I N T E R V I S T A


Paesano racconta luoghi dove in apparenza tutto resta fermo, dove sembra non accadere mai niente. Quando hai capito che proprio questa sorta di finta immobilità poteva diventare una canzone?
Sicuramente vivendola e stando dentro i suoi limiti: qui si è distanti da molte cose e non è semplice costruire relazioni con l’esterno o meglio… ci si deve muovere molto per farlo e non è sempre semplice… L’era delle relazioni virtuali aiuta, sicuro, ma non sempre può arrivare dove solo la relazione umana, fatta di casualità e incontro inaspettato, può portarti. Nel posto dove vivo, il treno è un miraggio… la stazione è chiusa da anni e i mezzi scarsi, questo penso basti a capire la sensazione. Ed è forse proprio questa sensazione di “lontananza” che mi ha spinto a cercare famelico e ad osservare ciò che mi circonda fino a scoprire, anche con orgoglio, che certe cose che accadono qui chi vive la città, probabilmente, non le potrà mai capire.
Per me Paesano è anche questo, un canto di ringraziamento a quei luoghi che in alcuni giorni ami, in altri odi.

Nel brano convivono strumenti acustici, elettronica e cassette registrate con il Tascam Ministudio: quanto conta per te questo suono imperfetto nel trasmettere memoria e provincia?
Il Tascam è lo “strumento in più” di questa canzone… non solo un oggetto con cui registrare e mixare ma uno strumento vero e proprio con un suo carattere e una sua voce che riesce a catapultarti in una dimensione altra, sospesa nel tempo. Per me questo suono, così ruvido e lontano, era perfetto per questa canzone, per rendere le atmosfere del testo e della parte strumentale che suona come una nenia. Oltre a questo, lavorare in assenza di schermi è stato una bella svolta per uno come me che non ama stare al computer. Un amico una volta mi disse “la musica si ascolta, non si guarda” e registrare in analogico ti permette di immergerti di più nel flusso sonoro e creativo.

La provincia e le sue zone ai margini hanno una presenza forte nel pezzo. Quanto il territorio influenza il tuo modo di scrivere e registrare musica?
Mi influenza in pieno, sotto tutti i punti di vista. In quello che scrivo quindi nel processo creativo… i luoghi che mi circondano mi nutrono e mi danno un ritmo vitale. Ma anche da un lato pratico: la provincia ti spinge a trovare soluzioni non convenzionali.

Paesano sembra sospeso tra nostalgia e osservazione del presente. Per te questo è più un ritorno personale, o rappresenta uno sguardo collettivo su certi luoghi italiani?
Ho sempre cercato di muovermi molto con la musica e di suonare più possibile per conoscere e capire quello che mi circonda. Andando in giro si scopre che non si è soli, che gli stessi limiti che senti tu li sente l’altro e quella sensazione di orgoglio di appartenere a un luogo marginale che forse non offre molto, ma che da tanto se hai voglia di aprire gli occhi e meravigliarti, non la senti solo tu. Quindi sì, credo e spero che Paesano possa appartenere a tutte quelle persone e luoghi meravigliosamente “marginali”.

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