R E C E N S I O N E
Recensione di Arianna Mancini
“Registrato in cinque giorni. Mixato in un anno. Non è cambiato nulla. Più vecchi e cattivi, più tristi e totalmente pericolosi. I Dirty Three hanno 32 anni. Venite a soffiare sulle candeline e aiutateci a infilare un coltello nella torta”. È così che esordisce Warren Ellis, violinista e fondatore della band, in un’intervista rilasciata a BMA Magazine poco prima dell’uscita del nuovo album. Ebbene sì, i Dirty Three riemergono dalle polveri del silenzio e dopo ‘Toward the Low Sun’ (2012) pubblicano Love Changes Everything. Il nuovo capitolo di vita – uscito a fine giugno per Bella Union – li vede nuovamente in azione, con lo stesso desiderio di sperimentare e rompere gli schemi. Ora però, facciamo un piccolo passo indietro, giusto per focalizzarci sulle loro vibrazioni.

I Dirty Three sono un trio strumentale australiano nato a Melbourne ad inizi anni ‘90 ed è composto da Warren Ellis (violino, viola, pianoforte; chi ha una minima familiarità con Nick Cave conosce bene lo spessore di questo musicista, suo sodale), Jim White (batteria) e Mick Turner (chitarra). Trio strumentale dicevamo… una formazione fuori dal coro che ha sempre avuto una capacità unica nel raccontare storie senza parole. Paesaggi sonori, allo stesso tempo, classici e distorti. Le loro composizioni sono intense ed atmosferiche, la loro musica è un viaggio che fonde elementi di rock, folk, jazz, musica da camera, noise, post-rock, rock-psichedelico ed improvvisazione. State tranquilli! Non ho preso un acido, non sto esagerando. Ascoltate un paio dei loro lavori per intero, e poi mi saprete dire. Alle loro spalle, otto album. Il disco con cui raggiunsero il successo fu Ocean Songs (1998), vero Sol Invictus che gira spesso nel mio lettore CD. Non si sono mai posti limiti, tantoché con Cinder (2005) azzardano l’approccio al cantato ospitando, in un paio di brani, le voci di Cat Power (in Great Waves) e Sally Timms dei The Mekons (in Feral). Inoltre, in questo disco – che contiene diciannove brani – c’è una forte apertura verso nuove sonorità grazie alla presenza di strumenti come cornamusa, bouzouki, mandolino, organo e basso. La lunga pausa che ha preceduto l’uscita del nuovo album, non è mai stata interpretata come segnale di presunta chiusura del progetto. Il pubblico affezionato, che conosce bene il loro modus operandi, sa che si sono dedicati ad altro e che, prima o poi, si sarebbero ritrovati sotto la stessa stella a comporre nuove cavalcate strumentali. Infatti, non dimentichiamo che i tre musicisti hanno, anche separatamente, una vita artistica molto attiva.
Warren Ellis vive a Parigi, lo troviamo a fianco di Nick Cave nei Bad Seeds e nei Grinderman. Sempre con King Ink ha composto le colonne sonore per diversi film (tra cui The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford, The Road, The Proposition, Blonde, Back to Black – ne abbiamo scritto qui). Ha collaborato all’ultima meraviglia di Marianne Faithfull: She Walks in Beauty (potete leggere qui). Come con l’arco del suo violino, dimostra altrettanta maestria con la “penna”. Le parole sottratte alla sua attività di compositore e musicista emergono potenti in Nina Simone’s Gum (2021), il suo libro-dedica a Nina Simone, che è stata una delle più influenti e iconiche musiciste del XX secolo. Jim White vive tra Brooklyn, Detroit e l’Australia. Ha una sua band, gli Xylouris White, con il liutista cretese Giorgos Xylouris. Nel corso degli anni ha collaborato con Cat Power, PJ Harvey, Bonnie Prince Billy. Mick Turner vive a Melbourne e divide il suo talento fra musica e arti visive. Ha pubblicato quattro album in studio da solista e nel 2020 ha formato i Mess Esque con Helen Franzmann , con cui ha pubblicato due album. I suoi dipinti sono stati esposti in gallerie di tutto il mondo e sono apparsi sulla copertina di quasi tutti gli album della band. L’estetica visiva di Mick Turner ha avuto un ruolo cruciale nel definire l’identità dei Dirty Three. Le sue opere non si limitano ad accompagnare la musica, ma la potenziano, creando un’esperienza multisensoriale che unisce visivamente gli ascoltatori al mondo sonoro dei Dirty Three. Le copertine degli album diventano rappresentazioni visive dei brani. Ognuna racconta delle storie che riflettono la profondità emotiva e l’intensa bellezza della musica. Il suo tocco non poteva quindi mancare in Love Changes Everything. Nell’artwork dominano i colori caldi, il giallo, le sfumature del rosso, il rosa, atti forse a simboleggiare quell’amore che torna e che cambia ogni cosa. Nella parte centrale, nella forma astratta creata dalle dense pennellate impressioniste, pare di vedere la bozza di una figura alata, forse un angelo, una farfalla… chissà. Qualcosa che ti porta lontano dalla superficie terrestre, come la loro musica.

Fedeli al loro credo, i tre musicisti mantengono il consueto approccio strumentale. Combinano violino, viola, pianoforte, chitarra e batteria in ampi viaggi sonori che trasmettono una sensazione di fluida spontaneità. Love Changes Everything è un’unica suite composta da sei tracce, eseguite in jam session e registrate in presa diretta. I sei brani eponimi sono suddivisi in successione crescente con i numeri romani. Se vi va, procedete con l’ascolto, il viaggio durerà poco più di quaranta minuti. Io mi limiterò ad una fugace e breve descrizione in modalità flusso continuo, così come è strutturato l’album. I – Incipit perso in distorsioni noise, che andranno a confluire in un crescendo fino ad interrompersi improvvisamente. Nel mezzo di tutto questo: ritmi non convenzionali, la chitarra si distingue per le sue distorsioni taglienti, il suono vigoroso e carico di feedback. White si avvicina alle pelli con intermittenza convulsa. Ellis, con il suo tono caratteristico, onnipresente, intenso ed emotivamente carico, completa il quadro. II – Il pianoforte è il fulcro attorno cui gravitano, come satelliti, chitarra, violino, accenni di synth e timidi guizzi di batteria, che giocano a nascondino in un susseguirsi di ritmiche frammentate. III – Come una coda strumentale che nasce dal brano precedente, si sviluppa in uno stile più minimale che dà l’impressione di voler crescere senza mai esplodere. Il pianoforte tenta di fare da timoniere fra il lamento del violino ed il ticchettio insistente della batteria. La mitezza della chitarra sfugge alle consuete corposità a cui è abituata. Gli strumenti si girano intorno sfiorandosi fino a sfumare nel silenzio. IV – La chitarra apre le porte di un tramonto, in questo spazio che ospita un nostalgico violino, i due strumenti ci accompagnano in un “valzer” malinconico senza tempo. V – Alti picchi d’intensità in un cielo che minaccia burrasca. Distorsioni noise ed intensità: ticchettio di batteria e pioggia impertinente che cade. Fulmini di corde di violino. Chitarra oscura di nubi che continuano ad affollare il cielo, mentre i suoni si spengono fino a confluire in VI – Lungo viaggio conclusivo di dieci minuti.
È carico di bagliori, filigrane strumentali ma non decolla, non esplode, non implode su se stesso. Rimane sospeso a mezz’aria in un costante e stabile mantra ipnotico.
Love Changes Everything ti predispone inevitabilmente al viaggio interiore, quella sorta di rapimento onirico, che noi amanti di certi tipi di musica conosciamo bene. Però è un disco, che pur presentando momenti di grande bellezza e innovazione, può risultare ripetitivo e privo di variazioni significative tra i brani. Mi è sembrato di percepire una mancanza di melodie distintive e di sviluppi tematici netti all’interno delle singole composizioni. Tutto gira e gioca nell’uniformità sonora. Non che questo sia un giudizio totalmente negativo o che l’album sia da scartare, ma l’eccessiva coerenza tematica va un po’ a discapito dei voli pindarici, e dei mutamenti a cui i Dirty Three ci hanno da sempre abituati.
Sono sicura che quei voli pindarici potranno essere recuperati in un’esibizione dal vivo e spero che il tour possa toccare – se non proprio l’Italia – almeno qualche capitale europea.
Tracklist:
01. Love Changes Everything I (4:39)
02. Love Changes Everything II (6:21)
03. Love Changes Everything III (7:48)
04. Love Changes Everything IV (5:56)
05. Love Changes Everything V (6:24)
06. Love Changes Everything VI (10:15)
photo © Daniel Boud






Rispondi