L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan

Come and see me try to live it up
for one more night.
Come and hear me sing
with silver picks and broken strings
.
(Andrea Van Cleef, The Longest Song)

Se fosse stato possibile misurare con strumenti scientifici la temperatura del set proposto venerdì scorso da Andrea Van Cleef e i suoi Black Jacks al Black Inside, il termometro avrebbe certamente raggiunto il fondo scala. La qualità del songwriting, la cura degli arrangiamenti, la perizia strumentale e la forza del pensiero musicale sono stati gli elementi chiave di un’esibizione sorprendente. Ciò che ha colpito maggiormente è stata l’alta caratura della cifra stilistica palesata dal musicista bresciano: la capacità di assimilare l’immaginario del folk d’oltreoceano, frullando elementi di country, blues, southern ghotic e psichdelia in una sintesi originale e credibile, è segno di grande talento. Perfettamente a suo agio nel codice Americana, Van Cleef approccia il genere con coerenza di linguaggio e naturalezza espressiva come evidenziato dalle sue canzoni raffinate, convincenti e ricche di suggestioni che lo collocano di diritto ai vertici di un cantautorato alt-country che sa guardare oltreoceano senza alcun timore reverenziale.

La carriera di Van Cleef è iniziata nei primi anni duemila quando si è fatto conoscere nell’ambiente stoner rock in band come Van Cleef Continental e Humulus per poi intraprendere, nel 2012, il percorso solista con Sundog, album d’impianto marcatamente acustico dalle tinte psichedeliche, cui sono seguiti Tropic of Nowhere, decisamente più rock, del 2018 (leggi qui), Safari Station del 2012 insieme a Diego Porton e l’ultimo Horse Latitudes del 2024 (leggi qui), culmine di una discografia che ha raccolto consensi favorevoli non solo in Italia. Lo scorso anno l’ottimo live Greetings from Slaughter Creek (leggi qui) ha fatto il punto della situazione riassumendo l’itinerario in continua ascesa dell’autore.

Un concerto superiore alle aspettative. Prendendo come paragone l’ultimo disco live, l’energia sprigionata dalle esecuzioni è stata decisamente superiore. La carica adrenalinica di cui ha beneficiato ogni singolo brano ha letteralmente travolto il pubblico, entusiasmandolo. La bella voce di Andrea, scura e profonda, cattura con il suo magnetismo, unita a una pronuncia inglese perfetta. L’impostazione vocale di alto livello è certamente il punto chiave del successo della serata. Naturalmente, se le canzoni, la voce, le chitarre acustiche e il dobro del titolare sono fondamentali, gli artefici del sound eccellente che abbiamo potuto ascoltare sono soprattutto i bravissimi comprimari che accompagnano Van Cleef. I Black Jacks si distinguono come un gruppo solido e scrupoloso, da lodare per bravura e passione. Simone Grazioli, da lungo tempo partner in crime del nostro, compie un lavoro eccellente con i suoi preziosi intrecci strumentali a sei corde e mandolino, Giulia Mabellini al violino arricchisce le trame acustiche con pennellate di classe, Matteo Rossetti alle tastiere colora e riempie il suono, Piero Gozzini al basso e Simone Helgast alla batteria donano groove a profusione. Tra tutte, mi hanno particolarmente colpito la splendida ballata Slaughter Creek, le avvincenti A Horse Named Cain, Thing e Fire in my Bones, per non dire di The Longest Song e Love is Lonely. Non solo brani autografi, ma anche due cover particolarmente significative: l’intensa Under The Milky Way degli australiani The Church e Big River del grande Johnny Cash, uno dei riferimenti assoluti di Andrea.

Una serata convincente, da ricordare a lungo, dove tutto ha funzionato alla perfezione. Il calore del pubblico, lo stato di grazia degli artisti, il locale come sempre accogliente hanno decretato il successo di un evento sensazionale. Non mi stanco di ricordare che il Black Inside si conferma un’isola felice nell’asfittico panorama live in Italia, dove questo tipo di musica, quella che amo con devozione da una vita, trova sempre meno spazio. Ennesimo grazie, quindi, a Paolo Zangara e Fabio Baietti di Visioni Musicali, che continuano instancabili a programmare serate di alto livello e a dare il necessario spazio vitale ai migliori musicisti italiani.

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