R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Una premessa è d’obbligo. Siamo entrati ufficialmente nell’Era della Preview. Ricordate quei momenti nei quali si acquistava un LP, o un supporto fonografico in generale e non si vedeva l’ora di correre a casa per provare e assaporare una nuova emozione sonora? Certo, nei giorni, o mesi precedenti avevi potuto ascoltare qualcosa, un brano che infondesse in te la certezza che la tua band o il tuo artista preferito fossero una garanzia di qualità, ma nulla più. Attendevi, pazientavi e pregustavi il momento. A costo di sembrare o essere un boomer, vi dico che rimpiango questa sensazione. Come Johnny Marr e altri artisti, anche i Beach House, nell’anno di grazia 2022, si concedono questa proposta commerciale e pubblicano un disco “a puntate” e per l’esattezza quattro. Il disco è monolitico, costituito da diciotto canzoni, per la bellezza di oltre ottanta minuti. La qualità è alta e il duo di Baltimora è una garanzia ormai da anni. Un motto sportivo dice che “squadra che vince non si cambia”, ma si rinnova e, in questo senso, Victoria Legrand e Alex Scally hanno trovato una loro dimensione. La loro fabbrica dei sogni propone sin da subito una novità sostanziale, per la prima volta infatti, uno loro disco è autoprodotto, anche se, in quasi tutti i pezzi è presente la supervisione in sede di missaggio di Alan Moulder.

Chi è Alan Moulder? Per chi non lo sapesse, nonostante le scuole terminino a inizio giugno, sappiate che verrete rimandati a settembre. Il produttore discografico in questione ha lavorato con i migliori artisti presenti sulla scena da trent’anni a questa parte, come ad esempio Curve e My Bloody Valentine ed è su questi due riferimenti che possiamo iniziare a tracciare le coordinate del sentiero Beach House.

La commistione di dream pop e shoegaze non cambia, ma è l’attitudine e la presentazione che si è sviluppata ulteriormente, ed è così che ad accoglierci nell’apertura del disco è proprio la title track Once Twice Melody, la quale ci proietta direttamente in uno scenario anni ’70, fatto di contestazioni, immagini sfocate e leggerezza. Il gioco di tastiere e sintetizzatori iniziali introduce l’ascoltatore in un caldo mondo ovattato e l’intreccio di voci di Victoria nel suo “la la la”, ci ricorda che in quegli anni si facevano rivoluzioni su grandi temi, ma il risultato sperato non era quello di cambiare il mondo, ma di trascorrere del tempo in santa pace da soli col proprio amore giovanile. Superstar è una traccia ancor più emozionale e forse in antitesi con la tragiromantica There Is a Light That Never Goes Out degli Smiths. Qui, la concretezza ci viene sbattuta in faccia senza tanti complimenti; la Legrand con particolare trasporto racconta: “C’è una luce che si spegne stasera / Guida veloce tra le linee lampeggianti / Ormai è troppo tardi per dire addio, le stelle erano lì nei nostri occhi quando eri mio / Poi siamo caduti nel cielo retroilluminato contro il muro / Là fuori in fuga… / Ora te ne sei andato e non voglio sapere come finisce la storia”. Con Through Me, la quarta traccia, si conclude la prima parte denominata Pink Funeral. Per i meticolosi, si segnalano i nominativi delle altre tre parti, vale a dire, New Romance, Masquerade e Modern Love Stories, ma sono solo sensazioni, in quanto il disco non presenta veri e propri cambi umorali. Della terza parte si segnala Sunset, una traccia per certi versi lineare, senza molte sovrastrutture, solo una chitarra, qualche tocco di tastiera e una voce cristallina. Perfetta nella sua semplicità. I riferimenti non sono cambiati e Masquerade ci ricorda Rachel Goswell degli Slowdive e alla sua capacità di emozionare con una voce apparentemente lineare ma capace di toccare l’anima di chi ascolta. Non mancano le narcolessie dei Mazzy Starr e le atmosfere sognati di Stereolab e Broadcast.

L’idea che ci si fa di Once Twice Melody è che i Beach House, nel loro intento di costituire una summa delle esperienze shoegaze e dream pop, abbiano creato una bolla di sapone che resiste in un sistema precario e in questo piccolo universo abbiano sviluppato uno stile personale per proiettare il film di un sogno senza confini.           

Tracklist:
01. Once Twice Melody
02. Superstar
03. Pink Funeral
04. Through Me
05. Runaway
06. ESP
07. New Romance
08. Over and Over
09. Sunset
10. Only You Know
11. Another Go Around
12. Masquerade
13. Illusion of Forever
14. Finale
15. The Bells
16. Hurts to Love
17. Many Nights
18. Modern Love Stories