R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Se c’è un merito che va riconosciuto al patròn della ECM, Manfred Eicher, è di aver creato fin dagli anni Settanta delle possibilità altre per i musicisti statunitensi, che troppo a lungo sono stati debitori degli stilemi bop/hard/post/contemporary bop. Il produttore europeo pubblicando dischi di artisti americani ha proposto un altro genere di sonorità e interplay, che potessero stupire in primis gli interpreti stessi.

Quando ci siamo apprestati all’ascolto dell’album Paramount Quartet di Joe Lovano un grazie è andato spontaneamente al produttore tedesco. Molti sono gli album incisi in qualità di leader o co-leader per questa casa discografica dal sassofonista. Da segnalare sicuramente Trio Tapestry (2019) con Marilyn Crispell e Carmen Castaldi, Roma (2019) progetto condiviso col trombettista Enrico Rava, Garden of Expression (2021) e Homage (2021).

Devo chiedermi a questo punto
Se arrivare o partire siano
Esattamente la stessa cosa
Di certo sono un altro luogo
Due invece di uno, anche se stanno qui
(J.T. Alexander, Di una stanza chiusa a chiave)

Il quartetto comprende, oltre al sassofonista e leader Joe Lovano, tre pezzi da novanta della scena musicale statunitense: il chitarrista Julian Lage che partecipa a un gran numero di progetti apportando ogni volta idee nuove e stimolanti; Will Calhoun storico batterista del gruppo rock metal Living Colour, che da sempre proclama la propria passione per il jazz e la contaminazione musicale a 360°; Asante Santi Debriano un contrabbassista noto perché unisce le complesse armonie del jazz moderno ai ritmi e all’influenza delle sue radici africane e afro-caraibiche. Un quartetto da premio Oscar dunque. Senz’altro le personalità coinvolte hanno percorsi molto differenti che sono confluiti in un progetto di grande interesse.

Mi hanno chiamato da Amsterdam
La prima canzone che ti viene in mente
Alla convention per Lady Day
Era triste e tanto tanto brava, lei
A quelli bravi succede: creano e “congregano”
Ma si disfano troppo velocemente
(J.T. Alexander, Fanfare per la signora in blue)

L’assetto cameristico del gruppo è in grado di sviluppare una tensione e una grande inventiva a ogni brano, che siano quelli originali di Joe Lovano o i due tributi: First Song di Charlie Haden o Lady Day di Wayne Shorter. Il suono pieno e morbido del sassofono del leader (tenore, G mezzo soprano, in chiave sol) e il taragot (uno strumento a fiato della tradizione ungherese) incanta ogni volta, cercando soluzioni armoniche peculiari. Questo offre la sponda per il lavoro dei comprimari che possono dare un contributo  altrettanto interessante allo sviluppo dei brani.

È soprattutto nelle composizioni originali che è possibile apprezzare il lavoro sulla ricerca timbrica e l’interplay tra i quattro musicisti. Album misurato e ricchissimo di idee questo Paramount Quartet. Ad esempio in The Great Outdoors la chitarra di Julian Lage punteggia l’incipit del leader per prendersi nella seconda parte uno spazio tutto per sé, ricevendo spunto proprio dal modo in cui è stato presentato il brano da Lovano. La chiusa del CD, Congregation, risuona invece di modi blues lievi e divertiti.

Joe Lovano e il suo ensemble ci hanno offerto un ascolto davvero intenso e attendiamo di poterli seguire anche dal vivo quanto prima.

Tracklist:
01. First Song (7:24)
02. Amsterdam (6:30)
03. The Call (5:44)
04. Fanfare for Unity (4:12)
05. Lady Day (8:00)
06. The Great Outdoors (6:39)
07. Congregation (5:36)

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