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Wilco – Cruel Country (dBpm Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Succede raramente di assistere a storie d’amore tanto durature quanto appassionate come quella che coinvolge i Wilco e i suoi fan. Quasi nessuna sbavatura, aspettative confermate ad ogni nuova uscita e anniversari festeggiati con ricche sorprese e cotillon, attraverso ristampe che rendono felici estimatori e collezionisti di musica. Quindi tutto bene? Forse, ma in ogni storia degna di questo nome, c’è sempre un momento di riflessione che riporta col pensiero alle origini, al come eravamo e come siamo arrivati fin qui. Nella loro quasi trentennale carriera, questi musicisti possono vantare un’innumerevole quantità di generi affrontati che spaziano dal rock più sperimentale (derive kraut rock comprese), a quello definito più comunemente come alternative e da qui il country. Ecco l’abbiamo detto. Il country. Jeff Tweedy, leader della band, per sua stessa ammissione ha sempre mal digerito questa parola, anche se non ne esiste una migliore per definire il fulcro del suo progetto artistico. Ironia della sorte. La musica degli Uncle Tupelo, il suo primo progetto, ne era impregnata e il successivo sviluppo della stessa portò di fatto allo scioglimento della seminale formazione dell’Illinois. I Wilco, sua successiva reincarnazione, ripresero il percorso di mescolanza delle radici folk rock e country nell’intento di sviluppare un nuovo suono, unico e inconfondibile. Ed eccoci arrivati ai giorni nostri.

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Belle And Sebastian – A Bit of Previous (Matador Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Quando Belle incontra Sebastian è amore a prima vista. Tutti ricordano il cartone animato che raccontava la storia d’amicizia tra il piccolo orfano Sebastien e il suo bellissimo cagnolone bianco Belle. Amore a prima vista fu anche quello che coinvolse il nucleo principale della band costituito nel 1994 dagli amici del College Stuart Murdoch e Stuart David. Dopo diversi demo e la pubblicazione del loro debutto Tigermilk, ancora oggi loro personale capolavoro, quello che era nato come un progetto estemporaneo divenne una band vera e propria. Dalla dipartita di David, questa piccola orchestra di 6/7 elementi fu coadiuvata da Stuart Murdoch e da allora ha deliziato i palati più fini di quanti erano rimasti orfani (per l’appunto) degli Smiths. Ma far ricondurre I Belle And Sebastian a una copia della band mancuniana sarebbe riduttivo oltre che ingiusto poiché i riferimenti sono altri. Ma ci arriveremo. A Bit Of Previous, nuovo album della band, è stato interamente registrato a Glasgow, loro città natale, dato che il progetto originale di emigrare a Los Angeles venne stravolto dalla pandemia in atto nel 2020. Per questo motivo il nuovo disco risulta essere il primo interamente concepito e registrato nella madrepatria dai tempi di Fold Your Hands Child, You Walk Like a Peasant, realizzato nel 2000, alle soglie del Ventunesimo secolo.

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Bloc Party – Alpha Games (Infectious / BMG, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Dove ci eravamo lasciati? No, non ci riferiamo alla discografia ufficiale che vanta l’uscita Hymns a nome Bloc Party nel 2016. Parliamo, invece, di una storia d’amore, quella per la new wave spinta che incontra ritmi dance ripetitivi. Questo connubio a inizio anni 2000 creò un sound unico figlio di band quali Joy Division e The Cure, che ripudiava però il dark e attirava fan dell’elettronica e dell’house music. Alpha Games, loro nuova fatica discografica, è un gran ritorno per diversi motivi. Il primo su tutti: l’urgenza. I pochi secondi iniziali di Day Drinker e ancora, il ritmo contagioso e in crescendo della successiva Traps, confermano una volta di più che la qualità in ambito musicale sta riemergendo. Come un’Atlantide sommersa, gli echi dei miti e gli eroi delle glorie passate tornano in superficie per restituire i tesori perduti fatti di ritmi serrati ed epicità. Questo sound torna con prepotenza per riprendere il discorso là dove si era interrotto qualche decennio fa.

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Deadburger Factory – La Chiamata (Snowdonia/Audioglobe, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

A sette anni da La Fisica delle Nuvole, il prossimo 20 novembre uscirà il nuovo album di Deadburger Factory, La Chiamata, edito da Snowdonia/Audioglobe; una pausa lunga, ma ricca di collaborazioni che hanno dato vita a diversi progetti paralleli.
Da quel lontano 1996 in cui la band esordì, vincendo, Arezzo Wave, la Deadburger è sempre stata un work in progress, capace di passare da una formazione a due ad un vero e proprio open ensemble, a seconda delle esigenze artistiche, alternando periodi di intensa produzione in studio a numerose esibizioni live. Questa bipolarità ha reso possibile mantenere fede alla loro missione: quella di sperimentare e reinventarsi continuamente senza cedere alla tentazione di ripetersi a solo scopo commerciale.

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Editors – Black Gold Tour @ Alcatraz Milano, 11 Febbraio 2020

L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Qualche giorno fa, in occasione del Festival di Sanremo, chiedevano a Piero Pelù se davvero il rock fosse morto, come si è soliti dire, e lui rispondeva che non solo non è morto, ma addirittura si è arricchito di nuove sonorità, grazie all’aiuto dell’elettronica. Quella che è appena finita è stata, a Milano, la settimana del Black Gold Tour degli Editors, con ben due date all’Alcatraz, e quale esempio migliore si potrebbe dare di commistione tra rock ed elettronica? Ho avuto la fortuna di assistere al primo dei due concerti, lo scorso 11 febbraio: causa concomitanza con un altro evento (lo show degli Slipknot al Forum di Assago), mi aspettavo una scarsa affluenza di pubblico e, invece, già all’apertura, affidata al trio tutto al femminile delle Junodef, si faceva fatica a scorgere l’ultima fila.

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I Hate My Village – I Hate My Village (La Tempesta, 2019)

Articolo di Stefania D’Egidio

I Hate My Village è l’ultimo ambizioso progetto di Adriano Viterbini, chitarrista tra i più talentuosi ed eclettici del panorama musicale italiano, già membro dei Bud Spencer Blues Explosion e di Milano Elettrica, in collaborazione con Fabio Rondanini, batterista di Calibro 35 e Afterhours, ai quali si è aggiunto in un secondo momento una vecchia conoscenza del rock nostrano, Alberto Ferrari dei Verdena.

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Greta Van Fleet – Anthem of the Peaceful Army (Republic Records, 2018)

Articolo di Stefania D’Egidio

Nell’ultimo mese i Greta Van Fleet sembrano essere diventati il pomo della discordia tra i puristi, che li accusano di essere troppo simili ai Led Zeppelin, e coloro che, invece, si sentono orfani del rock.
Confesso che la prima volta che li ho sentiti per caso alla radio sono quasi caduta dal divano, pensando ad una miracolosa reunion dei Led Zeppelin, e già pregustavo l’ennesimo tour d’addio, invece, dopo qualche minuto di disorientamento, ho scoperto che, non solo non erano Robert Plant e soci, ma addirittura un gruppo di sbarbatelli americani con alle spalle meno della metà degli anni dei nostri idoli: Jake Kiszka alla chitarra, Sam Kiszka, basso e tastiere, Josh Kiszka alla voce e Danny Wagner alla batteria.

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Andrea Van Cleef – Tropic Of Nowhere (Rivertale Productions, 2018)

Recensione di Antonio Spanò Greco

È trascorso un lustro da Sundog, esordio solista del 2012, al fresco di stampa Tropic Of Nowhere. Andrea Van Cleef è un musicista poliedrico, immerso in svariate realtà (leggete qui la nostra recente intervista) pertanto chi aveva apprezzato il suo primo lavoro, molto intimista, folk blues con vene psichedeliche, sappia che il secondo conserva solo in minima parte queste caratteristiche.

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