R E C E N S I O N E
Recensione di Mario Grella
Accingendomi a scrivere del nuovo cd di Danilo Gallo-EDE Euristic Data Exchange, dove si riesplorano le composizioni di Eric Satie e che si intitola L’expérience est une forme de paralysie, non poteva che tornarmi alla mente un episodio accaduto durante il mio esame di maturità nel “glorioso” anno 1977: discutendo la mia “tesina” sul Movimento Dada, una commissaria di esame, mi domandò: “Chi sarebbe questo Satie che lei cita nella tesina?” Non aggiungo altro, se non che, quando vedo il nome di Satie. scatta in me una curiosità morbosa. Se poi il nome del compositore francese è accostato ad uno dei jazzisti contemporanei tra i più colti e significativi, il gioco è fatto. Non mi sorprende affatto che Danilo Gallo dichiari di aver avuto sempre in Satie un punto di riferimento, anzi mi è sembrata una cosa naturale, persino ovvia. Così ho ascoltato più volte, e ascolto tutt’ora mentre scrivo, questo straordinario disco dal titolo bizzarro, molto adatto ai due personaggi (sia Danilo che Erik) e che ha visto la partecipazione, oltre che di Danilo Gallo al contrabbasso e alla balalaika bassa, di Enrico Zanisi al piano e synt modulari ed Ermanno Baron alla batteria.

Cimentarsi con Erik Satie significa prima di tutto cimentarsi con il pianoforte, (benché Satie abbia composto anche per orchestra) ma è innegabile che il suo nome si leghi inevitabilmente ai celeberrimi Gnossiennes, ai notturni o alle Gymnopedies. I conti col pianoforte Danilo Gallo li fa subito, dichiarando di non essere mai stato “leader” di un “piano trio”, per una sorta di riverenza verso lo strumento pianoforte e verso la sua “imponenza”, completezza orchestrale e la sua storia, ma precisando che, cito testualmente “col tempo, ho imparato a scoprire la sua fragilità, il suo potenziale essere in bilico tra letteratura e ignoto, la sua potenziale non austerità. Tutti elementi per me affascinanti e indispensabili nella musica”. È inutile negare che nella musica di Danilo Gallo, ci sia molto pensiero e questo a, mio avviso, è un bene che vale ancora di più oggi, in giorni in cui si cerca di considerare la musica come un’arte del disimpegno. E tutto ciò non stupisce perché la musica di Erik Satie è pregna di pensiero (per chi avesse voglia di approfondire, consiglierei un vecchio volume Adelphi, Quaderni di un mammifero). Anche Danilo Gallo ha ragionato parecchio, credo, prima di realizzare questo disco che attraverso il jazz e la ricerca rimodella gli stilemi di Satie, anche se questo autore, spirito libero per eccellenza, non si è mai riconosciuto né in una scuola, né in un movimento. Ho incominciato ad ascoltare il disco, un po’ anarchicamente (ma di questo sarebbe contento Satie e credo anche Danilo) dalle tracce n.7 e n.10 perché dedicate a Vexation, le cui note di esecuzione in Satie sono tutto un programma: “À jouer 840 fois de suite dans le plus grand silence, par des immobilités sérieuses” ovvero “Da eseguire 840 volte di seguito dentro delle seriose immobilità”. Ero curioso di sentire come Danilo Gallo mettesse mano alle note dell’autore e devo ammettere che, se c’è uno strumento che nel jazz sa rendere l’idea di una “seriosa immobilità”, questo è il contrabbasso. Cos’è però una seriosa immobilità? È quella che sembra essere necessaria ad un musicista per far sembrare la propria musica qualcosa di serioso, mentre è semplicemente e gioiosamente seria. Nella traccia 7 magnifico il piano di Enrico Zanisi che commenta il “tema” del contrabbasso, mentre nella ripresa, (traccia 10), tutta elettronica, la seriosa immobilità assume toni più lunari e cosmici grazie al synth.

L’album però si apre con Gnossienne n.1, dove già qualche sofisticatissimo tocco elettronico si coglie, mentre Pièce froid n. 3 (secondo pezzo del disco) è dedicato, come da sottotitolo, al soave risveglio di Danilo Gallo; brano molto morbido dove il pianoforte e le lievi percussioni sembrano farlo rientrare nel solco del jazz più canonico, con una straordinaria chiusura tutta sussurrata. Gli altri “pezzi freddi” 5 e 9, sembrano animati da una vena jazz pacata, che non rinuncia a quelle suggestioni d’ambiente delicate e avvolgenti (come è anche spesso il piano di Satie). Trovo che invece Gallossiennes (geniale la fusione nominale), ricalchi appieno la capacità di Satie di stupire con pacatezza l’ascoltatore, con quel suo modulare le note mai prevedibile a cui l’ascoltatore non avrebbe dovuto “abituarsi” e anche qui, con un prezioso finale, dove dal piano scaturiscono gli accordi del vero spartito di Satie. Potevano mancare le Gymnopedies? Non potevano, infatti delle tre composte da Satie, Gallo propone la N.1 di una struggente bellezza, introdotta da una prolungata nota di synth e che si sviluppa poi sugli accordi del pianoforte, solo leggermente supportato dai delicatissimi piatti della batteria e dal discretissimo contrabbasso. Il tema originale appare e scompare come un miraggio e il pezzo risulta tra i più raffinati dell’album, secondo il mio gusto personale. Ma fare classifiche in un lavoro tanto curato e di eccellente livello, dall’inizio alla fine, risulta essere un esercizio inutile. Di grande bellezza e di geniale invenzione è senza dubbio Gnossienne N. 1-6 che conclude il lavoro: la balalaika basso che intona, portandoli a spasso in un universo esotico, i celeberrimi brani per pianoforte di Satie, è quanto di più magico (anche se non amo il termine) si potesse ascoltare in un disco jazz.
Sì l’esperimento euristico di Danilo Gallo e del suo ensemble è pienamente riuscito, e se l’euristica, ovvero l’approccio alla soluzione dei problemi che non segue un chiaro percorso, è un po’ intrinseca a tutta la storia del jazz contemporaneo, l’esperienza sonora che ci fa vivere questo lavoro, è di assoluta originalità e di una raffinatezza quasi commovente. “Sono venuto al mondo molto giovane in un tempo molto vecchio“, scriveva Satie con la solita arguzia, parole citate nelle note di Danilo Gallo e che sembrano valere anche per la straordinaria curiosità che, con l’apporto dei suoi musicisti, lo porta ad esplorare con brillantezza il territorio insidioso di un musicista inclassificabile come Erik Satie. Non esitate oltre, le parole vanno bene, ma quel che conta è l’ascolto.
Tracklist:
01. Gnossienne No.1 (02:25)
02. Pièces Froides – Danses de Travers No.3 – Morceaux oniriques de Danilo éveillé (07:00)
03. Gallossiennes (09:41)
04. Gymnopédie No.1 (07:22)
05. Pièces Froides – Danses de Travers No.2 – Morceaux d’une lutte entre Danilo et la réalité (07:23)
06. Erik (04:33)
07. Vexations (03:40)
08. Les Anges (04:46)
09. Pièces Froides – Danses de Travers No.1 – Morceaux d’une réflexion nocturne de Danilo (05:26)
10. Vexations (reprise) (02:11)
11. Eyes of Twilight (03:04)
12. Gnossienne No.1 (reprise) (03:22)
Photo 1 © Roberto Cifarelli, 2 © Adriano Bellucci






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