L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan
Inizio clamoroso della rassegna BluesINside con la Paolo Bonfanti Band che ha infiammato il pubblico del Black Inside.
Paolo Bonfanti è uno dei decani del blues italiano, una vera eccellenza alla chitarra che ha collaborato con gli artisti più importanti della scena nazionale e non solo. Per alcuni anni è stato il frontman dei Big Fat Mama, band seminale tra le prime a proporre il rock blues in Italia, ha effettuato numerosi tour italiani ed europei con il supergruppo dei Downton e collaborato con Fabio Treves, Beppe Gambetta, Martino Coppo, Jono Manson e John Popper. Nel 1990 ha iniziato una lunga carriera solista che vanta l’attivo di una quindicina di album, tra cui l’ottimo live Back Home Alive (2015) prodotto da Steve Berlin (Los Lobos, Blasters). Dal 2003 fa parte anche degli Slow Feet, supergruppo con Franz Di Cioccio e Lucio Fabbri della P.F.M..

Di recente, avevo incontrato Paolo proprio al Black Inside quando aveva partecipato all’eccellente concerto de La Rosa Tatuata in qualità di special guest (ne ho parlato qui). Naturalmente attendevo l’evento di venerdì scorso con molta aspettativa, ben conoscendo l’elevata qualità di ogni suo concerto. Con Bonfanti si va sul sicuro in termini di tecnica, ottima ma mai fine a sé stessa, piuttosto fulcro di un coinvolgimento emotivo senza pari, non soltanto dimostrazione di bravura, ma soprattutto di estrema autorevolezza nel presentare la propria visione artistica. Il suo è blues dinamico, moderno, ricco di sfaccettature, reattivo alla contaminazione di altri generi. Non lo scopriamo adesso, ma ogni volta la contagiosa fascinazione del suo universo sonoro regala sensazioni uniche.

Il chitarrista ligure è accompagnato da una pregevole band, che lo segue da anni: Nicola Bruno al basso, Alessandro Pelle alla batteria e Roberto Bongianino alla fisarmonica sono elementi insostituibili e fondamentali, preziosi artefici di un suono avvincente.

Bonfanti sale sul palco ed è subito magia: l’inizio avviene in solitaria, chitarra e voce, con una fantastica versione di Swingin’, stupendo tributo a Tom Petty tratto da Echo (1999) uno degli album più belli del rocker di Gainesville. Si capisce subito che Paolo è carico a pallettoni e, come lui, gli altri comprimari. Entra la band al completo e si lancia in una trascinante We’re Still Around da Elastic Blues del 2020 (leggi qui), ultima fatica in studio del nostro eroe. Due brani e abbiamo già esaurito i superlativi. Affascinano l’omaggio a Jimi Hendrix (mancino come Paolo) di De Longo In Gìo (Io Non Sono Io, 2004), le pregnanti letture di That’s What Love Will Do To You di Little Milton, Travellin’ Riverside Blues di Robert Johnson e Shake Your Money Maker di Elmore James. Spiccano per qualità gli originali Take Me Out e il rap tiratissimo di Black Glove entrambi da Exile On Backstreets del 2013. Dal rap al blues in genovese di Passa o Diao (“passa il diavolo”, da Pracina Stomp con Martino Coppo del 2019) è un attimo. Ancora in salsa ligure Dove a l’è, scritta insieme a Vittorio De Scalzi (New Trolls) da Canzoni Di Schiena del 2009. Di nuovo da solo con la sua chitarra, Bonfanti esegue una particolarmente sentita Takin’ A Break dall’omonimo album del 2011. Una menzione particolare va fatta a Jimmy e Maria, dedicata al compianto Joe Ely, la cui ispirazione è suggerita da The Road Goes On Forever del texano Robert Earl Keen che proprio Ely aveva interpretato. Non c’è che dire, una scaletta eccellente chiusa da Almost Cut My Hair di David Crosby, lunga jam finale che ha suggellato al meglio un concerto strepitoso. Una grande lezione di musica che ha visto Paolo Bonfanti allargare gli stretti confini del blues passando dal rock classico all’Americana, dal funk al rap con classe da vendere.

Se questo è l’inizio, mi aspetto grandi cose dalla rassegna BluesINside (leggi qui) che non fatico a immaginare come il fiore all’occhiello della programmazione del Black Inside nel 2026. Una partenza perfettamente centrata che mette l’acquolina in bocca per le prossime date: Francesco Piu l’11 di aprile e SirJoe Polito il 25. Avviso ai naviganti: non perdetevi il carico di blues in arrivo!

















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