L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Andrea Furlan
Hernandez & Sampedro: atteso ritorno dopo otto anni
Tonight you take my hand
help me with your smile
and I can fly away
take on your side
(Hernandez & Sampedro, Rain Doesn’t Fall)
Mentre un vero e proprio nubifragio si abbatteva sul varesotto, il caloroso pubblico del Black Inside accoglieva il ritorno di Hernandez & Sampedro che mancava da ben otto anni i palchi lombardi. Il duo ravennate composto da Luca “Hernandez” Damassa e Mauro “Sampedro” Giorgi ha finalmente colmato una lacuna che aveva lasciato a bocca asciutta tanti loro fan. È stato un concerto energico e travolgente, all’insegna dell’alternative rock, che ha acceso gli animi dei presenti.

Il percorso artistico del duo ha radici nei primi anni duemila quando erano voce e chitarra degli Stoned Machine, gruppo nato all’insegna dello stoner rock, con cui si sono fatti le ossa (unico album pubblicato Human Regression del 2010), complice una solerte attività live che gli ha visti anche supportare artisti stranieri di passaggio in Italia. Nel 2013 la svolta: Happy Island è l’esordio su disco come duo acustico, un autentico gioiellino che sposa la bellezza delle armonie vocali intessute dalle loro due voci a raffinate sonorità elettroacustiche intrecciate a melodie ariose e accattivanti. Un inizio di carriera sorprendente e già maturo, cui sono seguiti il pregevole Dichotomy (2016) e Traces (2022) in cui emerge prorompente la loro energica attitudine rock. Arriviamo infine all’ultimo album Lùmina (2025) che segna la maturità di un progetto che non è più possibile chiamare semplicemente duo, visto il forte peso specifico della band coinvolta nella registrazione.

Proprio su Lùmina si è concentrata la scaletta del concerto che ha ospitato Damassa e Giorgi in versione full band con Giacomo “Jack La Bamba” Sangiorgi al basso e Luca “El Chapo” Cocchieri alla batteria. La formazione a quattro si è dimostrata solida e compatta nel produrre un mix ruvido e potente in cui è emersa la grana grossa della Seattle anni 90 spinta agli estremi hard, filtrata ai limiti di una significativa attitudine garage. Chitarre elettriche distorte, ritmi serrati, arrangiamenti dinamici e precisi uniti a un forte senso della melodia sono i punti salienti di un’esibizione decisamente convincente. La quadratura del cerchio è stata lo spirito di Neil Young che aleggiava in sala, insieme a reminiscenze west cost condite dall’amore per i The Byrds.

Il messaggio di Lùmina, «la luce che squarcia l’oscurità di un mondo in ombra, dove la specie umana […] si perde in un abisso di tossicità», si è diffuso forte e chiaro grazie alla carica live beneficiata dai singoli brani, tra cui si sono distinti Silent Walls, Toxic World, Dignity and Humanity, Your Hollow Crown, la pregevole ballata elettrica Where I Belong con Giorgi alla voce solista, l’appassionata My Second Gift Of Love dedicata da Damassa al secondo figlio e, per i fan della prima ora, una stupenda Happy Island, partita acustica poi sviluppata in un crescendo corale, e la melodia irresistibile dell’altrettanto intensa Rain Doesn’t Fall, entrambe tratte dal primo album. Da non dimenticare The Byrds Flyng High cristallino omaggio di Giorgi agli amati Byrds e il finale infuocato affidato al lungo medley di All Along The Watchtower/Get Up, Stand Up suggellato da una scorribanda strumentale a briglie sciolte.

Hernadez & Sampedro hanno colpito nel segno con un concerto entusiasmante che ha messo in bella mostra tutto il loro talento, dimostrazione che cuore, passione e dedizione danno sempre buoni frutti. Adesso è importante che non passino altri otto anni prima di assistere a una loro esibizione del vivo. Tutti i presenti si sono appuntati nel loro personale cartellino dei bei ricordi questa data. Non resta che augurarsi che la prossima arrivi molto presto!



















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