R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
A quattro anni di distanza da Gommapiuma, Giorgio Poi torna con Schegge, il suo quarto album in studio. Registrato tra Milano e Berlino e prodotto dallo stesso cantautore insieme a Matteo Cantaluppi, il disco segna un cambio di tono e direzione: più intimo, più oscuro, e meno immediatamente pop rispetto ai lavori precedenti. La scomparsa del padre ha inciso profondamente sull’anima di questo progetto, che si muove tra malinconia e introspezione, costruito su suoni elettronici minimali, testi spogli e atmosfere notturne. Schegge arriva accompagnato da un tour nei club italiani e da una nuova consapevolezza artistica, che si fa spazio tra i resti della perdita e i riflessi del presente.

L’album è costruito come un mosaico di immagini spezzate: pensieri a metà, sogni notturni, turbamenti del corpo e della mente. Giorgio Poi non cerca un centro, ma racconta il disorientamento con precisione chirurgica. I suoni si fanno più scuri, i synth più presenti, le chitarre meno brillanti e più materiche. Ne emerge un disco che guarda alla fragilità, ma con uno sguardo ironico, lucido e spesso spiazzante.
Schegge si apre con Giochi di gambe, una ballata tanto pop quanto rarefatta, fatta di parole che girano attorno al vuoto lasciato da chi non c’è più. Un inizio dolente, ma controllato, a cui segue Nelle tue piscine che racconta il bisogno di continuare anche quando tutto sembra spezzarsi. Qui la trama è lieve e leggera. L’album continua con Uomini contro insetti che è uno dei miei pezzi preferiti: intenso, minimale, parole essenziali, mancanze. Non c’è vita sopra i 3000 kelvin, un brano innamorato e struggente, che dà nuove sfumature a Schegge prima di ritornare alle riflessioni sul lutto e l’assenza di Les jeux sont faits. e proprio la canzone che dà il titolo all’album è quella che viene dopo: in minuto e trentacinque senza parole, come se si avesse bisogno di prendere una pausa, distaccarsi dal dire, per sussurrare l’indicibile. Tutta la terra finisce in mare è un brano dolceamaro, ironico, profondamente dicotomico. chiudono l’album Un aggettivo, un verbo, una parola che esplora lo spazio della mancanza e il potere del non detto, e Delle barche e i transatlantici, una riflessione su ciò che resta, su ciò che vale davvero.
Schegge è il lavoro più cupo e affilato di Giorgio Poi, ma anche uno dei più sinceri. Non cerca di consolare né di spiegare, ma accompagna l’ascoltatore in un territorio di fratture, fantasmi e domande aperte. Un disco che chiede attenzione e restituisce profondità, confermando la crescita di un autore ormai pienamente consapevole dei propri strumenti espressivi. Questi brani concedono davvero una resa intensa nonostante il loro essere scarni ed essenziali, perché qui parole e silenzi si rincorrono e si fanno protagonisti.
Tracklist:
01. Giochi di gambe
02. Nelle tue piscine
03. Uomini contro insetti
04. Non c’è vita sopra i 3000 kelvin
05. Les jeux sont faits
06. Schegge
07. Tutta la terra finisce in mare
08. Un aggettivo, un verbo, una parola
09. Delle barche e i transatlantici
Photo © Ilaria Magliocchetti Lombi




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