C H I E D O _ A L L A _ P O L V E R E


di Silverio Natali

«L’America è una colonia di terremotati mentali»
— Piero Ciampi, Non c’è più l’America

Come al solito, arrivai in chiesa quando la funzione stava ormai per finire. Ai funerali vado malvolentieri. Sarà per questo che finisco sempre per arrivare in ritardo. Però una cosa la so per certo: al mio sarò puntualissimo.
Stavo per prendere posto tra i banchi quando il coro intonò una canzone la cui melodia mi riportò di colpo alla scena dei Blues Brothers che suonano per una platea di ruspanti campagnoli americani: «Tu sei la mia vita, altro io non ho…». D’istinto completai mentalmente l’inciso: «…keep them doggies rollin’, rawhide!».
Mi sono poi documentato: quella canzone liturgica si intitola Symbolum ’77 e fu composta, come suggerisce il titolo, nel 1977; l’autore è tale Pierangelo Sequeri, teologo e musicista milanese. Il motivo ha un andamento da marcia western, sorprendentemente simile alla sigla del telefilm Rawhide, composta nel 1958 da Dimitri Tiomkin e Ned Washington e riproposta dai Blues Brothers con il loro esilarante cantato nasale.

Ripensando alle canzoncine del catechismo, ho la sensazione che qui da noi la confezione musicale del messaggio devozionale venga spesso affidata a soluzioni di una cialtroneria quasi commovente: molte canzoni religiose postconciliari attingono disinvoltamente al repertorio pop più consumato, ai Beatles in particolare, con una certa sicurezza d’impunità. Del resto, chi mai si impelagherebbe in una causa per plagio contro Padre, Figlio e Spirito Santo, convenuti in litisconsorzio necessario?
In Italia, quando una canzone devozionale finisce nelle mani di un gruppo rock, l’effetto è quasi sempre parodistico, come in Born to Be Abramo di Elio e le Storie Tese, o comunque dissacrante, come nel curioso mash-up tra la stessa Symbolum ’77 e Immigrant Song dei Led Zeppelin proposto dai Timoria in Un Aldo qualunque sul treno magico.
Gli americani, invece, prendono la faccenda tremendamente sul serio. Il cosiddetto Christian rock è una delle tante espressioni di quel soft power americano che Donald Trump ha recentemente contribuito a disintegrare.
Si va dal progressive di Kerry Livgren e Neal Morse al metal degli Stryper, che durante i concerti lanciavano Bibbie al pubblico, fino all’hard rock psichedelico dei formidabili King’s X, senza alcuna concessione musicale alla devozione, al punto che il messaggio religioso passa decisamente sottotraccia.
Così, persino un miscredente come me può ritrovarsi a canticchiare, senza neppure rendersene conto, «Worshipful, mighty, reverent, holy is your name…», solo perché The Truth, the Life di John Elefante, nonostante il fervore religioso del testo, è un gran pezzo rock con un tiro devastante.
Gloria in excelsis!


Silverio Natali ha pubblicato bestseller sotto lo pseudonimo di Elena Ferrante, inciso le parti vocali di Innuendo al posto di Freddie Mercury e abrogato quarantamila regi decreti. Di queste tre cose, una sola è documentabile.

Una risposta a “Jesus Rocks!”

  1. Se non erro ci furono anche i p.o.d. che proposero più di un pezzo christian nu metal per i fu-Giovani del poi le tempo visto il dilagante successo dei limp bizkit et simila 🤔

Lascia un commento

In evidenza