L I V E – R E P O R T


Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Marco Cassé

E il Nord Europa irrompe con la sua delicata musicalità nel cuore nevrotico e isterico del capoluogo lombardo. Una serata in cui i suoni dilatati e anche delicati si combinano con le luci di scena appena accennate. Una platea nutrita ha riempito l’auditorium San Fedele che si trova dietro Piazza Duomo a Milano. Occasione ghiotta questa per ascoltare un progetto collaterale di uno dei fondatori dei Sigur Rós, Kjartan Sveinsson, gruppo molto amato e conosciuto che a partire dalla metà degli anni Novanta ha esportato la propria musica sognante e straniante in tutto il mondo. Di questo ensemble fa parte anche Gyða Valtýsdóttir, cantante e violoncellista, membro dei Múm, gruppo sperimentale che combina voci delicate, ritmi ed effetti, glitch elettronici abbinati a strumenti tradizionali e non convenzionali.

Di questo Nord dimmi un po’
No No Nor
D
Un filo e la voce è appesa
All’eco di un battito stranito
Di ali
Lassùùùù
(J.T. Alexander, (scom)Bussola)

La qualità delle composizioni del quartetto è immediatamente percepibile. Il suono delicato degli strumenti e delle voci si alterna a momenti di crescente intensità sonora, elettronica di tastiera, chitarra e violoncello.
Un intermezzo simpatico si crea dopo il primo brano a causa di un problema della tastiera, per cui è necessario cambiare un cavo. È Gyða Valtýsdóttir a intrattenere l’uditorio spiegando quando sia nato questo progetto e quale sia il senso del loro incontro musicale. In attesa che il problema venga sbrigato, ed esaurite a quanto pare le cose da dire, domanda se ci siano domande da parte del pubblico, ma finalmente la situazione viene risolta e il concerto può ricominciare con un applauso d’incoraggiamento e simpatia da parte della platea milanese.

Indrė Jurgelevičiūtė, cantante e musicista di origine lituana fondatrice dei Merope, suona il flauto e il kanklės, uno strumento a corda appartenente alla famiglia delle cetre a scatola baltiche. Bert Cools è un chitarrista e compositore belga che fonde nel proprio linguaggio diverse influenze musicali. Molte le collaborazioni internazionali oltre alle band in cui suona stabilmente come i Merope. Il quartetto propone delle musiche sospese tra musica ambient (ma non quella new age), minimalismo e tradizione folk. La pasta sonora è la risultante della omogenea composizione tra elettronica, strumenti acustici ed elettrificati a cui vengono aggiunti con misura delay e le voci delle due musiciste. Il concerto si conclude con un pezzo a cappella in cui l’ensemble saluta il pubblico con un brano molto intimo e suggestivo.

Crunchy Umbaca. Il concerto della formazione nordica è stato preceduto da un set del giovane pianista e compositore Thomas Umbaca. La performance è durata poco più di mezz’ora e ha proposto alcune composizioni del suo ultimo e secondo album prodotto da Ponderosa Music. Il minimalismo dei brani, in cui alcune cellule sonore vengono ripetute e variate leggermente, è accompagnato da vocalismi e fischi che alludono a possibili paesaggi verdeggianti e a volatili che in esso vi abitano. Immaginario un po’ scontato, ma le copertine degli album registrati in quelle terre non propongono spesso altre immagini. Con decisa e pregnante “verve nordica” il musicista spiega del suo trasferimento proprio nel Nord Europa e di come anche l’anno passato avesse suonato proprio a JazzMi (qui l’articolo relativo al concerto di Shabaka Hutchins).

A rendere più “interessante” l’ascolto del concerto di apertura il rumore delle mandibole di alcuni spettatori alle prese con degli snack prelibati e crocchianti. Un grazie molto sentito al barman! I primi venti minuti sono stati “deliziati” dal criccroccrac dei salatini che dovevano essere così gustosi, ma così gustosi che… Nulla da dire sul fatto che gli spettatori si portino in sala bicchieri di birra e vino che poi fanno cadere su poltrone e a terra impiastricciando il camminamento, ma che vengano offerti degli snack meno rumorosi sarebbe una cortesia verso chi non giunge affamato ai concerti!

Thomas Umbaca

Thomas Umbaca

Immagini sonore © Marco Cassé

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