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Voci fuori dal coro

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Andrea Furlan

Cloud Nothings (opening Big Mountain County) @ Circolo Ohibò – Milano, 14 febbraio 2019

Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Dylan Baldi non sta benissimo, mi dicono che ha cancellato un’intervista e che ha passato le ore precedenti allo show tranquillo nel backstage per evitare di peggiorare la situazione; cosa che, data la fitta schedule di quei giorni, sarebbe stata piuttosto problematica.

Quando i quattro di Cleveland salgono sul palco, tuttavia, sembra essersi ripreso piuttosto bene. Certo, salta a piè pari On the Edge, l’opener del nuovo disco e la cosa fa pensare a difficoltà vocali (in effetti è tiratissima, iniziare così avrebbe voluto esaurire tutte le energie in tre minuti!), visto che in tutto questo tour lo stanno suonando dall’inizio alla fine e anche questa sera faranno uguale. La voce inoltre appare più roca del solito, a tratti affaticata. Al di là di questo, però, le cose funzionano benissimo. Tj Duke, Jayson Gerycz e Chris Brown sono in forma e supportano alla grande Baldi nel dare forma alla devastazione sonora che per un’oretta abbondante investirà l’Ohibò.

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Riccardo Sinigallia @ Santeria Social Club – Milano, 25 gennaio 2019

Articolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Forse per scaramanzia non ha il coraggio di terminare la frase ma l’espressione grata e contenta di Riccardo Sinigallia verso la fine del concerto non lascia dubbi: il Santeria è pieno zeppo e probabilmente tutti i biglietti sono stati staccati. Lui non ha il coraggio di pronunciare l’eloquente espressione “Sold out” ma il senso è quello lì.

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Carlo Ozzella @ Spazio Teatro 89 – Milano, 19 gennaio 2019

Articolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

…ed è sempre una questione di sogni… Quelli di chi sta sul palco, quelli che aleggiano nel pubblico. Uniti da quell’elemento comune a nome rocchenroll, per combattere la fottuta fatica della vita, là fuori…

Concetto preciso, trait d’union di sensibilità, esperienze, motivazioni diverse, espresso da Carlo Ozzella con quel sorriso che non pubblicizza dentifrici ma cela intime ferite. Tradotte in ballate dalle intimistiche, profonde liriche, vestite di vibrante elettricità o di acustica eleganza.

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Giardini di Mirò @ Santeria Social Club – Milano, 18 gennaio 2019

giardini-di-mirò-santeria-social-club-photo-andrea-furlanArticolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Eccoli qui, i Giardini di Mirò. Da Good Luck, l’ultimo disco in studio vero e proprio, erano passati sei anni; quattro invece da Rapsodia Satanica, che era la sonorizzazione dell’omonimo film di Nino Oxilia. Tanti progetti, nel frattempo, soprattutto da parte dei due chitarristi Corrado Nuccini e Jukka Reverberi, che in compagnia di Emidio Clementi il primo e di Max Collini il secondo, si sono tolti un bel po’ di soddisfazioni. Temevamo però che potesse essere tutto finito: il mondo del music business è spietato, si sa, e soprattutto di questi tempi, quattro anni possono facilmente corrispondere ad un periodo effettivo molto più lungo. Invece, quando forse non molti ci speravano più (di sicuro non io) sono tornati: Different Times, che è uscito a fine anno per la sempre più attiva 42Records (recentemente ha messo sotto contratto anche i Massimo Volume, altro disco italiano attesissimo, in arrivo a febbraio) è molto di più di un grande ritorno. Il sestetto emiliano è riuscito nell’impresa di rassicurare i fan riproponendo tutte le coordinate sonore che lo hanno reso celebre e allo stesso tempo evitare di ripetersi, con un lotto di canzoni intrise di nostalgia e magniloquenza, dimostrazione che il talento sarà pure merce rara ma che se ce l’hai puoi permetterti il lusso di tornare quando vuoi e ogni volta sbaragliare la concorrenza.

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We’ll meet again someday – Cesare Carugi @ Spazio Teatro 89 – Milano, 11 gennaio 2019

cesare-carugi-spazio-teatro-89-photo-andrea-furlanArticolo di Fabio Baietti e immagini sonore di Andrea Furlan

Ma quante belle, misconosciute canzoni ha scritto Cesare Carugi? Questa la domanda che mi sono posto più volte durante il suo ultimo (??) concerto, in quel di Spazio Teatro 89.

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Born On The Bayou – La storia dei Creedence Clearwater Revival – Maurizio Galli e Aldo Pedron (Arcana, 2018)

Creedence Clearwater Revival (1968)

Articolo di Andrea Furlan

Partiamo dal presupposto fondamentale: quella dei Creedence Clearwater Revival è pura American Music, la quintessenza del rock’n’roll, come ben evidenziato nella quarta di copertina. Il gruppo californiano è stato infatti fautore di un rock adrenalinico e stradaiolo basato su arrangiamenti lineari, ritmi serrati e refrain incalzanti su cui svettano la voce ruvida e grintosa di John Fogerty e i riff particolarmente incisivi e taglienti delle chitarre. L’insieme è decisamente avvincente, confezionato con grande perizia in efficacissimi anthem a 45 giri che si giocano il tutto per tutto in tre minuti. Questo il segreto dei CCR, una delle band più influenti e amate di sempre che, a cavallo degli anni ’70, ha impresso il proprio marchio di fabbrica al sound della west-coast, sfornando una hit dietro l’altra. La loro è un’inconfondibile miscela di rock, blues e country che spazia dal Mississippi alle paludi della Louisiana, tinge di black il rock’n’roll ruspante degli stati del sud per tuffarsi infine nelle acque della baia di San Francisco. Il rock operaio, blue collar, di Bob Seger, John Mellencamp e Bruce Springsteen è loro debitore, così come le camicie di flanella del grunge hanno un precedente illustre nel quartetto di El Cerrito.

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Beth Hart @ Teatro degli Arcimboldi – Milano, 26 novembre 2018 (opening The Kris Barras Band)

beth-hart-arcimboldi-photo-andrea-furlanArticolo di Giovanni Carfì e immagini sonore di Andrea Furlan

Dopo il sold out al Teatro del Verme, e a distanza di un anno, Beth Hart torna in Italia per una data presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano. Le aspettative non sono state deluse, un concerto di livello, senza nessun tipo d’imprevisto, una conferma delle capacità e del carisma di Beth e della sua band.

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Any Other @ Serraglio – Milano, 16 novembre 2018

any-other-serraglio-photo-andrea-furlanArticolo di Luca Franceschini e immagini sonore di Andrea Furlan

Il concerto milanese di Any Other ha rivelato una grande verità, se ancora non ce ne fossimo resi conto: Adele Nigro è uno dei più grandi talenti musicali che ci sia al momento in Italia.

Ripeto, un po’ lo si sapeva già. L’abbiamo ammirata per dieci mesi nella band di Colapesce, dove ha fatto il bello ed il cattivo tempo quasi conducendo per mano gli altri musicisti ed occupandosi di cori, chitarra e sassofono con una disinvoltura non comune, se si pensa che era la sua prima produzione importante. Abbiamo poi ascoltato Two, Geography, il secondo disco dei suoi Any Other, che ha trasceso il Folk un po’ ingenuo degli esordi, per approdare nei territori più adulti ed impervi già battuti da nomi come Wilco, Pavement, Courtney Barnett e tutte quelle realtà che fanno fluire liberamente la loro creatività senza essere limitati da barriere di genere.

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Sambene – Sentieri partigiani tra Marche e memoria (Fonobisanzio, 2018)

 

 

Articolo di Andrea Furlan

Impegno civile, testimonianza e memoria storica sono i presupposti alla base del progetto musicale dei Sambene, il gruppo folk marchigiano nato un paio di anni fa nelle aule dell’Accademia dei Cantautori di Recanati. Marco Sonaglia (chitarra e voce), Veronica Viviani (voce), Roberta Sforza (voce) e Emanuele Storti (fisarmonica), hanno avuto l’idea di dedicare un concept album al ricordo dei partigiani che combatterono nelle Marche durante una visita al cimitero di Tolentino quando, davanti al monumento ai caduti, li ha incuriositi il nome di Bebi Patrizi, anch’egli di Recanati, morto diciannovenne nelle montagne dell’entroterra maceratese. Da qui la decisione di ricostruire la storia delle donne e degli uomini che sacrificarono la propria vita per la libertà, spinti dai valori etici e morali che dettero vita alla Repubblica Italiana.

 

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