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Arianna Mancini

Cristina Donà @ Teatro Romano, Gubbio (PG) – 20 agosto 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini

È una fresca serata di fine estate, ci troviamo a Gubbio, una delle perle medioevali dell’Umbria, che all’arrivo ci regala un tramonto infuocato sul Teatro Romano. Il bagliore di un’ineffabile poesia rapisce da subito i sensi, che avranno modo di destarsi vividi a breve. Siamo qui per assistere ad una delle tappe estive del deSidera Tour, Cristina Donà è tornata con un nuovo album regalandoci brani con cui riscaldarci il cuore e riflettere. Il concerto avrà luogo proprio qui nell’area archeologica, testimonianza dell’epoca romana e di ciò che rimane del teatro risalente al I secolo a.C., culla di cultura e trascorse gesta, le cui pietre profumano di storia.
L’evento è stato reso possibile grazie alla collaborazione fra Gubbio Oltre Festival e Moon in June, sempre attenti ai progetti artistici nazionali ed internazionali, sia emergenti che più conosciuti e che da anni ormai portano sui palchi umbri esperienze sonore dalle più svariate e molteplici cangianze.

Il tramonto infuocato che ci ha accolti ha lasciato il giusto posto alla sera, siamo già tutti seduti nelle gradinate e l’illuminazione non rende possibile la vista delle stelle, sembra non ce ne siano. Si parte da qui, deSidera: mancanza di stelle. L’album uscito nei primi giorni dello scorso dicembre per Fenix Music, è stato scritto a quattro mani con il musicista e produttore Saverio Lanza, fedele Virgilio che ha affiancato Cristina nella realizzazione dei suoi ultimi tre lavori. Il filo conduttore di questo nuovo disco, e che lega un po’ tutti i brani, lo si può trovare nel titolo del quarto brano del disco: Desiderio. Un’entità che da sempre smuove l’animo umano, sia come meta a cui tendere ma anche come percezione di un incolmabile vuoto. È un disco che cerca di smuovere l’essere umano in profondità, a partire dal singolo per poi ampliarsi alla collettività, verso una reale presa di coscienza, cercar di infondere un nuovo punto di vista più consapevole di approccio alla vita. deSidera è altresì un nuovo punto di partenza sonoro, su qualche brano spuntano tappeti elettronici, quel substrato sintetico tipico dei primi anni Ottanta, che va a dare nuove sfumature alle sonorità.  

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Alessandro Fiori @ Villa Silvia Carducci, Lizzano (FC) – 2 luglio 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini

Mi Sono Perso nel Bosco, un titolo che suona come una confessione, uno svelarsi… togliersi la maschera mettendosi a nudo. Si presenta così il quinto lavoro in studio del cantautore, poeta, polistrumentista Alessandro Fiori, pubblicato lo scorso 22 aprile. L’artwork surreale, un’immagine di Hannes Wallrafen De Schimmel, ritrae un cavallo bianco nell’atto di saltare un tavolo e due sedie. Un cavallo in un salotto, lo straordinario che irrompe nel quotidiano o che ne è sempre stato parte? Sicuramente una voce che si fa moltitudine. In questo lavoro la poetica del quotidiano si palesa in tutta la sua disarmante schiettezza, l’uno che si rifrange nella moltitudine sino a creare specchi contro riflessi in cui scrutarsi, smarrirsi, fino a ritrovarsi. Un disco che ci parla di amore declinato in ogni sua sfumatura, ma anche dei timori che vivono dentro di noi, abbandono, morte, senso di ritrovamento, meraviglia, il tempo che fluisce con le sue incrinature e punti di luce e tutto diviene un eterno presente. 
Il disco, che segna l’esordio del cantautore aretino con l’etichetta indipendente 42 Records,si avvale di una fitta miriade di collaborazioni, sia con vecchi compagni di viaggio musicale che con artisti del circuito indipendente italiano. In questo bosco sonoro con Alessandro troviamo: Alessandro “Asso” Stefana, Brunori Sas, Colapesce, Dente, Emanuele Maniscalco, Enrico Gabrielli, Giovanni Ferrario, Iosonouncane, Lea Mencaroni, Levante, Lorenzo Maffucci, Marco Parente, Massimo Martellotta, Niccolò Fornabaio, Stefano Amerigo Santoni.  

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Collettivo Paolo Benvegnù @ Teatro Verdi, Monte San Savino (AR) – 27 maggio 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Stefano Fristachi

Accoglienza, visioni e cabaret. Sono i primi pensieri che fulmineamente sorgono nella mia mente ogni qualvolta mi accingo a partecipare ad un concerto di Paolo Benvegnù. Accoglienza: ti ritrovi in uno spazio eletto, vibrante di conforto e certezze in cui fluire libero. Naturalmente abbassi le difese e apri il cuore. Gli animi presenti si sintonizzano sulla frequenza dell’empatia, desti come canali di ricezione, che hanno trovato il loro giusto posto Nello Spazio Profondo. Visioni: la musica e le liriche suscitano lampi di percezione, trascinandoti in uno stato di profonda connessione con te stesso e senti “oltre”, in quell’oltre si apre un nuovo mondo, la visione. Cabaret: chiude la triade l’intelligente e acuta autoironia di Paolo che con i suoi soliloqui uniti a momenti teatrali, riesce sempre a strapparti una risata.
27 maggio 2022, una data colma di significato. La mattina di questo giorno è uscito il nuovo lavoro discografico del collettivo Benvegnù: A Collection of Oldies, Delle Inutili Premonizioni. Venti Anni di Misconosciuto Tascabile Vol.2. Un disco di cover riarrangiate e interpretate, percorso e viaggio musicale a ritroso nel tempo nella cultura new wave, intessuto su 12 brani che hanno segnato questo periodo. La sera stessa c’è stata la presentazione ufficiale con un secret concert al Teatro Verdi di monte San Savino (AR). L’evento, organizzato da Officine della Cultura è stato preceduto da una campagna di crowdfunding supportata da Produzioni dal Basso, e tale sinergia ha reso possibile tutto questo.

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Anna Calvi – Tommy (Domino Records, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Si chiama Tommy l’ultima espressione sonora di Anna Calvi, uscita il 6 maggio via Domino Records. Si tratta di un EP contenente 4 brani: una rilettura stilistica, un inedito e due cover d’autore. Un breve ed intenso atto di quindici minuti, che giunge a distanza di quattro anni dall’album in studio Hunter (2018) e a due dall’EP Hunted (2020).

Tommy, come Tommy Shelby, protagonista principale della serie della BBC One, Peaky Blinders, creatura di Steven Knight. Si tratta di uncrime-drama ambientato nella Birmingham di inizio Novecento che segue le gesta del clan Shelby (The Shelby Company Limited) guidato da Tommy, reduce di guerra e boss del clan Peaky Blinders, dedito al controllo delle scommesse, crimini, omicidi, affari politici, non solo locali e che estenderà il suo raggio d’azione espandendosi; e in mezzo a tutto questo c’è anche amore, intrighi, morte, vendette e passione. Anna ha instaurato un rapporto di stretta collaborazione con i produttori della serie a tal punto da comporre la colonna sonora delle ultime due stagioni, la quinta e la sesta; che in Italia sarà disponibile su Netflix a partire da giugno.  

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C’mon Tigre – Scenario (Intersuoni, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Contaminazione, policromatismo e totale apertura creativa. Alcune fra le molteplici chiavi d’accesso con cui aprire Scenario, terza dimensione sonora d’inediti dei C’mon Tigre, uscita lo scorso 25 marzo per Intersuoni.
Prima di entrare in questa foresta multi-fonica, facciamo qualche passo indietro, torniamo alle radici. La tigre: il predatore alfa, un animale affascinante, dalle mille sfumature, sempre all’erta, pronto ad inabissarsi ed esplorare, scoprire, catturare. Un’esortazione allo slancio si affianca, caricando d’ulteriore significato simbolico il nome, che il duo anonimo anconetano ha dato a questo progetto artistico. Una formazione in affascinante bilico fra tradizione, sperimentazione e moltitudine che trova la propria identità nell’aprirsi a musicisti provenienti da tutto il mondo, che si espande e si mescola come il manto striato e mai uguale di una tigre. Una realtà creativa in cui più che l’individuo a parlare è la pluralità dei musicisti coinvolti, i punti di vista ed esperienze diverse; un magma libero in continuo mutamento. Apertura e collaborazione, un progetto artistico a 360 gradi che mescola più generi, fino ad abbracciare le arti visive. Un linguaggio che si rivolge alla collettività a livello globale.

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Cate Le Bon – Pompeii (Mexican Summer, 2022)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

“Quale sarebbe il tuo ultimo gesto, cosa faresti prima della fine?” è l’interrogativo epocale che si cela dietro Pompeii, ultimo lavoro di Cate Le Bon, al secolo Cate Timothy.
Il sesto lavoro full-length della cantautrice gallese, uscito per Mexican Summer, ha visto la luce a tre anni da Reward, nominato al Mercury Award come miglior album dell’anno.
Pompeii è una delle tante creature che ha avuto genesi e compimento nel biennio maledetto. Un album introspettivo e quasi interamente solista, composto e registrato in solo session a Cardiff, dov’è cresciuta. Scritto principalmente al basso, strumento che Cate predilige per la composizione, sono suo artificio anche le chitarre e synth. Fanno eccezione, le percussioni e la batteria, inserite a distanza dall’Australia, a cura di Stella Mozgawa, frequente collaboratrice di Cate, ai fiati: Euan Hinshelwood al sax e Stephen Black al clarinetto.
La cantautrice gallese, che in passato aveva prodotto lavori per Deerhunter e John Grant, è anche qui coproduttrice, e ha al suo fianco come collega in sede di produzione Samur Khouja, suo fedele collaboratore di lunga data.

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Sycamore Age @ Spazio Webo, Pesaro – 11 Marzo 2022

L I V E – R E P O R T


Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Mirko Mancinelli

Partecipare ad un concerto dei Sycamore Age, progetto artistico aretino, è come prendere parte ad un rituale mistico, in cui si materializzano pozioni sonore dalle molteplici sfumature e folgoranti densità. Si ha la netta sensazione di vedere i devoti allievi di Ermete Trismegisto all’opera sul loro palco-laboratorio, intenti a sperimentare esplorazioni. Tale “liturgia” si è celebrata lo scorso 11 marzo allo Spazio Webo di Pesaro, un posticino intimo ed accogliente, con le giuste luci per ospitare un simile evento.
Si arriva sempre con netto anticipo per scegliere i posti migliori e godersi quella magica attesa che precede l’ingresso degli artisti sul palco. Gli alchimisti sono pronti: Daniel Boeke (clarinetti, voci), Franco Pratesi (violino, synth, mandolino, voci) Luca Cherubini Celli (batteria, percussioni, voci) Stefano Amerigo Santoni (chitarre, basso, percussioni, voci) accompagnati dalla voce poliforme e sinuosa di Francesco Chimenti (piano, chitarre, basso, violoncello), una stretta reincarnazione di Jeff Buckley.
Dopo l’ormai noto fermo forzato, i Sycamore Age hanno finalmente ripreso il tour di presentazione del loro ultimo lavoro Castaways, uscito nel dicembre 2020 per Woodworm Label. Dopo innumerevoli ascolti nel giradischi, l’anima è spalancata per riceverlo dal vivo.

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Sycamore Age – È dalla casualità che, a volte, nascono le cose migliori

I N T E R V I S T A


Articolo di Arianna Mancini, immagini sonore di Mirko Mancinelli

Ci troviamo in Toscana, ad Arezzo per l’esattezza, base del progetto artistico Sycamore Age, nato nel 2010, dall’incontro casuale di chi vede nella musica un flusso ininterrotto da esplorare costantemente. La formazione è oggi giunta al loro terzo lavoro in studio full length, con l’aggiunta di un curioso feticcio di remixes/reworks. Entusiasta di andare a fondo nella loro storia, parto con Mirko, che fisserà nei suoi scatti alcuni momenti di questa giornata. Ad attenderci al Sycamore Age Studio, laboratorio alchemico in cui prendono corpo i loro “manufatti” c’è Stefano Amerigo Santoni (chitarre, basso, percussioni, voci, mixaggio, mastering, produzione e grafica). Giusto il tempo di un caffè, fare qualche foto e partiamo alla volta del centro storico per incontrare il resto della band. Reunion in grande stile, ci sono proprio tutti: Daniel Boeke (clarinetti, voci), Francesco Chimenti (voce, piano, chitarre, basso, violoncello), Franco Pratesi (violino, synth, voci) e Luca Cherubini Celli (batteria, percussioni). Siamo pronti: ciak, si gira!

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Nell & The Flaming Lips – Where the Viaduct Looms (Bella Union, 2021)

R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Inusuali allineamenti planetari nel cielo musicale. Alla voce: Nell Smith, una ragazza di 14 anni, alla sonorizzazione: The Flaming Lips; sul set siderale: nove brani di Nick Cave. L’inconsueto e  particolare lavoro scaturito da questa collisione, uscito lo scorso 26 novembre per Bella Union, prende il nome di Where the Viaduct Looms.

Come può compiersi una simile sinergia astrale? Questa è un’ulteriore conferma delle magiche coincidenze della musica, di come un semplice concerto possa sancire l’inizio di qualcosa di straordinario ed inaspettato. Il punto d’incontro si palesò allo Sled Island Music and Arts Festival di Calgary nel 2018, nel cui programma presenziavano anche The Flaming Lips. Nell Smith, originaria di Leeds (Regno Unito), dopo essersi trasferita in Canada con la famiglia, partecipò al concerto dei Lips proprio in quell’occasione. Non era una novizia dei loro spettacoli, a cui aveva più volte partecipato con i suoi genitori, fra le prime file e sempre vestita con lo stesso costume da pappagallo. È qui doveroso fare una precisazione, per chi non fosse familiare con i live di Wayne Coyne e soci. Le esibizioni dal vivo dei ragazzi psichedelici di Oklahoma City sono un piccolo viaggio nel Wonderland. I seguaci spesso si travestono con costumi da animali o con altri tipi di maschere, i settaggi delle luci sono sempre surreali e corredati da video sullo sfondo, coriandoli e palloncini si librano nell’aria… e, non ultimo, l’immancabile bolla di plastica a grandezza d’uomo dentro la quale Coyne attraversa il pubblico.

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