L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Roberto Bianchi
ll Black Inside di Lonate Ceppino non è solo un locale: è un tempio sacro, un fortino del rock puro. La sera del 24 ottobre l’aria vibrava di un’elettricità rara. Il motivo? Un sold out clamoroso e inevitabile per la presentazione di Restless, il monumentale settimo capitolo discografico dei Mandolin’ Brothers (qui la recensione). Non è stato un semplice concerto, ma un rito collettivo, dove la band più viscerale d’Italia ha infiammato una vera e propria famiglia rock, fedele fino al midollo, e pronta a farsi travolgere.

Lo show è stato una cavalcata selvaggia divisa in due atti di pura adrenalina:
- Il battesimo di Restless: la prima parte è stata un assalto frontale, l’immagine esatta del nuovo disco. Un coinvolgente viaggio che è iniziato con le sferzate nervose dell’opening track This Weight, incantandoci con il blues cinematografico di Restless e sorprendendoci con il rock evolutivo di Upon My Soul. Un’energia travolgente tra sussulti dylaniani, armonie Beatlesiane (Last Call) e sfacciati riff alla Rolling Stones (Nothing Special).
- Il ritorno alle radici: Nella seconda metà della notte, la band ha scatenato la sua anima più profonda e roots. Sono bastate le prime note della fisarmonica per evocare polverosi aromi western, rimettendo in carreggiata gioielli come Circus, Far Out e Hold Me.
Sul palco l’alchimia è stata semplicemente devastante:
- Duello di Fender: Paolo Canevari e Marco Rovino hanno letteralmente incendiato le sei corde. La precisione millimetrica del primo e il graffio selvaggio del secondo si sono fusi in un ponte ideale, che ci ha magicamente condotti nei territori del roots rock d’oltreoceano.
- Il motore e il calore: dietro di loro, la sezione ritmica di Joe Barreca e Daniele Negro ha spinto lo show con la potenza d’urto di un treno in corsa. Nel frattempo l’ottimo Riccardo Maccabruni (piano, hammond e fisarmonica) tesseva tappeti evocativi, capaci di far resuscitare lo spirito leggendario di The Band.
- Il carisma del leader: al timone di questa macchina da rock ‘n’ roll, la voce ipnotica e penetrante di Jimmy Ragazzon ha elevato l’attenzione dei presenti, toccando vette sublimi nella reinterpretazione dell’eccellente Blind Willie McTell di Bob Dylan e Marc Knopfler.
Il finale è stato un crescendo d’estasi pura! Quando sono esplose le note scoppiettanti di Deal di Jerry Garcia e della leggendaria Copperhead Road di Steve Earle, il parterre è letteralmente esploso, assorbendo la contagiosa energia della Band.
Una notte indimenticabile, un trionfo assoluto! I Mandolin’ Brothers hanno l’enorme, e rara, capacità di coniugare talento e passione pura: grazie di esistere ragazzi!










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