T E A T R O
Articolo di Alessandro Tacconi
Pinocchio è il diverso, è tutti i diversi,
con la loro carica anarchica e dirompente.
(Mimmo Iodice)
Il petto gonfio. Le lacrime che stanno per fare capolino. L’applauso prolungato del pubblico. Che cosa si può chiedere di più a uno spettacolo teatrale? A compiere questo piccolo miracolo non è stato l’attorone di turno, né la compagnia professionista che declama tutte le parole del copione con l’impostazione e la dizione perfette. Nemmeno per sogno!
A compiere il miracolo del teatro emozionante è stata la compagnia Scuola Elementare del Teatro che ha portato in scena per la prima milanese il testo adattato drammaturgicamente e diretto magnificamente da Davide Iodice: Pinocchio. Che cos’è una persona? in scena al Teatro Menotti dal 5 all’8 marzo.

Di che cosa è fatta una persona?
Sogni, paure, desideri, prove vinte e fallite vissute con candore e struggente umanità.
Che cosa ci ha colpito della rappresentazione?
A posteriori possiamo dire la verità di quello che hanno portato in scena attori giovani e meno giovani: genitore e figlio, migliori amica e amico, cugini… Coppie complici che hanno recitato, ballato, scherzato e soprattutto hanno condiviso i propri sogni col pubblico a scena aperta.
Lo spettacolo componendosi di quadri si offre attraverso diversi registri narrativi: poetico e surreale, letterario, meta teatrale, comico e drammatico, sentimentale…
Pinocchio, burattino alla ricerca della propria identità, è stato frammentato in tanti racconti paralleli. Il tocco poetico del regista si è fatto sentire fin dall’ingresso del grillo che porta sulle spalle un’enorme croce su cui vi sono dei libri: “Cri cri! Cri Cri!”.
La verità dei sogni è inoppugnabile, giusta e sacrosanta, ma quante volte essa risulta dolorosa?
Il carosello di quadri in cui gli attori hanno recitato, ballato e fatto vere e proprie magie è stata una degna rivisitazione del testo di Collodi così amato/odiato perché troppo buonista/moralista.

Quando viene proposta la verità di ciò che si è, non resta altro da fare che applaudire, anche a scena aperta.
È giusto e si deve fare.
Lo si vuole fare perché nasce da un rispecchiamento.
A quanti sogni abbiamo rinunciato?
Quale è stato il momento in cui il nostro desiderio più grande ha smesso di essere così importante e necessario?
Ecco, gli attori in scena erano lì a mostrarcelo con garbo e gentilezza.
Crediti. Gli attori in scena sono Giorgio Albero, Gaetano Balzano, Danilo Blaquier, Federico Caccese, Stefano Cocifoglia, Giuseppe De Cesare, Simona De Cesare, Patrizia De Rosa, Gianluca De Stefano, Paola Delli Paoli, Chiara Alina Di Sarno, Ciro Esposito, Aliù Fofana, Cynthia Fiumanò, Marino Mazzei, Serena Mazzei, Giuseppina Oliva, Ariele Pone, Tommaso Renzuto Iodice, Giovanna Silvestri, Jurij Tognaccini, Renato Tognaccini con la Compagnia Scuola Elementare del Teatro APS e il Conservatorio Popolare Per Le Arti Della Scena. Chiara Alborino e Lia Gusein-Zadé si sono occupate del training e dello studio sul movimento.

Monica Palomby ed Eleonora Ricciardi sono l’equipe pedagogica, tutor Danilo Blaquier, Veronica D’Elia e Mara Merullo, Cura del processo laboratoriale Scuola Elementare del Teatro APS di Versi Giovanna Silvestri. La realizzazione scene è stata a cura di Ivan Gordiano Borrelli, i costumi di Daniela Salernitano con Federica Ferreri. Il tecnico audio Luigi Di Martino e luci Simone Picardi. La direttrice di produzione è Hilenia De Falco.
A chiudere il nostro articolo le parole del regista Davide Iodice che spiega: “Pinocchio pone la questione del rapporto con la genitorialità; l’ispirazione è connessa al momento in cui Pinocchio ritrova suo padre nella pancia della balena. Geppetto gli dice che tra un po’ la candela si spegnerà e rimarranno al buio. Pinocchio risponde: ‘E dopo?’ Geppetto non riesce a trovare la risposta, la soluzione la troverà Pinocchio. Questo ‘dopo’ è un po’ la domanda principale che si pone qualsiasi genitore di un ragazzo ‘straordinario’, come preferisco dire, nel senso di extra-ordinario, cioè fuori dall’ordinario. La risposta non spetta solo alla famiglia, ma anche alla società, alla comunità, a chi si occupa di assistenza. Geppetto è un genitore che ha un figlio generato da un pezzo di legno e vuole a tutti i costi renderlo “normale”. Noi che lavoriamo con la diversità e la fragilità, sappiamo come il concetto di normalità sia molto malinteso e pericoloso.”

Sipario. Il nostro plauso sentito e grato va inoltre al direttore artistico del Teatro Menotti Emilio Russo. Negli anni ha proposto alla platea milanese una selezione sempre più ampia e varia di ciò che si intende con la parola teatro: danza contemporanea, teatro di figura e di maschera, di ricerca, antico… abolendo spesso la differenza tra spettacoli destinati ai giovani e agli adulti.
Grazie. Grazie. Grazie.


Photo Credit © Renato Esposito




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