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Bella Union

The Flaming Lips – American Head (Bella Union, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Luca Franceschini

Non credo lo si sottolinei mai abbastanza, che il primo disco dei Flaming Lips è uscito nel 1986. La band dell’Oklahoma ha esordito sul mercato quando gli Smiths esistevano ancora, quando il Grunge, l’ultima vera rivoluzione del rock, era molto di là da venire e quando etichette come New Wave, Dark, Gothic, New Romantic, Synth Pop raccontavano una realtà presente e in divenire, non erano ancora relegati nelle pagine delle retrospettive storiche. L’altra cosa sorprendente, quando ci si pensa (non so voi ma a me ha sempre colpito tantissimo) è che sono arrivati al successo più o meno planetario ben 13 anni dopo l’esordio, se dobbiamo considerare The Soft Bulletin come il momento in cui anche il resto del mondo ha scoperto la loro esistenza. Non sono poi molti gli act che hanno varcato la soglia del mainstream dopo una così lunga permanenza nei circuiti underground (il caso più clamoroso è forse quello dei R.E.M., che sono quasi loro coetanei ma sono esplosi dopo molti meno anni) e già solo per questo meriterebbero ampia considerazione.

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Jonathan Wilson – Dixie Blur (Bella Union, 2020)

R E C E N S I O N E


Articolo di Ylenia Pepe

Dopo due anni dal suo ultimo lavoro da solista, il cantautore statunitense Jonathan Wilson ritorna in scena con un’entrata ad “effetto” perfetta; infatti, come si può vedere dalla copertina di questo album intitolato Dixie Blur, il musicista si presenta con la barba blu, cavalcando un cavallo sbizzarrito di colore giallo ed arancione che domina grazie ad uno scettro a forma di cuore, attraverso il quale sprigiona colori.

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