto e tante cose sono cambiate, in casa Kettle of Kites: nuova formazione, una line up di quattro persone sparsa in giro per tre paesi, ma una voglia di fare musica rimasta pressoché intatta. Arrows, il loro nuovo disco, uscirà ad ottobre ma loro ne hanno già presentato un’ampia porzione a giugno, quando hanno suonato al Planetario di Milano, parte di una serata che ha unito musica e divulgazione scientifica in maniera del tutto inedita e interessante.
La nostra intervista avrebbe dovuto tenersi proprio a ridosso di quell’evento ma poi, complici impegni e problemi logistici, non ce l’abbiamo fatta fino alla fine dell’estate.
Poco male, perché in questo modo ho avuto la possibilità di ascoltate e metabolizzare al meglio Arrows, un lavoro che rappresenta un deciso passo in avanti nel cammino dei Kettle of Kites, sempre guidati dal cantante e chitarrista scozzese Tom Stearn, a cui si sono uniti il chitarrista Marco Giongrandi, il bassista Pietro Martinelli, mentre Riccardo Chiaberta rimane fisso alla batteria. Arrows è un lavoro impegnativo, che richiede tempo e pazienza per essere apprezzato a dovere ma che sa anche regalare molto a chi vi si accosti con il dovuto atteggiamento. È Folk ma allo stesso tempo sa ridefinire il genere, inserendo elementi non scontati all’interno delle sonorità di base e presentando strutture che si distaccano dalla forma canzone per andare ad abbracciare liquidità, continuo cambiamento, suggestioni di varia natura e provenienza.
Ne abbiamo parlato via Skype con Tom, Marco e Pietro, in una conference call rilassata e divertente, dove comunque non sono mancate tutte quelle informazioni necessarie per conoscere di più questa band.

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C+C=Maxigross – Deserto è un piccolo atto rivoluzionario

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Articolo di Luci

Avevo già avuto modo di conoscere ed apprezzare notevolmente il collettivo musicale veronese dei C+C=Maxigross nel 2017 in occasione della pubblicazione dell’Ep Nuova Speranza. Lo scorso 16 agosto si è presentata l’opportunità di vederli dal vivo in una tappa del loro tour Deserto per Verona al Labirino della Masone di Fontanellato. Una serata che, fra letture e canzoni, ha regalato ai presenti momenti profondamente emozionanti, quasi meditativi. Ho sentito così il desiderio di approfondire maggiormente il progetto artistico che ha dato origine a questa particolare e coinvolgente esibizione.
L’ho fatto rivolgendo alcune domande ad uno dei membri del gruppo, Filippo Brugnoli.

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