R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

La mia canzone preferita in assoluto, che può rientrare tra le mie dieci canzone preferite di tutti i tempi, è Your Hand In Mine degli Explosions in the Sky.
Post-rocker di Austin, mi hanno sempre dato delle vibrazioni molto diverse dai colleghi di genere: là dove i Mogwai sono dei tamarri, gli Explosions sono delicati, mentre i Godsped You Black Emperor ti portano nell’oscurità, gli Explosions ti fanno innamorare.
End esce ben 7 anni dopo The Wilderness, che era un disco di cambiamento, al cui interno erano presenti molte sperimentazioni che spaziavano verso una direzione elettronica, sintetica così come d’altronde stavano facendo i Mogwai nello stesso periodo. Non si può dire fosse un brutto disco, ma non al pari dei loro capolavori.

Ma, così come i Mogwai sono tornati al porto felice delle chitarre tristi, così anche gli Explosions in the Sky con End tornano a sonorità più familiari, più con la voglia di tornare a fare belle canzoni che ti fanno innamorare, che di sperimentare oltre con i suoni.
Quindi non aspettatevi grandi rivelazioni per le vostre orecchie, piuttosto preparatevi a tornare a casa con il cuore.

End, lo dice il titolo, è una preparazione metaforica verso la fine dell’umanità, forse una contrapposizione a quel messaggio di speranza dato con The Earth Is Not A Cold Dead Place (in assoluto, per me, il punto massimo della produzione della band). E la fine arriva con boati e caos, per poi spegnersi man mano in un’atmosfera sempre più intima e profonda.
Si comincia infatti con l’aggressiva e un po’ ridondeggiante Ten Bilion People, un inizio ansiogeno, per poi procedere a sottrazione di suoni, e ad aggiunta di malinconia. Insieme al primo brano, Moving On è l’altra traccia che depista l’ascoltatore, essendo entrambe molto simili alle sonorità del precedente album.
Loved Ones, ha smosso dentro di me quelle sensazioni di sognante bellezza e innamoramento, l’ho trovato in grado di competere con le vecchie canzoni, quelle che ti facevano venire voglia di riascoltarle ancora, e ancora, fino a scavarle dentro il tuo cuore.
Peace Or Quiet ricorda i brani di The Rescue, quattro minuti di pace e due minuti di purezza estatica di chitarre e batteria, All Mountains, così come The Fight, sono una lezione su come si fa una canzone post-rock a tutti gli effetti.
It’s Never Going To Stop è una canzone che ricorda molto The Ecstatics di The Wilderness e chiude il disco in modo delicato, togliendo frivolezze, aggiungendo una parte di piano che brilla nell’oscurità delle chitarre che quasi sussurrano, per poi spegnersi silenziosamente, senza esplosioni. Un finale spiazzante, ma, come ci insegnano da sempre, pieno di speranza verso qualcosa di nuovo, di altro. Non esiste una fine senza la speranza, così come non esiste la speranza, senza la consapevolezza che le cose finiscono.

Forse possiamo dire che sono un po’ manieristi, ma d’altronde quando parliamo di post-rock in generale, non stiamo parlando di gruppi che rifanno in buona maniera cose di trent’anni fa che loro stessi hanno prodotto? E, per noi che amiamo il genere, non è forse quella comfort zone di cui abbiamo bisogno ogni tanto, per sfuggire dal mondo?
Quando ascolto gli Explosions in the Sky mi aspetto di sentire esattamente quello che c’è dentro End. Anche se non ci sarà mai più una nuova Your Hand In Mine. Quello è passato, è finito, fa parte di quella fine che è racchiusa nel titolo. E va benissimo così.


Tracklist:

01. Ten Billion People
02. Moving On
03. ELoved Ones
04. Peace Or Quiet
05. All Mountains
06. The Fight
07. It’s Never Going To Stop

Photo © Nick Simonite

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