R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Potrebbe essere proficuo
staccarsi dall’abitudine di star ad ascoltare
soltanto quello che risulta subito chiaro.
Martin Heidegger

Il concerto di Zoe Pia e Mats Gustafsson tenutosi il 10 maggio del 2024 in occasione della rassegna Monza Visionaria, organizzato dall’Associazione Musicamorfosi e dal comune, nella suggestiva Sala degli Specchi presso la Villa Reale è ancora vivido nella mia memoria. L’esibizione era stata preceduta da una visita alle sale superiori dell’edificio, dove compaiono numerose opere d’arte contemporanee e installazioni. In quell’occasione i due musicisti avevano deliziato gli spettatori con una performance sonora itinerante. La successiva esibizione del duo era stata al contempo ipnotica e spiazzante. Chi conosce la produzione discografica del sassofonista sa che predilige sentieri impervi, per raggiungere panorami sonori il più possibile inauditi. La collaborazione con la giovane polistrumentista sarda amplia ulteriormente “le vie dei canti” percorribili.
Ci si era augurati che una simile esperienza musicale trovasse spazio anche in una pubblicazione. Il nostro auspicio è stato esaudito. A poco meno di un anno da quella magica serata, la casa discografica Parco della Musica pubblica Rite, frutto delle registrazioni avvenute addirittura il 15 e 16 maggio del 2023, un anno prima del concerto di cui ho appena dato notizia.

Noi non giungiamo mai a dei pensieri.
Sono loro che vengono a noi.
Martin Heidegger

Tre tacce di cui le prime due, I shut my eyes like a lock e A thousand bird calls, durano poco meno di dieci minuti, e Minima. Memory. Mirage di quasi ventidue minuti. Zoe Pia suona launeddas, Bb clarinet, Sardinian percussion, light synth lumanoise, e Mats Gustafsson flute, slide flute, baritone sax, Ab clarinet, fluteophone, harmonica.
Che cosa accade in questi quarantun minuti di musica e suono? L’imprevisto. La ricerca costante di un orizzonte che sia una sorpresa per i due musicisti e per l’ascoltatore. Gli strumenti a fiato e a percussione vengono costantemente messi alla prova per quanto riguarda la gamma espressiva. Alterati anche digitalmente. La componente elettronica viene inoltre “stressata” di continuo. Spesso capita di ascoltare un uso un po’ troppo scolastico di basi ed effetti elettronici. Be’, non è decisamente questo il caso.
Zoe Pia e Mats Gustafsson si cimentano con i linguaggi della tradizione musicale delle terre di origine, allo stesso tempo non vogliono venire meno al dettato della propria ricerca personale. Dalla musica contemporanea a quella concreta, dal noise al free jazz, dall’elettronica ai travisamenti ambient, avant jazz e ricerca radicale tutto frullato in un vorticoso e necessario momentum creativo.

L’uomo si comporta come se fosse
il modellatore e il padrone del linguaggio,
mentre in effetti il linguaggio
resta il padrone dell’Uomo.
Martin Heidegger

La pubblicazione di Rite non segna il punto di arrivo della collaborazione dei due musicisti, ma è soltanto il segno di un istante prezioso, da cui sono scaturiti altri momenti densi e significativi come il concerto a cui si è accennato all’inizio di questo articolo.
Ogni linguaggio musicale utilizzato da questi due artisti è efficace e funzionale allo scopo: esser-ci, per utilizzare un tipo di sintassi heideggeriana, (già abbiamo citato a più riprese un filosofo controverso per le posizioni politiche come Martin Heidegger!) e testimoniar-si nel presente come evento irripetibile.
È l’esistente sonoro che prende forma per un solo istante, che si materializza e smaterializza in un moto che potrebbe essere perpetuo. Si annodano le anime dei due musicisti, realizzando oltre quaranta minuti di suono puro, essenziale e vitale.

Tracklist:
01. I Shut My Eyes Like a Lock (09:56)
02. A Thousand Bird Calls (05:05)
03. Minima. Memory. Mirage (21:54)

Una risposta a “Zoe Pia & Mats Gustafsson – Rite (Parco della Musica Records, 2025)”

  1. […] Pia l’abbiamo molto apprezzata per le precedenti prove discografiche (qui la recensione del suo lavoro con un altro spericolato sperimentatore come Mats Gustafsson), in cui […]

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