R E C E N S I O N E

Recensione di Stefania D’Egidio

Mi capita ormai raramente di recensire un album d’esordio perché la musica che va per la maggiore ora non è nelle mie corde e mi provoca orticaria, ma ho avuto tra le mani il primo lavoro di una band di Biella, The Bravo Maestros, formatisi nel febbraio 2024 e composta da Matteo Buranello alla voce e basso, Davide Diomede alle chitarre e Luca Buranello alla batteria. Un power trio, quindi, che non ricorre a diavolerie elettroniche per il primo album in studio, uscito lo scorso 14 marzo, il cui titolo è già una dichiarazione d’intenti: Keep It Simple, Stupid!. Semplicità, infatti, non significa banalità in questo caso, ma liberarsi di tutte le sovrastrutture che distolgono l’attenzione dalla parte essenziale della musica: il ritmo, e quello registrato al MoscowMule Studio di Biella è un lavoro molto ritmato, autoprodotto e abilmente masterizzato da Andrea “Bernie” De Bernardi, che forse non brilla per originalità, poiché attinge dalla migliore tradizione ’60-’70, dal garage, dal punk e dal britrock anni ’90, ma sicuramente diverte.

Canzoni sempre allegre, a partire dal brano di apertura Jungle Jingle, dal tocco garage, con cassa dritta a 160 bpm, dalla successiva Out of The Game, primo singolo estratto, una sorta di canzone sociale, un punkettone alla The Green Days, che per esistere va necessariamente condiviso.

Brani solo in apparenza facili, che celano riflessioni sui grandi temi esistenziali, come in Lost, incentrato sulla fine dell’amore, molto sixties, con un intro lento, un suono sporco e un sali e scendi da montagne russe, che lo rende dinamico, come ogni rapporto d’amore dovrebbe essere. Il momento dell’addio descritto come un’allucinazione, l’elaborazione di un lutto, un labirinto senza via di fuga. Idem nel successivo The Love Conspiracy, in cui ci si interroga sull’effettiva esistenza di un’anima gemella e si finisce con la convinzione che la vera catastrofe sarebbe un mondo senza amore. Brano allegro, dal piglio quasi irriverente, che vedrei benissimo nella O.S.T. della serie Happy Days e che mi ricorda tantissimo lo stile di The Weezer, con dei power chors da manuale.
When The BlacK Night Falls è, invece, un rockabilly, ispirato da una poesia dello spagnolo Federico Garcia Lorca, che trascina sulle spiagge californiane, tra gare di surf, falò notturni e corse su splendide decappottabili. Seguono Haunted House e Pest, i brani più “rabbiosi” dell’album, con un ritmo galoppante e massicce dosi di cinismo per sopravvivere allo scempio di umanità a cui assistiamo inermi quotidianamente. Ci si scanna per nulla, si fanno guerre di opinioni senza avere cognizione di ciò di cui si parla e ci si nutre di luoghi comuni.

Bella anche Lucy Sin Diamantes, citazione dei Fab Four, ma con una Lucy senza diamanti a cui resta solo l’immaginazione. Bisogna attendere il nono brano in scaletta per ascoltare la prima traccia acustica dell’album, la bellissima Freak Show, anch’essa di beatlesiana memoria, nella melodia e nell’accompagnamento di violino: una vera perla. La calma dura però appena poco più di tre minuti perchè i titoli che chiudono, I Am So Sorry Senor e Los Amigos hanno ritmi ben sostenuti, da britrock anni ’90 il primo, con riff rocciosi e assolo di chitarra acido quanto basta, e da rock anni ’70 il secondo, con riverberi e battute blues tutte da ballare.

Un esordio davvero brillante per The Bravo Maestros, con un lavoro che sprizza energia, trasmette allegria e, nel complesso, mai noioso. Chissà che a breve non li si possa apprezzare anche dal vivo, l’estate è alle porte e la stagione dei grandi concerti sta per iniziare….

Tracklist:
01. Jungle Jingle
02. Out of The Game
03. Lost
04. The Love Conspiracy
05. When The Black Night Falls
06. Haunted House
07. Pest
08. Lucy Sin Diamantes
09. Freak Show

10. I Am So Sorry Senor
11. Los Amigos


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