Recensione di Antonio Spanò Greco

È trascorso un lustro da Sundog, esordio solista del 2012, al fresco di stampa Tropic Of Nowhere. Andrea Van Cleef è un musicista poliedrico, immerso in svariate realtà (leggete qui la nostra recente intervista) pertanto chi aveva apprezzato il suo primo lavoro, molto intimista, folk blues con vene psichedeliche, sappia che il secondo conserva solo in minima parte queste caratteristiche.

L’album è un’esplosione rock, un condensato di stili che copre oltre quattro decenni di musica ed evidenzia una enorme passione, riversata in undici brani che ospitano tutte le sue influenze, i suoi amori, i suoi umori e i suoi sogni. Andrea cavalca le scene da più di vent’anni ed è attivo in diverse formazioni che suonano generi anche molto differenti tra loro. La sua voce è il marchio di fabbrica che dà un’impronta personale a brani capaci di attirare l’attenzione, vuoi per la ritmica, vuoi per l’arrangiamento o per l’intuito di alcune ospitate che rendono il tutto molto gradevole e godibile.

Se l’iniziale I Wanna Be Like You è un’esplosione di suoni, main street tipica degli ultimi Black Keys, la successiva Get Some Sleep rimanda agli anni 70, ballata psichedelica, quasi western, molto orecchiabile. Friday ricorda i Doors nell’uso delle tastiere, mentre il lento The Highest Score è quello che maggiormente si avvicina alle sonorità di Sundog, la voce cavernicola di Andrea primeggia ma non offusca la bellezza del brano e gli arrangiamenti fanno del pezzo una piccola perla, delicata e seducente, ma è solo un attimo, le note di Into The Great Big Black Nothing, serrate e avvolgenti, quasi punk alla Social Distorsion, ci riportano alla realtà, ritmo incalzante e senza tregua. Queen Of The Dune Larks è uno strumentale dove le trombe tex-mex ricordano terre di frontiera, bicchieri di tequila, e orizzonti sconfinati, Wrong Side Of A Gun sembra uscita dalla penna di Johnny Cash, la voce riporta alla memoria le gesta musicali ed extra musicali del “the man in black” mentre la successiva I Passed Away ci porta nelle vicinanze di Iggy Pop e Nick Cave, brano pulsante e carismatico. I’m Speed Of The Light sembra uscita da un sotterraneo di New York, senza dubbio il momento più duro, crudo, urlato e martellante; Paranoid, unica cover dell’album, rivista in forma di ballata metallica con l’accompagnamento delle trombe e della voce di Vanessa Del Fierro, stravolge di fatto il brano di Ozzy creando una versione molto originale. In chiusura la title track, una bellissima song, è l’anello di congiunzione tra i due lavori solisti, una traccia dove si risentono gli echi di Morrison e soci e viene spontaneo l’accostamento a Riders on the storm. La band che accompagna Van Cleef (impegnato non solo con voce e chitarra ma anche con basso e tastiere) è formata da Andrea Braga, piano e tastiere, Giorgio Finulli, basso, e Matteo Melchiori, batteria. Il disco, prodotto da Paolo Pagetti di Rivertale Productions (co-autore insieme ad Andrea di I Passed Away), esclusa ovviamente Paranoid, è composto interamente dagli originali di Andrea. Da segnalare inoltre la presenza di Patricia Vonne alla voce in I Passed Away e Wrong Side Of A Gun e di Rick Del Castillo alle chitarre in Paranoid.

Album importante, curato nei minimi particolari, canzoni che si fanno ascoltare tutte d’un fiato e che una volta terminato invogliano subito a risentirlo. Andrea è un songwriter che sa destreggiarsi molto bene nel comporre canzoni, la prova è sicuramente Tropic Of Nowhere che, ne sono assolutamente convinto, riuscirà ad attirare l’attenzione di molti appassionati della musica rock americana, e non solo. Ora non ci resta che aspettarlo insieme alla band in un’esibizione dal vivo per assaporare le versioni live di questo interessantissimo lavoro.