R E C E N S I O N E
Recensione di Andrea Furlan
La collaborazione tra il Principe della musica italiana e il comico e regista (ma non solo) pugliese è giunta indubbiamente inaspettata: non nego che la mia prima reazione, oltre che di stupore, sia stata di perplessità. Mi sono chiesto (a torto): cosa c’entra Francesco De Gregori con Checco Zalone, cos’hanno in comune? E ho sentenziato la più scontata delle frasi: «sarà la solita operazione commerciale!». Naturalmente non c’è niente di più sbagliato che reagire istintivamente, senza riflettere, e soprattutto senza avere ascoltato ancora una nota. Infatti, poco dopo, il puzzle ha cominciato a comporsi, con l’uscita di Giusto o sbagliato, il primo singolo, e l’aver appreso dalla viva voce dei protagonisti, durante la conferenza stampa di presentazione del disco, le motivazioni intrinseche a questo nuovo progetto. Le parole dei due artisti sono state più che convincenti, così come il breve assaggio live di alcuni brani, resi da entrambi con destrezza e un piglio ironico e scanzonato che mi ha trasmesso una piacevole sensazione di leggerezza. Infine, ancora più importante, l’ascolto di Pastiche ha chiuso il cerchio e dissolto ogni mio iniziale pregiudizio.

La vita è l’arte dell’incontro recita il titolo di un vecchio album di Vinicio de Moraes e Sergio Endrigo; sostituite vita con musica e il gioco è fatto. I musicisti, in tema di collaborazioni, sono spesso più avanti di molti di noi ascoltatori, sono aperti al confronto e pronti alla sfida di nuove suggestioni, curiosi di esplorare nuovi territori. De Gregori e Zalone sono amici, si frequentano e si stimano. Li immaginiamo a pranzo, a casa di Francesco (sembra che cucini un’ottima cacio e pepe), due chiacchiere, poi Zalone si siede al pianoforte e si divertono a suonare insieme. Ecco la scintilla che ha spinto De Gregori a confrontare la sua voce con il “pianismo di Checco”. Una marachella, parola del maestro, sfociata in questo bell’omaggio alla musica italiana, convincente e sentito.
De Gregori smette i panni del cantautore e indossa le vesti del crooner, rilegge alcuni classici del proprio repertorio e volge lo sguardo ad alcune chicche di Paolo Conte, Pino Daniele e Antonello Venditti, incluso il mastro Geppetto del compianto Nino Manfredi. Un inedito scritto a quattro mani e un paio di brani di Zalone completano l’opera. L’atmosfera è dunque vintage, a partire dalla copertina, dichiarato omaggio al disco di Renato Carosone del 1955 Carosello Carosone n.2; «molto probabilmente ne sarà contento» afferma lo stesso De Gregori. Il disco è quindi un delizioso mélange di colori e influenze tessuto con classe ed eleganza.
De Gregori ha da poco compiuto settantatré anni, i suoi capolavori li ha già scritti, non deve dimostrare niente, tantomeno vuole stupire per forza. L’età porta saggezza, equilibrio, e la voglia di fare il bilancio della propria vita. In questo senso va Giusto o sbagliato, l’inedito che apre il disco. «Stai sulla scena senza vederla […] e dici “fammi un elenco, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato” e il conto è lì sul tavolo, giusto o sbagliato». Il brano, trainato dalla band abituale del cantautore romano al completo, cita My Way, che voleva tradurre in italiano, ma non funzionava come doveva, «alla fine ho scritto un pezzo nuovo», dice lui. Una bella equazione: Dylan, che con De Gregori c’entra molto, interpreta Sinatra, Francesco lo cita, tutto torna. Giusto o sbagliato è proposto anche in una seconda versione con l’Orchestra Italiana del Cinema e l’arrangiamento del maestro Roberto Molinelli; tra le due, è quella che preferisco, più a tono con il resto dell’album.
Pezzi di vetro e Rimmel sono rarefatte, confidenziali, il pianoforte solitario accompagna la voce che si fa dolce e avvolgente ed esalta la liricità dei testi. Luca Medici non scherza affatto, anzi si rivela un ottimo pianista, competente e misurato, dal fraseggio sicuro e fantasioso. Nella morbida Buonanotte fiorellino si aggiungono qualche spruzzata di batteria e il contrabbasso, il taglio è jazzato, molto pertinente, fa capolino addirittura Bill Evans con la citazione colta di Waltz For Debby. Allo stesso modo procedono Atlantide, Falso movimento e Ciao ciao, rivelando la grande sintonia che unisce quella che poteva apparire una strana coppia.

Singolare la scelta delle cover che raccoglie quattro brani poco frequentati della nostra canzone d’autore: Pittori della domenica di Paolo Conte, tributo alla sincera passione di tutti quegli artisti mancati che nonostante il poco talento inseguono il loro sogno, Le cose della vita di Antonello Venditti, la commovente Storia di Pinocchio, tratta dallo sceneggiato di Luigi Comencini del 1972 con Nino Manfredi (presentata anch’essa in una seconda versione piano e voce) e Putesse essere allero di Pino Daniele in cui De Gregori si cimenta con il dialetto napoletano.
Divertimento, irriverenza e un pizzico di sana scorrettezza sono invece le chiavi dei due brani di Zalone: La prima repubblica, introdotta dalla melodia di Viva l’Italia, veloce pezzo cabarettistico, e Alejandro, composto per l’occasione, che tocca il culmine dell’ironia e della spensieratezza. Chi l’avrebbe mai detto che De Gregori si sarebbe lasciato trasportare da doppi sensi e licenziosi giochi di parole in questo spassoso inno all’andropausa?
Pastiche è nato quasi spontaneamente dall’incontro di due amici che, pur provenendo da mondi artistici differenti, hanno messo in comune il proprio talento. Il risultato è un album bello e godibile, d’altri tempi o, se vogliamo, senza tempo: la maggior parte dei brani sono già dei classici, ma questa nuova luce aggiunge loro quel tocco di leggerezza e semplicità che li rende ancor più attraenti. Non dev’essere facile aggiungere qualcosa di nuovo a canzoni conosciutissime senza intaccarne l’incanto. De Gregori e Zalone ci sono riusciti senza sforzo apparente. Il divertimento è assicurato, pianisti di piano bar siete avvertiti!
Tracklist:
- Giusto o sbagliato
- Pezzi di vetro
- Pittori della domenica
- Rimmel
- Putesse essere allero
- Atlantide
- Storia di Pinocchio
- La prima repubblica
- Le cose della vita
- Falso movimento
- Alejandro
- Pittori della domenica – versione piano e voce
- Giusto o sbagliato – versione con orchestra
- Buonanotte fiorellino
- Ciao ciao


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