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Arianna Mancini

John Cale – Mercy (Double Six /Domino, 2023)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Lo avevamo lasciato nel 2016 con M:FANS, suo ultimo atto sonoro pubblico. Con quel disco John Cale riportava alla luce una sua vecchia creatura: Music for a New Society (1982), la sua missione personale era quella di attuare una sorta di esorcismo dando una nuova veste al passato, una rilettura e riscrittura dei dieci brani originari con l’aggiunta di tre inediti, tutti cesellati e rimodellati da nuovi e sofisticati arrangiamenti elettronici. In realtà la sua esplorazione dell’elettronica si era già manifestata vividamente in Shifty Adventures in Nookie Wood del 2012, oggi questo nuovo percorso di ricerca si erige a vessillo e John Cale inaugura il nuovo anno pubblicando un nuovo lavoro, Mercy, in uscita il 20 gennaio per Double Six / Domino.

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Weyes Blood – And in the Darkness, Hearts Aglow (Sub Pop Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

In Holy Flux Tour, si chiama proprio così: “Nel Flusso Sacro”, il tour che partirà il prossimo 8 dicembre da Los Angeles e nel corso del quale Weyes Blood presenterà il suo nuovo album: And in the Darkness, Hearts Aglow, uscito lo scorso 18 novembre per Sub Pop.
Fra flussi sacri e cuori che ardono nell’oscurità siamo ormai ben lontani dagli esordi e la metamorfosi di Natalie Laura Mering (classe 1988), in arte Weyes Blood, oggi ha avuto pieno compimento. La giovane cantautrice, compositrice e polistrumentista originaria di Santa Monica è cresciuta in una famiglia di musicisti. È partita da nuclei sonori folk-psichedelici per attraversare poi anfratti noise. Prima di prendere piena padronanza della sua strada è stata infatti bassista della formazione Jakie-O Motherfucker, per un breve periodo cantante e tastierista della formazione noise-rock Satanized e conosciuta come Weyes Bluhd per i suoi dischi autoprodotti.
Il suo debutto da solista si consacra nel 2011 con The Outside Room e da allora con cadenza quasi regolare ha pubblicato altri quattro album: The Innocents (2014), Front Row Seat to Earth (2016) e Titanic Rising (2019).
And in the Darkness, Hearts Aglow, quinto lavoro in studio registrato all’EastWest Studio di Los Angeles, è un album co-prodotto, come il precedente, insieme a Jonathan Rado, fatta eccezione per A Given Thing, coda di chiusura del disco, che vede la collaborazione di Rodaidh McDonald. Fra le trame sonore di questo lavoro si può annoverare la partecipazione di Meg Duffy (chitarra), Daniel Lopatin (sintetizzatori, sonorizzazioni ambient ed elettronica) e Mary Lattimore (arpa).

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Duval Timothy – Meeting With a Judas Tree (Carrying Colour, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Cosa potrà mai riservarci l’incontro con un Albero di Giuda? Un titolo tanto accattivante quanto misterioso. Vi assicuro che la tela sonora di questo lavoro è ricca di sorprendenti filati, come il percorso artistico multicromatico del suo autore.

Duval Kojo Bankole Timothy, o più semplicemente Duval Timothy, classe 1989, è un artista multidisciplinare originario di Freetown (Sierra Leone) perennemente in movimento fra la patria natia e Londra. È principalmente conosciuto come pianista e compositore, ma la sua attività artistica si espande anche alla concept art includendo pittura, fotografia, scultura, design e video. Il suo percorso vanta esposizioni a livello internazionale: Tate Modern (Londra), Museo Luigi Varoli (Cotignola, Ravenna), Still House Gallery (New York), galleria Polistar (Istanbul). Il colore, inteso anche come metafora di polivalenti sfumature espressive, è il filo conduttore della sua espressione artistica che si estende anche alla cucina e ai tessuti, sempre guidato dal principio dell’ecosostenibilità. Duval è anche fondatore della Carrying Colour, etichetta discografica e di abbigliamento. Nello specifico il Carrying Colour Studio, sito a Freetown, è una casa e studio di registrazione ed è utilizzato anche da una piccola comunità di artisti internazionali e locali per incidere e sperimentare varie forme artistiche. Per chiudere il vasto cerchio, il nostro ex studente d’arte è altresì coautore del libro di ricette africane The Groundnut Cookbook di cui ha curato persino le illustrazioni ed è anche proprietario di un ristorante pop-up.

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Porcupine Tree @ Mediolanum Forum, Assago (MI) – 24 ottobre 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Andrea Notarangelo

Un ottobre decisamente caldo accoglie i Porcupine Tree per il loro rientro nelle scene tredici anni dopo l’ultima uscita in studio. La band è in tour per la promozione del nuovo disco, quel Closure/Continuation, che è uscito a giugno, ha diviso i fan, e che in questa tappa meneghina verrà riproposto nella sua interezza in alternanza a pezzi storici del repertorio. Il Mediolanum Forum è tutto esaurito come nelle migliori occasioni e alla temperatura quasi estiva che fa da cornice a questo autunno anomalo, ulteriori tinte calde sono dipinte sugli sguardi di chi ha atteso, con impazienza da un anno, questo momento. La band sale sul palco con disinvoltura ed è proprio Steven Wilson, leader e ideatore del progetto in quel lontano ‘87, che prende parola per scusarsi con il pubblico per l’attesa infinita. I fan lo perdonano da subito, dal momento in cui parte l’attacco di Blackest Eyes, traccia di apertura di quell’album capolavoro che corrisponde al nome di “In Absentia” e che dal 2002 in avanti proietta i Porcupine Tree da ‘stupido sogno’ (per citare l’intro del concerto, Stupid Dream, oltre che titolo di un altro pregevole disco), a fenomeno rock di portata mondiale. Un palazzetto intero raccoglie l’invito a cantare in coro il famoso ritornello I got wiring loose inside my head / I got books that I never ever read / I got secrets in my garden shed / I got a scar where all my urges bled, ma la gente chiude gli occhi e prosegue all’unisono fino al termine del brano. La band si è ripresa il suo pubblico e dai cenni d’intesa con Richard Barbieri e Gavin Harrison (rispettivamente tastierista e batterista storici), si capisce che sarà una serata magica. Come anticipato, Wilson precisa che verranno suonati tutti i brani dell’ultimo disco e infatti, in successione, vengono proposti Harridan, Of the New Day e Rats Return che sono rispettivamente, primo, secondo e terzo brano di Closure/Continuation, nonché singoli promozionali. A giudicare dalla risposta del pubblico si può affermare con certezza che le canzoni sono state ben assimilate e sono già entrate a far parte dell’immaginario collettivo.

 

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Luca Gemma – Fantastiche Visioni (Adesiva Discografica, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

“Scendo dalla croce e vi dico addio/ Scelgo l’underground e faccio a modo mio/…e vado dritto al cuore”.
È una strofa tratta da Jesus Underground, terzo brano della scaletta che compone gli inediti dell’ultimo lavoro di Luca Gemma, Fantastiche Visioni, uscito lo scorso 7 ottobre per Adesiva Discografica. In questa citazione c’è molto di più di un gruppo di versi, c’è uno stile di vita e la coerente scelta di un percorso artistico dedito all’espressione qualitativa che non strizza l’occhio al selvaggio marketing discografico e che non cede alle lusinghe del mainstream. In un mondo popolato da talent show alla ricerca di fenomeni che riempiano gli stadi, conservare una certa integrità artistica è tanto raro quanto prezioso, ed è proprio qui che troviamo Luca Gemma; lui ha scelto la strada più “difficile”, che spesso è quella più autentica. Il suo mondo è quello dei teatri e dei piccoli club in cui c’è un rapporto più diretto con il pubblico, di certe trasmissioni radiofoniche, e non si tratta di spocchia, è una Scelta, con la S maiuscola. Ci troviamo nella sfera del cantautorato alternativo italiano e nelle sonorità che adornano i suoi componimenti troviamo influenze folk, soul, blues e pop alternativo; spogliando quest’ultimo termine dall’accezione negativa che di sovente gli viene assegnata e aggiungendo la connotazione pop di nicchia.    

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Paolo Benvegnù – Metafisica della parola

I N T E R V I S T A


Articolo di Arianna Mancini

Siamo il collettivo Paolo Benvegnù e trasmettiamo l’invisibile”.
Si annunciava così la campagna di crowdfunding che ha preceduto l’uscita del nuovo album del collettivo Paolo Benvegnù: Delle Inutili Premonizioni. Venti Anni di Misconosciuto Tascabile Vol.2 (A Collection of Oldies), pubblicato lo scorso 27 maggio. Un percorso a ritroso in cui Paolo Benvegnù ed i suoi compagni di viaggio (Daniele Berioli- batteria, Gabriele Berioli- chitarra, Luca Baldini- basso, Saverio Zacchei- trombone) hanno reso omaggio con un’attenta ed amorevole riscrittura e rivisitazione a brani del passato che hanno segnato la cultura new wave. In questo percorso di riscoperta, intessuto su dodici canzoni iconiche, tornano alla luce nuove riletture di: Echo & the Bunnymen, Faust’O, Jim Carroll Band, Joy Division, New Order, Peter Murphy, Psychedelic Furs, Roxy Music, Spandau Ballet, Tears for Fears, Venus e Wall of Voodoo.

L’iniziativa di crowdfunding, lanciata sulla piattaforma Produzioni dal Basso, sotto la direzione e produzione di Officine della Cultura prevedeva varie ricompense, fra cui il secret concert di presentazione al Teatro Verdi di Monte San Savino, i concerti in barca a vela sul Lago Trasimeno ed i concerti con registrazione del documentario sulla new wave di Roma, Firenze e Milano.

Le correnti che hanno condotto nel tempo presente Paolo Benvegnù, venti anni dopo gli Scisma, sono traiettorie in cui si è consumata una continua formazione, non solo volta alla ricerca stilistica musicale ma anche immersa a sondare spasmodicamente la parola, nella sua pura accezione di logos, così come veniva intesa dalla cultura greca classica, pensiero e sua concreta manifestazione. L’ampio spettro di ricerca non può che inevitabilmente portare verso l’alto, la poetica di Benvegnù è una poetica verticale, come il suo mare, ma Benvegnù è anche altro, è il cantore degli abissi, della parte più terrestre, della polvere, della carne e del sangue. Con il suo sguardo seziona le vibrazioni impalpabili del non detto ma sa altresì immergere le mani nel fango, dando consistenza a visioni da una duplice prospettiva: metafisica e viscerale.

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Cristina Donà @ Teatro Romano, Gubbio (PG) – 20 agosto 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini

È una fresca serata di fine estate, ci troviamo a Gubbio, una delle perle medioevali dell’Umbria, che all’arrivo ci regala un tramonto infuocato sul Teatro Romano. Il bagliore di un’ineffabile poesia rapisce da subito i sensi, che avranno modo di destarsi vividi a breve. Siamo qui per assistere ad una delle tappe estive del deSidera Tour, Cristina Donà è tornata con un nuovo album regalandoci brani con cui riscaldarci il cuore e riflettere. Il concerto avrà luogo proprio qui nell’area archeologica, testimonianza dell’epoca romana e di ciò che rimane del teatro risalente al I secolo a.C., culla di cultura e trascorse gesta, le cui pietre profumano di storia.
L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione fra Gubbio Oltre Festival e Moon in June, sempre attenti ai progetti artistici nazionali ed internazionali, sia emergenti che più conosciuti e che da anni ormai portano sui palchi umbri esperienze sonore dalle più svariate e molteplici cangianze.

Il tramonto infuocato che ci ha accolti ha lasciato il giusto posto alla sera, siamo già tutti seduti nelle gradinate e l’illuminazione non rende possibile la vista delle stelle, sembra non ce ne siano. Si parte da qui, deSidera: mancanza di stelle. L’album uscito nei primi giorni dello scorso dicembre per Fenix Music, è stato scritto a quattro mani con il musicista e produttore Saverio Lanza, fedele Virgilio che ha affiancato Cristina nella realizzazione dei suoi ultimi tre lavori. Il filo conduttore di questo nuovo disco, e che lega un po’ tutti i brani, lo si può trovare nel titolo del quarto brano del disco: Desiderio. Un’entità che da sempre smuove l’animo umano, sia come meta a cui tendere ma anche come percezione di un incolmabile vuoto. È un disco che cerca di smuovere l’essere umano in profondità, a partire dal singolo per poi ampliarsi alla collettività, verso una reale presa di coscienza, cercar di infondere un nuovo punto di vista più consapevole di approccio alla vita. deSidera è altresì un nuovo punto di partenza sonoro, su qualche brano spuntano tappeti elettronici, quel substrato sintetico tipico dei primi anni Ottanta, che va a dare nuove sfumature alle sonorità.  

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Alessandro Fiori @ Villa Silvia Carducci, Lizzano (FC) – 2 luglio 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini

Mi Sono Perso nel Bosco, un titolo che suona come una confessione, uno svelarsi… togliersi la maschera mettendosi a nudo. Si presenta così il quinto lavoro in studio del cantautore, poeta, polistrumentista Alessandro Fiori, pubblicato lo scorso 22 aprile. L’artwork surreale, un’immagine di Hannes Wallrafen De Schimmel, ritrae un cavallo bianco nell’atto di saltare un tavolo e due sedie. Un cavallo in un salotto, lo straordinario che irrompe nel quotidiano o che ne è sempre stato parte? Sicuramente una voce che si fa moltitudine. In questo lavoro la poetica del quotidiano si palesa in tutta la sua disarmante schiettezza, l’uno che si rifrange nella moltitudine sino a creare specchi contro riflessi in cui scrutarsi, smarrirsi, fino a ritrovarsi. Un disco che ci parla di amore declinato in ogni sua sfumatura, ma anche dei timori che vivono dentro di noi, abbandono, morte, senso di ritrovamento, meraviglia, il tempo che fluisce con le sue incrinature e punti di luce e tutto diviene un eterno presente. 
Il disco, che segna l’esordio del cantautore aretino con l’etichetta indipendente 42 Records,si avvale di una fitta miriade di collaborazioni, sia con vecchi compagni di viaggio musicale che con artisti del circuito indipendente italiano. In questo bosco sonoro con Alessandro troviamo: Alessandro “Asso” Stefana, Brunori Sas, Colapesce, Dente, Emanuele Maniscalco, Enrico Gabrielli, Giovanni Ferrario, Iosonouncane, Lea Mencaroni, Levante, Lorenzo Maffucci, Marco Parente, Massimo Martellotta, Niccolò Fornabaio, Stefano Amerigo Santoni.  

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Collettivo Paolo Benvegnù @ Teatro Verdi, Monte San Savino (AR) – 27 maggio 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Stefano Fristachi

Accoglienza, visioni e cabaret. Sono i primi pensieri che fulmineamente sorgono nella mia mente ogni qualvolta mi accingo a partecipare ad un concerto di Paolo Benvegnù. Accoglienza: ti ritrovi in uno spazio eletto, vibrante di conforto e certezze in cui fluire libero. Naturalmente abbassi le difese e apri il cuore. Gli animi presenti si sintonizzano sulla frequenza dell’empatia, desti come canali di ricezione, che hanno trovato il loro giusto posto Nello Spazio Profondo. Visioni: la musica e le liriche suscitano lampi di percezione, trascinandoti in uno stato di profonda connessione con te stesso e senti “oltre”, in quell’oltre si apre un nuovo mondo, la visione. Cabaret: chiude la triade l’intelligente e acuta autoironia di Paolo che con i suoi soliloqui uniti a momenti teatrali, riesce sempre a strapparti una risata.
27 maggio 2022, una data colma di significato. La mattina di questo giorno è uscito il nuovo lavoro discografico del collettivo Benvegnù: A Collection of Oldies, Delle Inutili Premonizioni. Venti Anni di Misconosciuto Tascabile Vol.2. Un disco di cover riarrangiate e interpretate, percorso e viaggio musicale a ritroso nel tempo nella cultura new wave, intessuto su 12 brani che hanno segnato questo periodo. La sera stessa c’è stata la presentazione ufficiale con un secret concert al Teatro Verdi di monte San Savino (AR). L’evento, organizzato da Officine della Cultura è stato preceduto da una campagna di crowdfunding supportata da Produzioni dal Basso, e tale sinergia ha reso possibile tutto questo.

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