R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Sassofonista nato il 16 giugno 1965 a Carthage nel Missouri, Javon Jackson, cresce a Denver, Colorado e sceglie il sassofono all’età di 10 anni. A 16 passa dal sassofono contralto al tenore e si iscrive alla Università di Denver prima di passare gran parte del 1985 e 1986 alla Berklee College of Music di Boston. Lascia in seguito per entrare nei celebri Jazz Messengers di Art Blakey e dove ci rimane fino alla morte dello stesso Blakey nel 1990. Nel 1991 fa il suo debutto come solista con l’album Me And Mr. Jones in cui suonano tra gli altri il pianista James Williams, Christian McBride al basso e il batterista Elvin Jones. Nel 1992 entra nella band di Elvin Jones e appare in due dischi di quest’ultimo intitolati Youngblood e Going Home. Nel 1994 Jackson fa il suo debutto per l’etichetta Blue Note con When The Time Is Right prodotto dal celebre cantante e bandleader Betty Carter. Seguono altre incisioni tra cui 4 album per la Palmetto Records e nel 2012 lancia la propria etichetta discografica Solid Jackson Records.  Attualmente ha in catalogo almeno una ventina di album e diverse incisioni e collaborazioni con altri artisti.

Il 10 aprile 2026 è uscito questo Jackson plays Dylan in cui Javon esplora e ripropone trent’anni di canzoni tratte dal repertorio e songbook di Bob Dylan. Con lui ci sono due vocalist di prestigio come Lisa Fisher (in tour con i Rolling Stones per ben 25 anni e vincitrice di un Grammy nel 1991 per la sua How Can I Ease The Pain) in Gotta Serve Somebody e Nicole Zuraitis in Forever Young.  La sezione ritmica è composta da Isaac Levien al basso e basso elettrico e Ryan Sands alla batteria. Il pianista Jeremy Manasia completa l’organico proponendo nei vari brani il suo Fender Rhodes.

Il disco si apre con un tributo a Dylan, un brano composto dallo stesso Javon Jackson ed intitolato One For Bob Dylan. A seguire ecco dei classici come Blowin’ In The Wind e Hurricane, pezzo che Jackson aveva ascoltato e del quale si era innamorato già molti anni prima. Lay, Lady, Play (dall’album di Dylan Nashville Skyline del 1969) è una canzone ipnotica con quella voce vellutata da crooner, quel suono di pedal steel, i bonghi e un campanaccio mezzo rotto suonato dal batterista Kenneth A. Buttrey (scelto da Dylan per tutto l’album). Lay Lady Lay, avrebbe dovuto essere il pezzo di punta della colonna sonora di “Un Uomo da marciapiede” ma Bob Dylan non si decideva a finirla e a consegnarla a John Schlesinger, il regista del film, che optò così per Everybody’s talking di Harry Nilsson. E pensare che sarebbe stata perfetta per il ruolo di gigolo interpretato da Jon Voight. “Lasciati andare, abbandonati sul mio letto d’ottone. Tutti i colori che hai nella mente io te li farò vedere e tu li vedrai brillare”. L’incedere del brano rende Lay Lady Lay unica, con quel ritmo circolare, ammaliante. La versione di Javon Jackson è delicata, in punta di piedi, in chiave jazz, con il suo sax ispirato e di grande atmosfera, il contrabbasso accennato e le tastiere di Fender Rhodes di Jeremy Manasia a ricamare la melodia.

Un disco per lo più strumentale come la splendida esecuzione di The Times They’re A Changin’ di oltre 7 minuti con una improvvisazione jazzistica sopraffina con il suono del sax e del pianoforte in pompa magna. Tombstone Blues e Like A Rolling Stone sono entrambe riprese dall’album capolavoro Highway 61 Revisited del 1965 con Jackson che qui ripropone la prima in una versione alla John Coltrane mentre Like A Rolling Stone è una sorta di jazz/ gospel. Mr.Tambourine Man è puro jazz, sax sempre in primo piano per una melodia arcinota. Ultima traccia Make You Feel Love (nota anche come To Make You Feel My Love) dagli accordi e dal groove decisamente jazz già nell’originale, è tratta dall’album capolavoro Time Out of Mind, edito nel settembre 1997 con Bob Dylan al piano e voce, Tony Garnier al contrabasso e Augie Meyers all’organo. Un pezzo divenuto uno standard nel XXI secolo e di cui ci conoscono almeno 450 versioni tra cui quelle di: Billy Joel, Adele, Michael Bolton, Neil Diamond, Elkie Brooks, Boy George, Bryan Ferry, Joan Osborne, Garth Brooks, Nick Knowles, Pink.

Javon Jackson ha intrapreso l’idea, la suggestione e la precisa volontà di rendere omaggio a Bob Dylan di cui è diventato un vero cultore facendo un parallelo anche con alcuni dei suoi veri eroi come Miles Davis e Duke Ellington che a suo modo di vedere hanno sempre avuto la visione di trovare e proporre una miglior versione di ciò che era la musica di un tempo, con un piede quindi nel passato ed uno nel futuro. Disco assai piacevole, ben suonato e di grande sonorità armoniose.  

Tracklist:
01. One for Bob Dylan (4:57)
02. Blowin’ in the Wind (4:30)
03. Hurricane (5:33)
04. Gotta Serve Somebody (5:30)
05. Lay, Lady, Lay (4:22)
06. The Times They Are A-Changin’ (7:16)
07. Forever Young (5:03)
08. Tombstone Blues (7:25)
09. Like a Rolling Stone (5:10)
10. Mr. Tambourine Man (6:22)
11. Make You Feel My Love (5:26)

Foto © Arthur Elgort


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