R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Non abbiamo mai negato che la musica che ci colpisce di più sia quella in grado di raccontare immediatamente storie. Melodie e ritmi che subito ci affondano in un bagno sonoro riconoscibile, grazie al desiderio di farsi discorso complesso e al contempo fruibile. EIC Eden Inverted Collective in cui compare anche la polistrumentista e avventurosa ricercatrice di suoni Zoe Pia registra un album narrativamente molto accattivante: Atlantidei. L’ensemble di percussionisti è composto da Nicola Ciccarelli (anche voce ed electronics nel terzo brano), Carlo Alberto Chittolina, Paolo Nocentini e Mattia Pia. Zoe Pia suona clarinetto, is launeddas e live electronics.
Vai oltre quelle colonne
Sì, quelle colonne erculee
Naviga ancora e ancora
E raggiungerai se il fato ti sarà benigno
Una terra di saggi conquistatori
Che della sapienza han fatto arte
(J.T. Alexander, Imbocca i ventosi flutti)

Otto composizioni per la durata di 48 minuti, che trasportano l’ascoltatore in luoghi subito suggestivi con modalità stranianti messe in atto dagli strumenti. Otto approdi ciascuno contrassegnato da un preciso locus sonoro (reale o immaginario), da cui partire o tornare seguendo un filo rosso mai prevedibile: Oceanus, Atlantidei, America, Hispania, Insula Atlantis, Atlantis Nesos, Atlanticus e Africa. Punto forte, a nostro avviso, di questo magnifico album pubblicato da Caligola Records è la “sperimentazione garbata”, che non rinuncia né al lirismo né all’alterazione del suono originale.
Zoe Pia l’abbiamo molto apprezzata per le precedenti prove discografiche (qui la recensione del suo lavoro con un altro spericolato sperimentatore come Mats Gustafsson), in cui ha voluto ogni volta ampliare la propria visione musicale. Questo nuovo capitolo aggiunge un tassello alla sua preziosa ricerca.
È di acqua e pietra
Di solida campana e stridente vento
Sognanti terre a mollo stanno
Da millenni soffiate a filamenti marosi
Ecco l’intreccio! Ecco il segreto
(J.T. Alexander, Un altro sguardo smeraldino)
Il cantabile, portato dall’uso del clarinetto si articola in modo molto convincente con il setting percussivo. Ogni pulsazione e modulazione ritmica sviluppa in ogni brano tratti sorprendenti: da momenti più incalzanti e stranianti a stasi ricche di tensione. I musicisti procedono sempre verso qualche direzione senza tornare sui propri passi. Non abbiamo mai la sensazione di un già ascoltato e visto. Anche perché se ci si pone l’obiettivo di approdare a terre fantastiche si deve rendere il maraviglioso e inconsueto tangibile… audibile.
Si viaggia per conoscere, per valicare le “proprie” colonne d’Ercole, i pregiudizi fatti di ottusa violenta paura, per cui il messaggio contenuto e recitato nel brano America è tristemente attuale: “A chi come noi è nato in una cultura di sopraffazione ma cercasse una via diversa, ecco il messaggio di pace della cultura irochese dall’antica via del mais. Contrasta profondamente con la nostra cultura il tirarsi indietro davanti ad atti di violenza o di guerra senza impegnarsi in uno sforzo collettivo per la pace. Gli Irochesi usano un gioco chiamato La cros per appianare le controversie come alternativa alla guerra. Non si trattava di uccidere persone, lo scopo de La cros era di fermare le energie delle persone, per poter prendere decisioni che fossero il meglio per tutti. Possiamo dunque vivere in un mondo senza guerra e possiamo fare uno sforzo collettivo per mettere insieme le nostre menti e prendere decisioni per le future generazioni”.
Diamo ascolto all’antica sapienza irochese.
Prestiamogli orecchio e cuore.
Per piacere!
Tracklist:
01.Oceanus (5:26)
02. Atlantidei (7:38)
03. America (7:43)
04. Hispania (3:21)
05. Insula Atlantis (5:21)
06. Atlantis Nesos (5:48)
07. Atlanticus (7:17)
08. Africa (5:27)
Foto © Roberto Cifarelli






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