L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Stefania D’Egidio
Quando si viene assaliti per due ore da un simile muro sonoro e da un groove così potente non c’è molto che si possa fare. Abbiamo potuto assaporare tutta la forza di brani che ci hanno colpito in pieno petto. Stiamo parlando del concerto tenuto dall’Ilhan Ersahin’s Istanbul Sessions alla Santeria Toscana 31 a Milano, domenica 19 aprile. Un programma di oltre due ore in cui batteria & percussioni, un basso dal suono molto denso e la voce di un sax inesauribile hanno deliziato il folto pubblico stipato in sala.

La formula dell’Ilhan Ersahin’s Istanbul Sessions per quanto riguarda il live milanese risulta semplice quanto efficace: groove, interplay con la sezione ritmica, suono corposo degli strumenti. Le composizioni prendono spesso il via da un drumming o da un giro di basso, che crea lo spazio perché il sassofono possa intervenire e sviluppare dei lunghi solo. Il leader scava a fondo nel jazz rock e nel funk, ma non dimentica le proprie origini turche, di cui la parte percussiva dei brani è forse l’aspetto più tipico.
Mahalle è il titolo l’ultimo album di Ilhan Ersahin e significa non a caso quartiere. Giunge alle stampe dopo i precedenti tre: Night Rider (2011), Istanbul Underground (2016) e Solar Plexus (2018). È composto da otto brani che sono dedicati ad altrettante zone della capitale turca Istanbul: Yeditepe, Asmalı, Galata, Haliç, Tünel, Karaköy, Odakule e Tersane. Si tratta di luoghi conosciuti molto bene e frequentati dai membri del gruppo. Da questi posti hanno recuperato, assorbito e stravolto gli stilemi della musica popolare locale. Di quei quartieri Ilhan Ersahin ha riproposto il sapore, la densità di un’umanità sempre indaffarata che sta andando da qualche parte, attraverso vicoli stretti pieni di botteghe che vendono di tutto.

Il concerto propone nelle intenzioni vibrazioni di un luogo che pulsa continuamente e porta echi di voci che si accavallano e si rincorrono. Il drumming in alcuni momenti ci ha ricordato perfino quello di un DJ set. Strabordante la musica che è stata riversata dunque sul pubblico.
Questo progetto vuole creare un ponte tra la musica occidentale e quella della terra d’origine del musicista. La formazione è composta oltre che da Ilhan Ersahin, dal bassista Alp Ersonmes che collabora con un gran numero di musicisti turchi, dal batterista Turgut Bekoglu che ha lavorato con Sezen Aksu e Ajda Pekkan, e dal percussionista e vocalist Izzet Kizil. L’evento è stato promosso da Ponderosa e per questo gliene siamo più che grati.
Dolenti note. Dopo due ore di concerto, la formula che ci aveva entusiasmato così tanto in principio forse è risultata un po’ troppo ripetitiva. Ci ha stupito infatti che con una simile tecnica musicale, il leader non abbia voluto proporre formule “altre” nella composizione dei brani.











Immagini sonore © Stefania D’Egidio


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