R E C E N S I O N E


Recensione di Stefania D’Egidio

Facciamo finta che Putin o il nordcoreano dal capello inguardabile abbiano schiacciato il fatidico bottone, la civiltà umana sarebbe spazzata via nel giro di pochi secondi e solo i più fortunati sopravviverebbero, certo ad un caro prezzo, ritrovandosi davanti a uno scenario di solitudine e desolazione: quale sarebbe la colonna sonora perfetta per questa nuova dimensione di vita? Ce la fornisce Delrei, al secolo Alessandro Mercanzin, classe 1984. Quando nasce siamo in piena guerra fredda, sul grande schermo passano film come The Day After o Wargames, Rocky IV si batte contro Ivan Drago e la minaccia nucleare pesa sulle nostre teste come un macigno. Si appassiona subito alla musica e, a 13 anni, inizia a suonare prima la chitarra acustica, poi quella elettrica. Entra nella band punk 77 Mudlarks con cui gira in Europa e negli States, una breve esperienza con i Mastica e poi entra nel gruppo Universal Sex Arena (La Tempesta Dischi) finché, durante la pandemia, non decide di intraprendere un progetto solista con il nome di Delrei. Il 7 luglio pubblica Desolation and Radiation per l’etichetta Projekt Records di Portland, specializzata in musica introspettiva, ambient e darkwave.

Talentuoso e visionario, per il suo primo lavoro solista ci propone un progetto ambizioso e coraggioso, perché gli album esclusivamente strumentali difficilmente vengono passati sui canali ufficiali e raggiungono le grandi masse, tranne che per nomi illustri della discografia mondiale o per importanti colonne sonore, e non a caso cito il cinema: se avrete modo di ascoltare Delrei riaffioreranno in voi le emozioni suscitate dalle melodie di Ennio Morricone, nei classici di Sergio Leone, o dal connubio Badalamenti/Lynch in Twin Peaks. Nulla di nuovo, obietterete, certo, aggiungo io, gira e rigira le note sono sempre sette, ma questo ragazzo sa toccare i tasti giusti e metterci del suo: del resto è un selfmade, suona praticamente tutto, abilmente guidato dalle mani del produttore Maurizio Baggio (Soft Moon, Boy Harsher, Nuovo Testamento), ma soprattutto sperimenta, ripescando suoni e strumenti vintage, riverberi e persino un’arpa siciliana. L’album, composto da undici inediti, trasuda mistero, lo si capisce dalla traccia di apertura, Solitario, che, come da migliore tradizione Spaghetti Western, evoca la polvere del deserto, così come Into the Wasteland, e alzi la mano chi non pensa immediatamente a quel geniaccio di James Wilsey (sì, proprio quello di Wicked Game, famoso per le sue note sospese). Trombe epiche in Nowhere To Ride, la mia preferita, con i riffettini in stile Apache di The Shadows, così come in Far From Here, suoni cupi e angoscianti in Ensenada e Mysterious Traveler, un moderno blues in Get Lost Blues e melodie da saloon in Country.

Insomma, per questo sorprendente album, Delrei mette sul piatto la sua visione senza parole di un mondo proveniente dal futuro, malinconico, pieno di sogni perduti, intriso di riff oscuri e intriganti, che dipingono scene drammatiche, un suono a tratti spettrale in grado di evocare molte cose con poche note sussurrate. Un lavoro che ci lascia in sospeso, in attesa di toccare con mano la prossima puntata, tanto per restare in ambito cinematografico, e che ci fa ben sperare per il futuro della sua carriera perché, pur ripescando suoni appartenenti al passato della musica, spicca per originalità e fantasia, il che non guasta affatto, circondati, come siamo, dalla mediocrità di plastica dei finti divi pop che le radio italiane ci propinano tutti i santi giorni.

Tracklist:
01. Solitario 
02. Into the Wasteland
03. Nowhere to Ride
04. Ensenada
05. Far from Here
06. Get Lost Blues 
07. Lonely Night
08. Dusk 
09. Country
10. Mysterious Traveler
11. Daydream
 

Una risposta a “Delrei – Desolation and Radiation (Projekt Records, 2023)”

  1. […] da quaranta anni nel panorama dark, wave e ambient? Se non ve lo ricordate, potete rileggerla quì. Il tutto per annunciarvi che, dopo due anni passati sui palchi d’Italia e di mezza Europa, […]

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