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Vasco Brondi – Paesaggio Dopo la Battaglia (Cara Catastrofe/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Articolo di Cinzia D’Agostino

(a Massimo)

Questa sera, parlando con un caro amico musicista, gli spiegavo perché seguo un certo tipo di musica e perché mi emoziona tanto. “Vedi Sergio, è un po’ come ammirare un ortaggio o un frutto colto dall’orto di tua figlia che lo coltiva con tanto amore. Se lo metti a confronto con quello che sfila lucido sul banco di un negozio, sembra molto più imperfetto, grezzo, ma è enormemente più buono, succoso, ti dà soddisfazione e ti appaga il palato. Stessa cosa per la musica che ascolto, magica nella sua imperfezione e capace di trasmetterti così tanto da farti tremare”. Questo è un po’ Vasco Brondi. Da quando lo seguo, ancora agli albori di “Canzoni da spiaggia deturpata”, le vibrazioni sono sempre state le medesime, ascoltare qualcosa di nuovo ma nello stesso tempo primordiale, tutt’altro che scontato e ben lungi da un prodotto ben confezionato e pronto per essere servito in radio. La sua voce non è soave, non richiama virtuosismi, ha spesso stonature meravigliose che rendono ancora più vero quello che pronuncia, trasmettendo una vibrazione ancor più intensa tra parlato e recitato.

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Coma_Cose – Nostralgia (Asian Fake/Sony Music, 2021)

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Articolo di Cristiano Carenzi

Poco più di un mese dopo la loro partecipazione a Sanremo i Coma_Cose hanno pubblicato il loro secondo disco: Nostralgia.
Ammetto che questa recensione doveva essere scritta prima, quindici giorni per scrivere di (di fatto) cinque brani che in totale durano appena 20 minuti sono parecchi ma per assurdo è proprio questo ad avermi bloccato.
Un disco così breve non riesce a costruirsi un’identità (o meglio, è molto più difficile), non riesce ad avere degli alti e dei bassi particolarmente marcati, non riesce a darti indicazioni chiare sul percorso intrapreso dagli artisti. Anzi, forse su questo qualcosa ci dice: il continuo ricorrere alla forma canzone, l’eliminazione delle tipiche particolarità testuali e la forzata voglia di cantare anche quando non si è particolarmente bravi danno un’idea ben chiara di una direzione maggior nazional popolare che hanno deciso di seguire.

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Kings of Leon – When You See Yourself (RCA Records/Sony Music, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Simone Catena

Il ritorno in grande stile per il progetto Kings of Leon con il loro attesissimo ottavo album, i fan si aspettano un ennesimo capolavoro dopo il grande successo del precedente Walls nel 2016. A distanza di quattro lunghi anni, dove oltre alla pandemia mondiale, la band ha ampliato il suo sound per composizioni più personali e mature. Il nuovo When You See Yourself per l’etichetta RCA Records è il capitolo più importante che segna la loro evoluzione interiore, l’attenzione viene rivolta su una tematica importante come la condizione dei lavoratori nel mondo dello spettacolo. Infatti i ragazzi di Franklin hanno messo su una campagna crowfounding per dare l’anteprima del disco solo a pochi fortunati e ricavare una raccolta fondi, per aiutare questo settore colpito duramente. Caleb Followill cantante e frontman del gruppo, ha espresso il suo pensiero sul grande lavoro che c’è stato sotto le 11 tracce che compongono questa perla. Il risultato è qualcosa di sicuro e preciso, con un grande studio fatto di piccoli dettagli per un sound energico e molto analogico. Le loro influenze maggiori si sposano con band storiche del calibro di Pink Floyd e Beatles, infatti la strumentazione rispecchia quel periodo e sembra proprio suonare come un album anni 70. Nei testi c’è una buona dose d’intimità e molti riferimenti alla vita personale. Con i primi due singoli ascoltiamo subito il marchio di fabbrica unico a tinte indie rock del progetto, che ha catturato l’attenzione del pubblico di tutto il mondo. 

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Mario Biondi – Dare (Sony Music, 2021)

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Articolo di Stefania D’Egidio

Il 29 gennaio, giorno successivo al suo cinquantesimo compleanno, è uscito Dare, il dodicesimo album in studio di Mario Biondi, pubblicato da Sony Music in doppio vinile e cd. The Voice ha scelto un titolo bivalente per la sua ultima fatica: Dare, in italiano come far nascere, dare alla luce, o in inglese, come spingersi oltre, osare, quasi a voler omaggiare la sua mission artistica; musicista poliedrico, che ha stupito il mondo intero per il calore della sua voce alla Barry White, tanto da essere soprannominato appunto The Voice negli Stati Uniti, azzardando paragoni scomodi con nomi altisonanti del panorama internazionale. Come da lui stesso dichiarato, era da un po’ che gli frullava in testa di coinvolgere nell’album sia vecchi amici, tipo gli Incognito, High Five Quintet (Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Julian Oliver Mazzariello, Pietro Ciancaglini, Lorenzo Tucci), Dodi Battaglia, che le giovani leve del trio Il Volo, mescolando le sue origini jazz e soul con audaci esperimenti e buttando nel calderone anche quattro cover, tra cui una versione stralunata di Strangers in the Night. Copertina di grande impatto con Mario vestito in stile Arcangelo Gabriele, tutto di bianco, portatore di buone novelle con alle spalle il murale dell’artista losangelina Colette Miller.

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Samuel – Brigatabianca (Sony Music, 2021)

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Tutti parlano forte/e io resto in silenzio
Quando tutto si ferma/un rumore mi esplode da dentro

(Samuel, Bum bum bum bum, 2021)

 

Recensione di Francesca Marchesini

A distanza di quattro anni dalla pubblicazione de Il codice della bellezza, Samuel, frontman dei Subsonica e giudice di XFactor Italia 2019, ha intrapreso per una seconda volta il percorso da solista e rilasciato l’album Brigatabianca. Già dal concept visivo è facile intuire come questo lavoro dovrebbe differenziarsi dal precedente: sulla copertina de Il codice della bellezza si vedeva un Samuel dalla pelle argentata che gli conferiva un brilluccichio inevitabilmente pop; in questo secondo caso il cantante viene mostrato mentre indossa una giubba militare su cui sono riportati emblemi stilizzati che rappresentano, come medaglie, le canzoni dell’album. La copertina di Brigatabianca richiama (involontariamente) l’iconografia centroasiatica e si presenta quindi come alternativo e fusion.
L’uniforme, indossata dal cantante torinese, denota l’appartenenza ad un “esercito” o, per meglio dire, una brigata artistica; sono tanti infatti i musicisti che hanno collaborato per la riuscita dell’album e due di loro, Willie Peyote e Colapesce, saliranno a marzo sul palco dell’Ariston. Anche Samuel, da solista, conta una partecipazione al Festival della canzone italiana (2017) a cui ha seguito la pubblicazione de Il codice della bellezza; non sapendo quando però potranno essere recuperate le date con i Subsonica per il tour di Microchip Temporale, il musicista quest’anno ha deciso di non tentare esperienza sanremese e neanche di fissare una serie di live per la promozione di Brigatabianca.

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AC/DC – Power Up (Sony Music, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

Sono passati 40 anni da quel 29 giugno in cui Brian Johnson si esibì per la prima volta in Belgio con gli AC/DC. Quella sera era tesissimo, aveva sulle spalle un’eredità pesante, quella lasciata pochi mesi prima dal compianto Bon Scott, e probabilmente si chiedette quanto sarebbe durata. Quasi mezzo secolo dopo, invece, sono ancora qua, nonostante gli sfortunati eventi degli ultimi anni: li avevamo lasciati trionfanti sul palco di Imola, poi la morte di Malcolm Young, la perdita di udito di Brian, che lo ha allontanato dalle scene per un pò, i guai giudiziari di Phil Rudd, ma si sa che quando sono ad un passo dalla fine, risorgono dalle ceneri e pubblicano un nuovo album con gli attributi. Back in Black è tuttora uno dei migliori lavori rock’n’roll di sempre, con oltre cinquanta milioni di copie vendute in tutto il mondo, difficile, se non impossibile, sfornarne uno altrettanto leggendario, ma anche Power Up non scherza mica. Prodotto da Brendan O’Brien, tra il 2018 e il 2019, nel Warehouse Studio di Vancouver è la diciassettesima fatica del gruppo australiano, la prima dopo la perdita di Malcolm, sostituito da Stevie Young; se Back in Black si presentava con una cover nera per rendere omaggio all’iconico Scott e iniziava, non a caso, con il suono di una campana, per Power Up è stata scelta una copertina rossa con il logo della band al centro e il palco sullo sfondo, con una fila di amplificatori schierati a dichiarazione di intenti. L’album uscirà il 13 novembre in diversi formati, digitale, CD standard, Deluxe Limited Edition e vinile in cinque versioni di colore; la versione Deluxe prevede una special box in cui, premendo un bottone laterale, si illuminerà il logo e si attiveranno gli altoparlanti integrati, all’interno del cofanetto, oltre al CD, ci saranno un booklet di venti pagine, con foto esclusive, e un cavo usb per la ricarica della scatola.

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Samuele Bersani – Cinema Samuele (Sony Music, 2020)

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Articolo di Antonio Sebastianelli

“In assoluto la mia penna è più feroce/ Di quanto prima avesse fatto mai/ Che schifo l’artista supremo/ Io lo distruggo vedrai.”
(L’intervista – Samuele Bersani)

Il modo migliore per rendere un buon servizio a chi legge la recensione di un disco, un film o uno spettacolo è lasciarsi alle spalle qualsiasi tipo di simpatia o preconcetto si abbia sull’oggetto o sull’artista trattato. Con Samuele è difficile. Confesso di non aver mai avuto un buon rapporto con la musica italiana di qualsiasi genere e latitudine e di aver poco praticato in gioventù le patrie vallate musicali. Ho trascorso la mia adolescenza, come molti coetanei penso, tra Smashing Pumpkins, Cure, Brit Pop e quanto di meglio in quei gloriosi ‘90 si presentasse all’orizzonte. Unica eccezione italiana: Samuele Bersani.

Subsonica – Mentale Strumentale (Sony Music, 2020)

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Articolo di Claudia Losini

Il sovraffollamento dei social in questi 60 giorni di lockdown ha portato gli artisti a confrontarsi con all’annosa questione: pubblicare nuovo materiale o non pubblicare? A fronte dell’impossibilità, spesso, di potersi trovare in studio a registrare materiale nuovo, c’è chi si è riversato su IG con dirette quotidiane, c’è chi, come Nick Cave, ha dichiarato di “farsi da parte e usare questa opportunità e riflettere su quale esattamente sia la nostra funzione” (frase poi prontamente ritrattata con un live streaming di brani per 24 ore su YouTube), c’è chi invece, come i fratelli Gallagher, ha aperto i cassetti impolverati del materiale mai pubblicato.
Anche i Subsonica hanno colto questa occasione per rivangare materiale inedito e pubblicare un disco strumentale, scritto nel 2004, poco dopo la pubblicazione di “Controllo del livello di rombo”.

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Subsonica – Microchip Temporale (Sony Music, 2019)

R E C E N S I O N E


Articolo di Claudia Losini

Piacenza, 1999
Avevo solo 14 anni quando sentii per la prima volta Colpo di pistola dei Subsonica: per un’adolescente cresciuta a suon di band ascoltate dalla sorella maggiore, l’esperienza della scoperta di qualcosa di nuovo, originale e che si adattasse perfettamente alle mie emozioni è stato esattamente come ricevere un proiettile nel cuore.
Ero così ammaliata dalle descrizioni di Torino cantate in Microchip Emozionale, che capii che quella poteva essere la città fatta apposta per me: malinconica, ma con un’energia unica, capace di prenderti a schiaffi, mentre ti fa innamorare.
I testi mi hanno plasmata e da allora ho sempre amato chi riesce, con una perfezione chirurgica, a mettere le giuste parole una in fila all’altra, riuscendo a smuovere l’animo e a solleticare l’ingegno.
Microchip Emozionale ha avuto un effetto radicale sulla mia vita, e su quella di un’intera generazione.


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