L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan
Waiting for a sign, I’m too tired to waste
all my golden time watching you. Don’t play.
Take me while you can. I can light your way.
Come on, get on board. It’s a free ride, baby.
(Cheap Wine, I Can Fly Away)
Altroché se siamo saliti a bordo! Il rock travolgente dei marchigiani Cheap Wine, gente che sa il fatto suo quando si tratta di galvanizzare la platea, ha fatto tappa alla stazione del Black Inside, in quel di Lonate Ceppino, e richiamato un folto numero di wineheads e appassionati in una lunga cavalcata elettrica sull’onda di un immaginario fatto di strade, fughe, sogni. In una parola: movimento!
Tema della serata, infatti, è stato proprio il movimento, inteso come irrequieta fuga dal quotidiano, ansia urgente di esplorare e volontà di scuotere le sbarre delle gabbie che ci intrappolano. Muoversi per restare vivi.

Occasione preziosa per riproporre quasi per intero Moving, album di svolta per la band, che nel 2004 definì il proprio suono pubblicando uno dei capolavori del rock indipendente italiano, cantato in inglese. Album che raccolse consensi entusiasti, di pubblico e critica, tra cui quello importante di Steve Wynn: «Apprezzo veramente molto come ogni vostro disco mostri un’evoluzione e un cambiamento rispetto ai precedenti. Sono rimasto scioccato e deliziato dal brano di apertura (avete ascoltato i Grateful Dead?) e poi sono stato sorpreso da tutti i brani successivi. Ottima produzione, chitarre selvagge, testi emozionanti. C’è tutto!». L’endorsement del leader dei Dream Syndicate testimonia quanto il cuore e la passione sviscerati da questi ragazzi abbiano lasciato il segno. Da allora sono passati più di vent’anni e il gruppo ha macinato dischi (14 tra studio e live), concerti, asfalto, strade e gasolio. Ha creato intorno a sé una comunità (i wineheads, per l’appunto) che segue e sostiene la loro determinazione a non scendere a compromessi nel proporre musica vera e sentita con tutta l’anima.

Comunità che si è ritrovata festosa sabato scorso ed ha assistito all’ennesima celebrazione del rock di estrazione americana che il gruppo padroneggia a menadito. Nelle vene dei CW scorrono il Paisley Underground dei Green On Red (il nome cheap wine deriva dal titolo di un brano del gruppo di Dan Stuart) e dei Dream Syndicate, le scorribande di Neil Young, la psichedelia, i suoni urbani di New York, Bruce Springsteen e Tom Petty. Una cifra stilistica che si è forgiata e maturata nel tempo ed è divenuta l’espressione originale di un comune modo di sentire.

Salgano sul palco e imbracciano gli strumenti. I saluti di rito scorrono veloci, siamo tutti ansiosi di iniziare la corsa. Le note di I Can Fly Away ci fanno sognare. Move Along fa subito alzare la temperatura, seguono Snakes, City Lights, Haze All Down The Line, difficile restare fermi, la chitarra sferzante di Michele Diamantini è sintesi perfetta di tecnica ed espressività, i suoi assoli volano alti sulle ali delle fate. Marco Diamantini, voce e sei corde acustica, è canto magnetico, visione cinematica che si materializza in fuoco ardente, foschia notturna, luci abbaglianti della città in lontananza. Alan Giannini alla batteria e Andrea Giaro al basso, instancabili, scandiscono ritmi rocciosi e inarrestabili. Il quartetto è compatto, preciso, adrenalinico, i tempi dei brani si dilatano in perfetto equilibrio tra flessioni acustiche e ondate di pura energia. Affascinante e intensa la cover di One More Cup Of Coffee (Bob Dylan). La tensione è al culmine, corriamo a perdifiato, «la porta della cella era spalancata, sono scappato» recita Shaking The Cage, «mentre il sole cominciava splendere, noi ci allontanavamo, scomparendo in una nuvola di sabbia». Fade Out chiude la prima parte del concerto, poi qualche istante di pausa, per ritornare sulla terra. Che emozione questo viaggio, quanti brividi a fior di pelle!

Lo show riprende passando in rassegna il repertorio della band focalizzandosi sugli ultimi due album: Made To Fly e Head In The Clouds tratti da Faces (2019), The Devil Is Me, Your Fool’s Gold, Colors e No Longer Slave da Yell (2022), pescando Murderer Song da Crime Stories (2002), senza dimenticare Among The Stones dall’esordio full lenght di A Better Place (1998). Conclusione spettacolare con Freak Show e il sing-along con il pubblico, rito collettivo che chiude un concerto memorabile.

La qualità che i Cheap Wine sanno esprimere è affascinante materia viva, iniezione di fiducia in quanto il rock può ancora esprimere in tempi di algoritmi e musica plastificata. Un valore che il gruppo ribadisce con forza, un’idea musicale che cattura con energia. Sostenerli e partecipare al loro mondo è un atto di resistenza sonora, pienamente appagante in termini di emozioni ricevute e ricambiate a profusione. Lunga vita ai Cheap Wine!

Setlist:
- I Can Fly Away
- Move Along
- Snakes
- City Lights
- Haze All Down The Line
- Loom And Vanish
- One More Cup Of Coffee
- Shakin’ The Cage
- Fade Out
- Made To Fly
- Head In The Clouds
- Murderer Song
- The Devil Is Me
- Among The Stones
- The Fairy Has Your Wings
- Your Fool’s Gold
- Colors
- No Longer Slave
- Freak Show































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