R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Se d’aspetto anodino quale ‘prodotto’ discografico (fin qui, nulla di deprecabile), era sufficiente risalire dai credits alla paternità del progetto, così imbattendosi in Joachim Badenhorst.
Operoso praticante di ance d’ebano e ‘legni’, il quarantenne creativo da Anversa appare più che mai intento nella “reinterpretazione dei confini tra improvvisazione e composizione”, ma anche entro una sua esplorazione timbrica, e l’intento di integrare la musica con altre discipline artistiche come teatro o danza. Fertile la presenza spesa tra le due sponde dell’Atlantico, che in ambito collaborativo, concertistico e discografico lo ha fatto incrociare con nomi di peso tra cui Han Bennink, Kris Davis o Tony Malaby e, per quanto attiene iniziative a propria firma, uno speciale spazio è stato dedicato al large-ensemble Carate Urio Orchestra.

Ora, in coda ad un prolifico repertorio, il presente progetto Youran origina dall’ideazione di materiali per un nuovo collettivo, con musicisti provenienti da background eterogenei, riuniti in una performance di tre ore in un’ex fabbrica di margarina a Rotterdam (si enfatizzano nelle note le “qualità sonore uniche dello spazio industriale intriso di grasso” – sic!), entro il festival North Sea Round Town, con molta libertà dei singoli esecutori nel re-interpretare le composizioni.
Con analogo spirito l’ensemble tenne un ulteriore concerto di tre ore per NSRT, nella chiesa medievale Laurenskerk, nel centro di Rotterdam, con i musicisti in movimento tra il pubblico, sfruttando stavolta la vasta ambienza ecclesiale, magnificando il tutto con le peculiari sonorità dell’organo a canne.
Insomma, due concerti di corposa estensione fungono da strutturato background ad un’incisione che ne condensa i tratti, rielaborando le tracce live con ulteriori tracce di studio in post-produzione, fidando particolarmente nelle qualità leganti e catalitiche del fidato tastierista d’ambienza Rutger Zuydervelt.

L’attacco in Amorphous Membranes  disvela la sigla stilistica di un vibrante camerismo, affidandosi dalle prime battute alle energiche e a tratti spiritate, ma comunque nitide timbriche d’ancia del titolare, ed è a partire dal successivo Pulverized Light che si rileva come più opportuna sarebbe stata la fruizione dal vivo di materiali di così estemporanea quanto peculiare morfologia; l’ascolto rende comunque adeguata giustizia ad un brano di coralità sottilmente dissonante, volto come dal titolo ad una febbrile ricerca della luce, apprezzabile nelle sue molecolari metamorfosi.

Tellurico e tonante l’intro di Live Up To The Weight, poi evolvente verso un anticato e celebrativo clima ‘psych’, che introduce la formula di una rudimentale forma-canzone, animata dalla fantasmatica vocalità di Badenhorst. L’allarmante titolo Rot  sottende di fatto una concisa progressione segnata da ritmica capricciosa ma di spessa trama rockeggiante; di analoga brevità, Mineral Rhythm  è coerente al titolante aggettivo nel forgiare sonorità traslucide, affidate al cordofono nipponico ed alla divergente coralità dei fiati; più dilatata la dimensione di Still, Not, segnata da ebbro solismo degli ottoni, e che riprende con spirito cullante e lisergico il diafano registro cantato. Ripresa di garbato carattere nelle serpiginose volute del clarinetto in Sea Lily, sostenute da un ipnotico bordone strumentale, segnando uno tra i più fascinosi ed intimisti passaggi della raccolta. Raccoglimento affidato ad organo ed elettroniche nella suggestiva Once Was, avvicendata ancora una volta in Dissonant Sway Away da un’efficace sortita d’ancia ed un cullante plateau di elettroniche e pulsazioni percussive, che autorizzano non vaghe analogie col visionario mondo interiore di un John Surman. Si privilegia uno stato crepuscolare nello sviluppo della conclusiva But, Still che nella sua progressione macerata conferma una dimensione contemplative a-confessionale, ma che difficilmente si potrebbe tacciare di agnostica, per quanto attiene al complessivo bilancio estetico dell’operazione.

Di fatto, non solo il confronto tra i due ben caratterizzati e differenti ambienti delle performance renderà ragione dell’idea che la libera aggregazione dei solisti e la fragile estemporaneità dei materiali tendano a conformare una peculiare ‘liturgia industriale’: lo spirito, pervasivo e caratteritsico, degli eventi sonori e scenici qui ripresi e condensati, sarà ulteriormente restituito dalla rappresentazione video allegata, confermando di Youran l’identità visionaria e creativa.

Joachim Badenhorst: clarinetto, clarino basso, sax tenore, voce
Alistair Payne: tromba
Nabou Claerhout: trombone
Tsubasa Hori: Taiko, campane, Koto
Simon Jermyn: chitarra elettrica, basso elettrico
Rutger Zuydervelt: elettroniche
Hayo Boerema: organo a canne

Joachim Badenhorst – sito ufficiale
Youran su Bandacamp
Joachim Badenhorst su Instagram

Tracklist:
01. Amorphous Membranes  2:07
02. Pulverized Light  4:47
03. Live Up To The Weight  4:45
04. Rot  2:31
05. Mineral Rhythm  2:15
06. Still, Not  3:22
07. How To Hold  3:20
08. Sea Lily 02:39
09. Once Was 05:46
10. Dissonant Sway Away 02:45
11. But, Still 05:07

Photo © Geert Vandepoele



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