R E C E N S I O N E


Recensione di Andrea Notarangelo

Una premessa è d’obbligo. Siamo entrati ufficialmente nell’Era della Preview. Ricordate quei momenti nei quali si acquistava un LP, o un supporto fonografico in generale e non si vedeva l’ora di correre a casa per provare e assaporare una nuova emozione sonora? Certo, nei giorni, o mesi precedenti avevi potuto ascoltare qualcosa, un brano che infondesse in te la certezza che la tua band o il tuo artista preferito fossero una garanzia di qualità, ma nulla più. Attendevi, pazientavi e pregustavi il momento. A costo di sembrare o essere un boomer, vi dico che rimpiango questa sensazione. Come Johnny Marr e altri artisti, anche i Beach House, nell’anno di grazia 2022, si concedono questa proposta commerciale e pubblicano un disco “a puntate” e per l’esattezza quattro. Il disco è monolitico, costituito da diciotto canzoni, per la bellezza di oltre ottanta minuti. La qualità è alta e il duo di Baltimora è una garanzia ormai da anni. Un motto sportivo dice che “squadra che vince non si cambia”, ma si rinnova e, in questo senso, Victoria Legrand e Alex Scally hanno trovato una loro dimensione. La loro fabbrica dei sogni propone sin da subito una novità sostanziale, per la prima volta infatti, uno loro disco è autoprodotto, anche se, in quasi tutti i pezzi è presente la supervisione in sede di missaggio di Alan Moulder.

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