R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Who To Love, Chi Amare. Opera prima e punto di confluenza di vari linguaggi del neonato collettivo The Time Experience Project. Who to Love è un disco ma anche un film, un concept che ci porta in esplorazione della concezione di “tempo” e del suo rifrangersi nella psiche umana. Il nome stesso del progetto artistico si fa portavoce di questa entità che permea le nostre esistenze. È un collettivo nato dalla brillante e vulcanica mente di Dave Stewart (co-fondatore degli Eurythmics con Annie Lennox, produttore e sceneggiatore) composto da musicisti, attori e registi con l’intento di sperimentare e creare, mettendo in comunicazione le varie espressioni e forme d’arte.

Nell’album, uscito per Bay Street Records, a fianco di Dave, troviamo una compagine tutta italiana: l’attrice teatrale e cinematografica Greta Scarano e i Mokadelic (Alberto Broccatelli – batteria, Alessio Mecozzi – synth, Cristian Marras – basso e synth, Luca Novelli – chitarra e piano, Maurizio Mazzenga -chitarra e synth) celebri per la composizione di colonne sonore per il cinema, la TV ed il teatro (Gomorra – La serie, Django, ACAB – All Cops Are Bastards, Sulla mia Pelle).

Il cortometraggio, diretto da Giorgio Testi, è stato presentato in anteprima lo scorso 19 ottobre alla Festa del Cinema di Roma, è scritto e interpretato da Dave Stewart, Greta Scarano e Mokadelic, ed è prodotto da Dave Stewart Entertainment e Grøenlandia.

Who To Love è una dimensione dai contorni sfumati in cui immagini e musica si compenetrano completandosi. La durata del cortometraggio si svolge in sincronia con i dieci brani che compongono l’album. Al centro di questa storia c’è Adalyn, interpretata da Greta Scarano, una cantante preda della depressione e di una psiche borderline che trova rifugio e fuga in alcol e droga. Nel corto si alternano momenti della sua esibizione durante un concerto e visioni generate dalla sua psiche infranta, stati mentali confusi e allucinati popolati da ricordi, e incubi. Il viaggio musicale e mentale danza all’unisono nel tempo, un tempo che fugge, che perde le sue coordinate, che sembra cristallizzarsi come un demone.

Così, il tempo ed il suo impatto nella mente risultano essere due entità indissolubilmente legate fra loro e a tale proposito lo stesso Dave afferma: “Le canzoni di questo album sono incentrate sulla natura sfuggente del tempo, su come sembra accelerare o rallentare a seconda del tuo stato mentale. Attraverso la musica e i testi cerchiamo di interpretare questo sentimento e come il viaggio della vita possa diventare tortuoso e surreale mentre vaghiamo attraverso momenti di tristezza, malinconia, dipendenza amorosa e pura estasi”.

Le sonorità dell’album si sciolgono fondendosi in un dipanarsi ipnotico e surreale, popolato da bagliori ambient, incursioni elettroniche e fluidità post-rock. È una terra melodica che non sembra avere confini ben precisi, tutto è avvolto da nebbie e orizzonti che sfumano in un inafferrabile stato onirico ed estraniante. Le voci di Dave e Greta si alternano e confluiscono fra cantato e recitato, in inglese con qualche frammento in italiano, evocando verdetti e confessioni, a volte lucide e altre sul filo della distorsione.

Time Is a Masterpiece, brano d’apertura, è anche la stessa frase che Adalyn scrive ripetutamente in un foglio nel video di Electrified. Il tempo, come recita la prima strofa, “è sopra e sotto di noi … sta dipingendo un capolavoro”. Le due tracce d’inizio evocano senza veli due status sonori antitetici: la prima più morbida, cupa e meditativa densa di nebbie sonore; la seguente più “elettrificata” e convulsa come per introdurci in uno stato emotivo diviso e fuori centro.

Un incessante brulicare ritmato di suoni, le voci di Dave e Greta unite all’unisono e poi sovrapposte, tutti questi elementi fluiscono rapidi in Not the Sweetest Taboo. Il suo procedere ricorda lo scorrere di un fiume che confluisce per placarsi in Brings Me Home. Questo brano, primo singolo estratto dall’album, è accompagnato da un video pervaso da un forte contrasto fra la melodia corale ed estatica e l’impatto inquietante delle immagini. Il testo si focalizza sulla potenza della condivisione emotiva con qualcuno, sull’amore, quella certezza suprema che ci fa sentire al sicuro, protetti come in un guscio, una casa emozionale. Le immagini si riferiscono a flash di vita reale e allucinazioni sorte nella mente di Adalyn, che si sdoppia suscitando emozioni destabilizzanti e cariche di potenza evocativa.
La seguente Diamond Eyes si apre con la sezione ritmica che si palesa come un battito cardiaco avvolto da riverberi elettronici. Restiamo sospesi in questo etere sintetico per circa un minuto prima che si palesino contemporaneamente le voci, sempre sul filo di una vellutata coralità. Un nome sussurrato, una voce che viene da lontano, echi fuori campo, Occhi di Diamante che vagano alla ricerca di un centro: “When I’m feeling lost in my life”.

È tempo ora della title track e con How To Love proseguiamo il nostro percorso in questi mondi sonori liquidi, ipnotici, densi di interrogativi e verdetti, che si sciolgono nella docile Time Flies: “Solo il tempo sa dove andiamo”, questo brano è come un abbraccio che riscalda il cuore, ed in chiusura presenta strofe cantate in italiano, che danno pieno compimento a quest’abbraccio perché: “L’amore è sempre qui”.

Talk to Me ci accoglie avvolgendoci, sempre di più in questa ipnosi sonora, impossibile non chiudere gli occhi, immaginare e dopo tanto girovagare approdare proprio lì, come cita il brano, nel posto in cui “I sogni sono concessi”. Si racconta di un ritorno a casa, una casa che è metafora del ritorno in sé stessi per ritrovarsi. La parte finale del brano, presenta la voce di Greta, che in uno spoken affranto si perde in un stream of consciousness dai contorni indefiniti tinti di “oscurità trasparente”, per culminare e chiudersi con la voce profonda di Dave che sussurra: “Wake up!”.

Eterea, a pochi passi dalla fine, Human si presenta come una nenia crepuscolare e romantica, con le sue melodie che suscitano orizzonti di luce. Surrender, chiude l’album. La Resa, con i suoi punti di saggezza: i problemi se ne sono andati e non resta altro che vivere il proprio tempo, con gentilezza, amore e respirare, lasciandosi alle spalle tutto; perché: “La strada verso casa è ancora lunga da percorrere”. Il bagliore etereo del brano è una vittoria celata che chiude il cerchio facendoci tornare lentamente nel mondo reale con un lento e caldo risveglio.

Who to Love è una creatura mite, misantropa, sofisticata e concettuale che non si presta ad immediate folgorazioni. C’è un magma sonoro ipnotico che pulsa dentro di lei, che cresce facendosi sempre più presente con il ripetersi degli ascolti. Un’opera prima che è il risultato di una miscela di più anime ben calibrate, ognuna delle quali dispensa la parte migliore del proprio talento per creare, riprendendo le parole di Giorgio Testi, “una moderna opera rock” … e onirica, mi permetto di aggiungere.

Tracklist:

01. Time Is a Masterpiece
02. Electrified
03. Not the Sweetest Taboo
04. Brings Me Home
05. Diamond Eyes
06. Who To Love
07. Time Flies
08. Talk to Me
09. Human
10. Surrender

Una risposta a “The Time Experience Project – Who To Love (Bay Street Records, 2023)”

  1. […] dichiarazioni rilasciate nelle ultime interviste, in occasione della presentazione del progetto Who to Love, con i Mokadelic e Greta Scarano, forse non siamo gli unici ad avere nostalgia di quei tempi, visto […]

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