R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

I Green Dayhanno aggiunto un nuovo capitolo alla loro ormai trentennale storia, fatta di amicizia, schitarrate a ritmi veloci e tanto divertimento: il 19 gennaio è infatti uscito Saviors, il nuovo album, in cui ritrovano Rob Cavallo, il produttore dei più grandi successi, Dookie del 1994, ancora oggi punta di diamante della loro discografia, e American Idiot del 2004. Non poteva che essere subito magia, quindici tracce servite sul piatto con gli ingredienti di sempre: ironia e critica feroce, ma con quel pizzico di disillusione rispetto al passato, forse dettata da una maturità artistica ormai raggiunta da un pezzo.

Viene spontaneo chiedersi chi siano questi “Salvatori” di cui si parla, ma, in realtà, a detta dello stesso Billy Joe, soluzioni facili non se ne trovano, i tempi sono quelli che sono, con guerre ad ogni angolo, capitalismo sfrenato e alienazione. Il sogno americano, fatto di un buon lavoro, una bella famigliola e sorrisi smaglianti, è tramontato da tempo, lasciando il posto ad una “sedazione di massa”, quasi ci fossimo rassegnati al nostro destino: e come dargli torto guardando i livelli di consumo di psicofarmaci? È per questo che forse il senso dell’album sta proprio nelle tracce di apertura, The American Dream Is Killing Me e Look Ma, No Brains!

Un ritorno alle origini in quanto a grinta, chitarre graffianti e stacchi di batteria con pezzi molto veloci, che rimandano agli esordi della band, quando nei primi anni ’90 erano usciti dal panorama underground per approdare al mainstream, diventando così uno dei primi gruppi punk a firmare per una major. Da allora tanta strada macinata, sempre però con uno spirito fanciullino, quasi fossero ancora alla ricerca di un compromesso tra l’eterna adolescenza e la saggezza dell’età adulta.

Difatti guardano il mondo con gli occhi di chi ne ha viste e passate tante, non è un segreto, e la critica feroce alla società americana nasce proprio da una profonda conoscenza dei problemi che l’affliggono. Un album che trasuda punk fin dalla copertina, un’auto incendiata sullo sfondo e un ragazzo in primo piano che sembra dire: “così è, che vi stia bene o no”, il tutto rigorosamente in bianco e nero. Abbandonata qualsiasi velleità pop dell’album precedente, che non aveva convinto a pieno la critica, i Green Day tornano a fare quello che sanno fare meglio: casino e la scelta di anticipare l’uscita dell’album con esibizioni in locali piccolissimi, come i Magazzini Generali di Milano, si è rivelata una mossa di marketing stravincente, come quella di regalare gadget insieme all’album la sera prima dell’uscita in alcuni negozi selezionati. Non nuovi a queste improvvisate hanno creato nei mesi passati un interesse crescente intorno a Saviors, richiamando masse di fans scatenati in giro per tutta l’Europa e l’attesa è stata ripagata con un prodotto all’altezza della loro storia, con brani come Bobby Sox: di nirvaniana memoria, scritto da Billy Joe durante la pandemia, inizialmente dedicato alla moglie, è divenuto poi un inno universale. Che dire poi di Dilemma? un inizio lento con successivo decollo che fa pensare un po’ a The Wizard (e infatti mi piace un casino!) per il palm muting, i power chord rocciosi e l’assolo trascinato. Se avete voglia di pogare invece 1981 è il brano giusto per voi, vi sentirete il sole della California addosso, se desiderate ballad più melodiche eccovi servite Goodnight Adeline, con il suo equilibrato alternarsi di suoni acustici e distorti, l’orecchiabile malinconia di Suzie Chapstick, la mia preferita in assoluto, o la magnifica Father to a Son. Ce n’è davvero per tutti i gusti in quest’album, che vi farà ridere, vi farà incazzare, pensando all’ipocrisia di un sistema, vi farà riflettere sui malanni della nostra generazione, ma soprattutto vi farà ricordare perché vi siete innamorati di questo power trio quando avevate ancora i brufoli in faccia. Per chi volesse gustarseli dal vivo ricordo che i Green Day verranno all’Ippodromo La Maura di Milano il prossimo 16 giugno in occasione degli I Days.

Tracklist:
01. The American Dream Is Killing Me (3:06)
02. Look Ma, No Brains! (2:04)
03. Bobby Sox (3:44)
04. One Eyed Bastard (2:53)
05. Dilemma (3:18)
06. 1981 (2:10)
07. Goodnight Adeline (2:57)
08. Coma City (3:28)
09. Corvette Summer (3:02)
10. Suzie Chapstick (3:17)
11. Strange Days Are Here to Stay (3:06)
12. Living in the ’20S (2:06)
13. Father to a Son (3:54)
14. Saviors (2:56)
15. Fancy Sauce (4:02)


 

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