R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Furlan

La zona collinare che si estende da Pavia al Po è ricca non solo di eccellenze culinarie, ma anche di una fervida scena musicale che produce una sorta di Americana made in Italy; da questo territorio provengono infatti i Mandolin’ Brothers, Maurizio Glielmo detto Gnola, Fabrizio Poggi e i Chicken Mambo e i Lowlands di Edward Abbiati, giusto per citare i nomi di spicco.

A questo folto gruppo di musicisti appartengono di diritto anche i Southlands, band nata nel 2001, da subito interprete di quel rock a stelle e strisce che ha i suoi punti di riferimento in Bruce Springsteen, John Mellencamp e Steve Earle. Li contraddistingue un’intensa attività live che li porta, nel 2009, a pubblicare il primo album d’inediti, quel The Morning Sky, prodotto da Massimo Visentin della Fortuna Records, che ottiene il consenso della critica. Vincono Obiettivo Bluesin, il contest del Pistoia Blues Festival (palco su cui suonano), partecipano a un tributo a John Lennon e a Stoned Town (2013), omaggio agli Stones delle band pavesi in occasione del 50° anniversario del primo disco del gruppo inglese. Esperienze formative che rinnovano la voglia di cimentarsi nella scrittura di altri brani originali. E così, nel 2015, cominciano, anche se a fasi alterne, le registrazioni di Still Play’n che finalmente, dopo una gestazione piuttosto lunga, ha visto la luce quest’anno.

Il nucleo originario della band è composto da Roberto Semini alla chitarra, Riccardo Caldin al basso, Michele Romani alla batteria, Dario Savini alla voce e Marco Rovino alla chitarra, poi passato ai Mandolin’ Brothers. Nel 2023 entra in formazione Fabrizio Sgorbini alla chitarra che, evidentemente, ha così rinnovato l’entusiasmo del gruppo, spingendolo a chiudere il cerchio con le fasi finali della lavorazione del disco.

Diciamolo subito: Still Play’n è un solido disco di rock americano, sincero e appassionato, ben scritto e arrangiato, che sorprende per la disinvoltura con cui i Southlands, senza troppi fronzoli, vanno dritti al punto. Le chitarre protagoniste assolute che dettano legge, il peculiare gusto melodico, il sound schietto e incisivo, la tecnica padroneggiata con estrema cura, sono le qualità che distinguono questo lotto di brani decisamente accattivante.

L’arpeggio di chitarra dell’iniziale Please Don’t Knock apre il disco in punta di piedi, la sensazione di smarrimento lascia intendere che qualcosa sta per accadere, «non impedire a questo sentimento di entrare in me». È un casino, recita la seconda traccia, It’s A Mess, trainata da un riff contagioso e dal magistrale solo di Marco Rovino, squisita accelerazione che vola alta sulle ali di «un sussurro nel cielo che mi fa cantare». Movimento, «lascia tutto e scappa». Sì, ma dove? Verso il confine, naturalmente, non è rimasta altra scelta, la più pericolosa, forse. On The Border è un’intensa ballata elettrica, impreziosita dalla voce e dall’armonica di Jimmy Ragazzon (Mandolin’ Brothers), che dà senso a un orgoglioso istinto di libertà, di fuga. By My Side, insieme a Brilliant e For Another Reason, scandiscono il passo con groove corposo e preciso, mentre le ballate The Way I Feel (ospite Riccardo Maccabruni, anche lui in quota Mandolin’) e All That You Want si fanno più riflessive, scaldate dalla bella voce di Sara Cantatore. Nel mio personale cartellino occupano un posto molto alto You Are The Sun, eccellente canzone che sfoggia una di quelle melodie appiccicose che aprono ampi orizzonti e in un istante ti entrano in circolo, e 40 Miles West, quasi sei minuti di magia sonora con le slide di Paolo Canevari (Mandolin’ Brothers) e Francesco Scala salite in cattedra.

Il frizzante rockabilly di Sweet ’49 racconta di «amici che si nutrono di rock and roll, al termine dell’estate, cantando ad alto volume sotto la luna». Sogni, illusioni, delusioni e speranze, amori contrastati, sono il pane quotidiano da cui non ci si può sottrarre, ma non bisogna arrendersi. «Le persone invecchiano e i cuori sono stretti in una morsa di freddo […] non voglio essere così, sto ancora suonando». La title track Still Play’n ribadisce il concetto che questa musica è salvezza e rifugio, e lo fa tramite un classic rock energico e risoluto.

Still Play’n gioca bene le sue carte in quasi un’ora di musica coinvolgente e appagante e narra storie comuni dove è facile immedesimarsi e sentirsi a casa. Una casa costruita su quell’immaginario americano con cui i Southlands dimostrano di essersi perfettamente sintonizzati, e di averlo metabolizzato a dovere. Allora non ci resta che alzare i calici, di Bonarda dell’Oltrepò naturalmente! I’ll meet you further on up the road…

Tracklist:

01. Please Don’t Knock
02. It’s A Mess
03. On The Border
04. By My Side
05. Sweet ’49
06. The Way I Feel
07. You Are The Sun
08. Still Play’n
09. 40 Miles West
10. Brilliant
11. For Another Reason
12. Best Of You
13. All That You Want
14. By My Countryside

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